casimirri.jpgANSA 3.5.04 – Alessio Casimirri è nicaraguense a tutti gli effetti e perciò non può essere estradato in Italia. Questa le sentenza emessa dalla Corte Suprema di Managua e riportata dal quotidiano ‘El Nuevo Diario’. L’ex brigatista rosso, 50 anni, è l’unico componente del commando Br che rapì Aldo Moro ancora latitante. Per la partecipazione al rapimento Moro e ad altri attentati, è stato condannato a sei ergastoli nel processo Moro-ter. Vive da 21 anni in Nicaragua – vi era giunto sotto falso nome nel 1983 – dove ha moglie e tre figli, ed è cittadino nicaraguense dal 1988. La sentenza della Corte Suprema ha confermato la sua cittadinanza non entrando neppure nel merito dell’ennesima richiesta di estradizione inoltrata dal governo italiano.

MANAGUA, PARLA ALESSIO CASIMIRRI
di Joaquín Tórrez A. [da ‘Nuevo Diario’, tradotto da ReporterAssociati]]
Parla per la prima volta Alessio Casimirri: la militanza nelle Brigate Rosse, l’estraneità con il sequestro Moro, l’infanzia vissuta in Vaticano. Un racconto-intervista esclusivo raccolto da un giornalista de El Nuevo Diario di Managua, tradotto integralmente da ReporterAssociati.
Alessio Casimirri Labella vive in Nicaragua da 21 anni, “ma solamente i primi anni riuscii a viverli serenamente” afferma, “gli ultimi 11 anni li ho passati cercando di sfuggire a delle autentiche persecuzioni delle quali sono vittima, accusato di cose che non ho mai compiuto”.



casimirri2.jpgCasimirri è (o, per meglio dire, era) un italiano accusato, condannato e ricercato dal governo italiano per reati commessi quando militava nelle Brigate Rosse, una formazione rivoluzionaria del suo paese responsabile di molti delitti. In particolare Alessio Casimirri è accusato di aver avuto un ruolo di primo piano nel sequestro e nell’uccisione dell’ex presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro avvenuto a Roma nel marzo del 1978.


Era il 16 marzo del 1978 quando un commando delle Brigate Rosse, in un quartiere residenziale a nord di Roma bloccarono le auto sulle quali viaggiava l’onorevole Moro: l’intera scorta armata che proteggeva il leader politico venne uccisa, e il presidente Moro sequestrato per 55 lunghissimi giorni prima di essere ucciso a sua volta. Per la liberazione dell’influente uomo politico italiano intervenne perfino un papa, Paolo VI, con un messaggio scritto rivolto ai sequestratori. Ma fu tutto inutile.


Dopo l’uccisione di Aldo Moro, le forze di polizia italiane catturarono molti brigatisti che vennero accusati di essere i responsabili della morte degli uomini della scorta e dell’omicidio dell’esponente democristiano. Alcuni tra i brigatisti arrestati si “pentirono” e accusarono molti loro compagni di essere dei militanti delle Br e di aver commesso delitti e azioni per conto e in nome dell’organizzazione. Tra il 1983 e il 1989 furono celebrati in Italia molti processi ai militanti delle Brigate Rosse, processi che si basarono sulle dichirazioni dei “pentiti“. Alessio Casimirri venne condannato a molti ergastoli anche se non si era mai presentato ai giudici e quindi non aveva mai potuto rilasciare dichiarazioni in sua difesa.


Oggi nella sua casa, in un quartire residenziale della zona sud di Managua, 28 anni dopo quel tragico fatto, Casimirri parla per la prima volta con la stampa e assicura “io non ho mai partecipato al sequestro e all’uccisione di Aldo Moro”.


Casimirri si rivela molto loquace e parla volentieri della sua vita in Nicaragua ” non sono più italiano, sono cittadino nicaraguense, quì è la mia vita, quì la mia famiglia. L’unica cosa che mi interessa e rimanere a vivere in Nicaragua” afferma con un inconfondibile accento metà spagnolo e metà italiano.


Alessio Casimirri, vive a Managua dal 1983, quando vi arrivò con un volo dell’Areoflot via Parigi-Mosca, “ed entrai legalmente nel paese” ci tiene a precisare per sgomberare il campo dalle insinuazioni che arrivano da parte italiana su un possibile ingresso illegale in Nicaragua. Infatti le autorità italiane, che non hanno mai smesso di chiedere la sua estradizione, sostengono che Casimirri entrò in Nicaragua con documenti falsi e sotto la falsa identità di Guido Di Giambattista. E una volta nel Paese, secondo le accuse italiane, venne accolto sotto la protezione degli uomini del FSLN, il Fronte Sandinista. “Questo non è assolutamente vero” assicura Casimirri “io ho svolto tutte le pratiche per la nuova cittadinanza e la relativa nazionalizzazione con il mio vero nome e cognome”.


La cittadinanza gli venne comunque accordata anche perchè nel frattemnpo si era sposato con una cittadina nicaraguense, Raquel Garcia Jarquin con la quale ha messo al mondo tre figli, il primo di 19 anni, l’altro di 16 e l’ultimo, che soffre della sindrome di Down, ospitato nel centro specializzato El Pajarito Azul.


Da qualche anno Casimirri è proprietario di un noto ristorante a Managua, “La Cueva del Buzo“, che si trova lungo la strada che da Managua porta a El Crucero. Un ristorante di specialtà marinare. Casimirri contesta anche, come riportato dalla stampa italiana, di essere un esperto sub e di svolgere corsi di immersioni per turisti appassionati delle profondità dell’ocecano.


Non nega di essere stato un militante delle Brigate Rosse “certo che militai nell’organizzazione, era la mia ideologia, sentivo che allora era giusto farlo. In Italia, allora, partecipare alla vita e alle azioni delle Brigate Rosse era come per un nicaraguense partecipare e militare con il FSLN, ma con il sequestro e l’uccisione dell’onorevole Moro non ho nulla a che fare”, ribadisce e aggiunge ” quel giorno del 16 marzo del 1978 mi trovavo in un centro di educazione fisica e riabilitazione per portatori di handicap dove tenevo regolari lezioni. Appresi dell’operazione delle Brigate Rosse assieme a tanti altri mentre mi trovavo in quel centro“.


Non così la pensano le autorità italiane secondo le quali Alessio Casimirri – nome di battaglia “Camillo” – quella mattina si trovava armi in pugno sul luogo del sequestro. Casimirri venne accusato di essere uno dei militanti della “colonna romana” delle Brigate Rosse insieme a sua moglie Rita “Marzia” Algranati, catturata all’areoporto de Il Cairo poche settimane fa, dopo una lunghissima latitanza in Algeria.


Casimirri assicura che tutti i processi a suo carico conclusi con condanne dovrebbero essere annullati, basati come sono sempre stati, solo sulle dichiarazioni dei “pentiti”, e ricorda un particolare: nel 1989, durante un’udienza di un processo venne interrogato un vecchio brigatista da poco “pentitosi“, Valerio Morucci, al quale venne chiesto di confermnare la presenza di Casimirri nel commando che portò a termine il sequestro di Aldo Moro, “non posso rispondere” fu la testuale risposta di Morucci. Bene, a sentire Casimirri, bastò questo per farlo condannare.


Lasciai le Brigate Rosse ben prima del marzo del 1978, per insanabili contrasti politici con gli altri compagni che vi facevano parte“conferma Casimirri che prosegue nel racconto “all’inizio degli anni ’80, con Rita Algranati e Alvaro Lojacono decidemmo di lasciare l’Italia: Rita decise di andare in Algeria, Alvaro in Svizzera ed io scelsi il Nicaragua. La mia fu una scelta emotiva, desideravo vivere ai tropici, al mare, e magari conoscere anche delle belle donne“.


Stabilitosi in Nicaragua, Casimirri si dedica in un primo momento all’allevamento del pesce e solo in un secondo tempo aprirà il suo primo ristorante nella capitale, il “Magica Roma”. Ma nel 1993 iniziarono i primi problemi: un procuratore della giustizia accusò Casimirri di ingresso illegale nel paese e decise di estradarlo in Italia. Il processo che ne seguì contribuì alla perdita dei permessi per l’apertura del ristorante, ma Casimirri ne uscì pulito e assolto. I giudici difatti sostennero che Alessio Casimirri non poteva essere estradato in quanto cittadino nicaraguense, e non rilevarono alcuna irregolarità nelle pratiche di nazionalizzazione.


Ma in questi giorni Alessio Casimirri è molto preoccupato. Soprattutto dopo l’arresto della sua ex moglie al Cairo, teme che il governo del Nicaragua ceda alle pressioni delle autorità italiane e lo rispedisca in Italia a scontare la condanna a vita che lo aspetta, “temo che la debolezza del governo nicaraguense nulla possa contro la forza di un paese come l’Italia, e sarò io farne le spese di questa debolezza”, dice, e aggiunge “temo per l’incolumità della mia famiglia, non sarebbe il primo caso se subissi un colpo di mano da parte della polizia italiana anche quì a Managua” e subito dopo rivela “da qualche giorno noto strani personaggi che frequentano il mio ristorante, come volessero osservarmi e seguire i miei spostamenti”.


Una strana vita quella di Alessio Casimirri, per certi versi sorprendente: sua madre, Maria Labella è cittadina vaticana ed il papà di Alessio, Luciano Casimirri, fu portavoce della Santa Sede per ben trent’anni, dal 1947 al 1977 a fianco di tre papi: Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI. Il nonno di Alessio, Tommaso, ricoprì la carica di Segretario della Santa Sede per quasi 50 anni, fino al 1957.


Si, è tutto vero” ricorda Casimirri, e rivela ” quando ero bambino giocavo a pallone nei giardini vaticani con ia sorella Luisa e il figlio del Capo delle Guardie del Pontefice, un giorno fu proprio Papa Giovanni XXIII a chiederci di fare meno chiasso nei giardini”. E quindi mostra una foto che ancora porta con sé che riporta l’immagine del giorno della sua prima comunione, celebrata da Paolo VI, dove con i suoi genitori è ritratto durante un’udienza privata con il Papa.


Ma papà Luciano fu anche un valoroso soldato durante la seconda Guerra Mondiale sul fronte di Cefalonia, in Grecia, dove si distinse per la resistenza opposta alle truppe tedesche. La sua vita di soldato è finita addirittura in un film americano, “Il Mandolino del Capitano Corelli“, dove la figura di Luciano Casimirri è impersonata dall’attore Nicholas Cage. E l’attrice Penelope Cruz interpreta il ruolo della donna della quale il capitano Corelli-Casimirri si era innamorato durante la lunga permanenza a Cefalonia. Questa donna è ancora viva, si chiama Nada e vive in Argentina. Alessio conferma e aggiunge ” è una storia questa che mia madre mi avrà raccontato almeno mille volte!“.


Torna ad essere serio Alessio Casimirri, e si congeda dal nostro incontro con poche parole ” Si confermo di aver fatto parte delle Brigate Rosse, ma non ho nulla a che vedere con le accuse che mi sono state rivolte, nè ho mai partecipato al sequestro e all’uccisione di Aldo Moro. Per questa mia lontana militanza hanno pagato un prezzo di grande sofferenza mia madre e mia sorella, letteralmente perseguitate dalle autorità italiane che non vedono l’ora di sbattermi in prigione. Ma ora il mio interesse è uno solo” conclude Casimirri “continuare a vivere in Nicaragua. In pace“.


Joaquín Tórrez A.

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