di Biagio M. Catalano

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Onni soit qui mal y pense
Potrei facilmente immaginare quel che potrebbero dire certuni a proposito del mio “sfogo”, ma non mi presto al gioco di chi ha perpetuato null’altro che quell’impero, beninteso dal punto di vista politico, fustigandone quegli aspetti marginali oggi comunissimi ed anzi accentuati nella società dacché esiste il cristianesimo, e parla di “sole incombenze spirituali”; un impero ripromosso, più pacatamente, con le diocesi anziché con i valla, un impero di stranieri, costruito su fondamenta pagane riciclate, su “padri fondatori” avvezzi alla sofistica, ex galeotti anelanti alla “parità” per loro, ed all’intolleranza per chi c’era prima… Questo è il vero volto del cristianesimo, non i missionari lasciati morire di stenti dove hanno tolto le scarpe a cristo, non quello dei giubilei o delle madri terese.
Come osate dimenticare la storia, dietro il paravento di qualche filmino, di qualche salottino, di nani e ballerine ammiccanti e impomatati, di moderatori mestatori, di politici à la carte? Sepolcri imbiancati, la parabola del trave per voi è una tangente!


Certamente: non è forse edificante, non è forse commovente, vedere il papa che sbaciucchia (ovvero, abbraccia) bambini denutriti, che si genuflette dinnanzi ai monumenti ai caduti, che viaggia a tutto spiano per diffondere “la parola”? Certamente: tanto edificante, che la facciata fagocita il passato e la realtà di culti falsi quanto qualsiasi altro, in una società venduta e passiva, nella quale, per giunta, esistono anche leggi che perseguono qualsiasi opinione in contrario… O tempora, o mores! Voi create i vostri nemici, voi create le vostre vittime.
No, cari, ignari, candidi amici: so soltanto che un crocefisso, ora semplice emblema simbolico, ora addirittura metafora culturale, costituisce uno strumento. Tramite la continua visione di quell’oggetto, l’individuo ricorda tutta la vicenda cristologica, la rivive, si autoipnotizza, agisce di conseguenza. Non deve certamente venire un chiaro agent provocateur d’importazione, per quanto surrogato, a dirci che questa, più di qualsiasi altra religione, piuttosto che essere offensiva, è quantomeno soprattutto pericolosa. Ecco per quale motivo tutto questo baccano per due pezzi di legno incrociati.
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Come dite? L’islam non è certo migliore del cristianesimo? Preoccupiamoci di casa nostra, prima di tutto, se davvero questa è una “religione vera”; se lo fosse, riuscirebbe a difendersi da sé.

Nessundorma…
Ma perché mai mi infervoro così tanto, io, solitario insoddisfatto, chiaro isotopo impazzito, vagolante irrequieto in una società di “normali”? Che ci concludo? Cambierà forse, il mio sfogo, una situazione cristalizzata oramai da due millenni? Chi può mai non riverire l’opinione di un Ciampi, in altri casi più che degno di rispetto e ammirazione più per canute tempie che per buonsenso, ma inquietante quando tenta di attestarci la validità del crocefisso tramite le strane opinioni di Croce! Non avrà forse voluto dire che pure il “filosofo”, per quanto avverso ai fascismi, rimase comunque un cristiano? Come quando Buttiglione esordisce infelicemente, portando avanti esempi su Dante e Manzoni: uno perseguitato storico, a tratti veemente nei confronti del papato, l’altro chiaramente cristian coatto, poiché teneva famiglia. Ahi, Costantin!
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Si, l’Italia li merita: lo spirito e possibilmente la complessione etnica degli italiani, merita rappresentanti del genere, forse perché, complice la latitudine, siamo troppo “caldi”, forse vanitosi, in ogni caso “artisti”. Non siamo forse furbi, noi, e talmente acuti da riuscire a capire che una qualsiasi schiappa tratta da qualche remota favela amerindia, vale più soldi di quanto non accade altrove? E siamo anche dei signori: possiamo mai chinarci a cogliere i pomodori e le melanzane, noi, seguaci della vera religione? La nostra mentalità è troppo signorile, abbiamo tanti sogni e fantasie, noi, popolo di santi, navigatori e ragionieri; in cambio della residenza sul nostro suolo eletto, si sobbarchino i marucchèn al glebaico onere, e corrispondano all’uopo placida prebenda. Noi siamo nati per dirigere; dirigiamoci, adunque, mestamente, verso la rovina di uno Stato colluso, indebitato all’inverosimile, che però continua a devolvere laute corvées allo stato nello stato.
Vi comprendo: inutile usare diplomazia, con gli italiani, teste dure, perché crederebbero che hai timore di chissà cosa, sebbene, in fondo, questa o quella pari sono. Occorre parlar chiaro, senza peli sulla lingua: la diplomazia la lasciamo ai tanti Disraeli sparsi qua e là per il suolo patrio. Ci serve un dio enervato, per rilassare la nostra perenne fame di piaceri, indubbio retaggio dell’aborrenda amoralità latina; ci servono dei precetti di remissività, onde poter mettere in atto tutto il contrario di quel che predicano. Ci servono speciali su pontefici malandati, su meri uomini che riscuotono senso di pena e a volte anche comprensione, ma non possono pretendere riverenza obbligata per quel che riguarda l’uniforme che indossano. Anzi, proprio per quella facciamo un netto distinguo: si può odiare la divisa, non il pover’uomo che, vittima di allucinazioni al pari degli infelici ai quali propina improbabili dottrine trascendentali, ha deciso di votare la propria vita al mestiere più rispettato e proficuo di ogni tempo. Gli auguriamo quindi pronta guarigione e lunga vita, noi, gli “atei qualunquisti e privi di principii”, come si augura ad un mero uomo, non ad un “dio in terra”; gli auguriamo, anzi, di poter vivere tanto da poter assistere alla fine della sua organizzazione.
Cinismo? No: semplice lucidità.
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Durante la guerra del golfo (l’ultima, ma non l’ultima), abbiamo assistito a tutta una serie di sconcezze mediatiche, a veri e propri oltraggi non tanto a una religione, bensì ad altri esseri umani come noi. Chiaro è che l’islam non sfiguri certo dinnanzi al cristianesimo, quanto a fanatismo intrinseco, caratteristica propria alle religioni derivate dall’ebraismo: anzi, sempre per questioni logistiche (volete mettere come possa essere incazzato un fellah che deve spaccarsi il culo a cogliere datteri e bere latte di cammella sotto il Sole cocente? Mica tutti sono beneficiati dalla società civile come il perseguitato politico Allam!), i musulmani sono molto più suscettibili, con la differenza è che l’islam perlomeno è schietto, il cristanesimo usa metodologie più subdole e indirette, direi chirurgiche. Il “nemico” anticristiano viene annichilito dalla stessa società, perché non può integrarsi in un sistema i cui moduli comportamentali gli sono estranei; o vivi accettando la nostra “complessione”, o vivi in animazione sospesa, o affatto. Il “nemico” dell’islam sa soltanto che, se non vuole passare a miglior vita, o si adegua ai costumi locali, o lascia il suolo musulmano; non ci sono altre vie, perlomeno certune che siano ipocrite.
Abbiamo dato libero accesso agli immigrati, per ventilare un ecumenismo ora osannato ora ritratto? L’hanno auspicato quei medesimi politici destrorsi che oggi lamentano il pericolo di infiltrazioni allogene; di che vi lamentate, ora? Ora, Smith è cittadino italiano: lavora, paga le tasse, che servono anche a sostenere i suoi stessi detrattori oltreché la macchina pubblica in genere. Il suo contributo isolato è forse misera cosa, dinnanzi ai retaggi “tradizionali”. Non c’è dubbio: se non gli piace la nostra cultura, torni fra gli africani, tuonano gli homines probi! Ti abbiamo dato un tetto, un lavoro, ti concediamo il saluto, e ci ricambi così? No: Adel Smith non è uno che lavora nel vero senso della parola… Abbiamo forse mai ritenuto i musulmani soltanto dei fanatici, dei pecorai, dei mangia-datteri? Mai! Durante la guerra del golfo, abbiamo semplicemente trasmesso quel che essi fanno, non nostre invenzioni! Vi tagliate la fronte con le scimitarre, per mortificarvi in onore di un vostro martire? Orbene, anche noi facciamo la stessa cosa, con le processioni di flagellanti, con le penitenze, con i kilometri di pellegrinaggi a ginocchi nudi, ed altri rigurgiti medievali, ma la nostra è la vera religione! Lo dice il monsignore, che tòsto tenta d’emendarsi, sgranando vieppiù gli occhioni oppiacei e pallati, affossati nelle orbite che tradiscono imbarazzo riflesso in qualche perla sebacea (Allam docet): c’è religione e religione, “ma io intendevo dire” che certune, come il buddhismo et similia, non possono essere certo considerate alla pari con la nostra, Dominus Iesus über alles… E se sbaglio, mi corigerete…

(Le illustrazioni che corredano l’articolo raffigurano i quattro volumi fin qui usciti, dei dieci previsti, di Karlheinz Deschner, Storia criminale del Cristianesimo, ed. Ariele)

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