di Luigi Forte

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Su Hitler, diceva Karl
Kraus, non mi viene
in mente nulla. Un
paradosso sull’abisso
del male, ben oltre ogni
umano e razionale orizzonte di
pensiero. Un buco nero, afferma
nel suo romanzo Siegfried
lo scrittore olandese Harry Mulisch,
nato a Haarlem nel 1927
da madre ebrea tedesca e da
padre austriaco filonazista. Un
bel guaio, tanto da fargli dire:
io sono la seconda guerra mondiale.
Un’insolubile contraddizione
familiare che ha indotto
Mulisch, pensando a Hitler, a
immaginare più cose del dovuto.
Ben più di quelle che forse
troveremo nel kolossal «La disfatta
» che si sta girando in
Germania sulla fine del Terzo
Reich. Lì il canovaccio è la
biografia del Führer scritta dallo
storico liberal-conservatore
Joachim Fest. Qui invece, sulla
scia di un genere che mescola
storia e fantasia, erudizione e
bizzarrie come nel suo capolavoro
La scoperta del cielo (Rizzoli,
2002), il punto di partenza
è una sorta di realtà mentale,
un fatto improbabile, che dovrebbe
sciogliere enigmi che la
storiografia si lascia per strada.

Insomma, l’invenzione artistica
come strumento di conoscenza.
E che c’è di più fantasioso
dell’idea che Hitler avrebbe
avuto dall’amante Eva Braun
un figlio di nome Siegfried?
Come immaginare la personificazione
stessa del male nelle
vesti di padre? C’è da rimanere
allibiti e tale è la reazione del
protagonista, lo scrittore olandese
Rudolf Herter, alter ego di
Mulisch, invitato con la giovane
moglie a Vienna per la
presentazione del suo monumentale
romanzo La scoperta
dell’amore di fronte al racconto
degli anziani coniugi Falk conosciuti
casualmente. Erano stati
camerieri del dittatore al Berghof,
la villa di montagna di
Berchtesgaden e genitori ufficiali
di Siegfried per ordine di
Hitler, che, oggetto d’amore di
tutte le donne tedesche, non
poteva legarsi a una sola. Così
Eva Braun, segregata fra i monti,
rimuove la propria maternità
aspettando il suo Adolf, che
saltabecca su cumuli di cadaveri
sparsi per tutta Europa.
E non finisce qui: perché
negli ultimi giorni di guerra il
Führer fa uccidere il bambino
dallo stesso Falk. C’è il sospetto
che Eva non abbia un pedigree
del tutto ariano. E ce n’è a
sufficienza per mandare in tilt
un anziano scrittore come Herter:
muore d’infarto in una
splendida stanza dell’Hotel Sacher.
Non prima di essere
stato vittima di una sorta di
delirio filosofico, il crepuscolo
degli dei del pensiero irrazionale,
da Schopenhauer a Nietzsche
e Heidegger, in cui la sua
mente ondeggia verso una lucida
follia.
E il risultato? Mulisch registra
luoghi comuni fra filosofia
e orrore, in un linguaggio e
in una struttura narrativa tanto
tradizionali da rendere quasi
tediose le sue stravaganze.
Non c’è fantasia che tenga di
fronte all’Olocausto e alle macerie
d’ Europa. La realtà andata
al di là di ogni più perversa
imma- ginazione e il mistero
resta tale nel buco nero della
storia. [da ttl]

Harry Mulisch – Siegfried – Rizzoli – 16 euro

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