di Goffredo Fofi

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La casa editrice Fanucci rischia di ritrovarsi con il catalogo migliore di tutto il panorama editoriale italiano. Per celebrare l’ennesimo evento che ci regala – la pubblicazione di tutta l’opera di Jim Thompson e David Goodis (e sono in arrivo nientemeno che i racconti completi di James Ballard!) – ristampiamo un commento di Goffredo Fofi uscito sul n. 37 di FILM TV.
Sotto le mentite spoglie di settimanale di programmi televisivi, FILM TV è una delle migliori riviste italiane di cinema. E’ anche una manica di disgraziati. Pur avendo un proprio sito web – www.film.tv.it – si guarda bene dal pubblicarvi gli articoli di qualità apparsi nella versione cartacea, condannandoli così a una fugace esistenza ebdomadaria.
E’ dunque del tutto consapevolmente che rubiamo a FILM TV l’articolo di Fofi, confidando che la redazione si decida a fare un uso più proficuo delle risorse che ha in rete, e dei talenti di cui dispone.
(V.E.)

Sia lode a Sergio Fanucci editore in Roma che, partito dalla fantascienza e responsabile della pubblicazione o ripubblicazione dei romanzi di Philip K. Dick — impresa filologicamente avvertita ma gestita con sincero entusiasmo — affronta ora anche il noir e recupera due autori formidabili, che hanno soppiantato nell’interesse dei nostri contemporanei l’opera di Hammett e Chandler, ormai classica e datata.
Si tratta di Jim Thompson e David Goodis. L’operazione Thompson è già partita, e vedrà come prossimo titolo, a settembre, uno dei suoi capolavori, L’assassino che è in me. L’operazione Goodis sta per partire, e poiché egli è scrittore meno noto, merita dunque un’attenzione maggiore da parte del lettore intelligente e amante del noir su carta e su pellicola.


Thompson potremmo definirlo il Céline del noir. Al centro della sua opera ci sono personaggi complessi, che talora narrano in prima persona le loro vicende, di borderline o psicopatici, a evidenziare una condizione umana irrimediabilmente malata. Thompson non giudica, ma durissimamente mostra la presenza e anzi il dominio del male nella società umana. Lo salva dall’abisso in cui si spingerà il suo miglior “allievo”, Derek Raymond (edito da Meridiano Zero), solo la propensione al bizzarro e al grottesco, agli scherzi del caso e della sorte, a una certa comicità dell’enorme, dell’estremo, dell’assurdo. È ben noto agli spettatori cinematografici per i molti film derivati dai suoi romanzi, da Colpo di spugna (Tavernier) a Getaway (Peckinpah) e per la collaborazione con Kubrick (soprattutto Rapina a mano armata). Se possiamo ipotizzare una linea Hammett-Thompson-Raymond, in un crescendo di tragico e di ineluttabile, si può ipotizzare anche una Chandler-Cain-Woolrich-Goodis, che da un romanticismo residuale scivola verso il nero peso di un destino che non offre riscatto. I protagonisti di Goodis sono giovani condannati, disperati, colpiti da una sorte ostile senza ragione, soccombenti di fronte a difficoltà che non sanno o non possono superare.
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Forse in cinema l’autore che ha meglio ha compreso Goodis è Abel Ferrara. Non ne ha mai parlato, credo, ma giurerei su questa influenza, o resterei sbalordito per la frequente coincidenza di toni e spunti. Goodis ha avuto anche lui una certa fortuna al cinema, il suo secondo romanzo servì a Bogart per La fuga, da Non sparate sul pianista Truffaut fece Tirate sul pianista, da Il buio nel cervello Tourneur L’alibi sotto la neve, e fu anche lui sceneggiatore; per esempio di Le donne erano sole di Vincent Sherman, un bel mélo-noir con Ann Sheridan. Ma, ripeto, solo Ferrara mi sembra abbia saputo in certi film interpretare adeguatamente la profonda, l’assoluta disperazione di questo scrittore e dei suoi personaggi di reietti senza speranza, sui quali tuttavia, al contrario che su quelli di Jim Thompson, è ancora possibile commuoversi, dei quali è ancora possibile avere pietà.
Per chi ama il noir, Thompson e Goodis sono due monumenti, e poiché il secondo è meno noto del primo, vi invito a seguire con attenzione pubblicazione delle sue opere presso Fanucci, e i più scaltri a cercare con attenzione nelle pile di Gialli Mondadori che riempiono ancora le bancarelle dell’usato. Basta guardare i dorsi, e fermarsi ai nomi Thompson e Goodis (ma non solo a loro), ci vuole poco per mettersi in paro e scoprire romanzi appassionanti. Per fortuna sono ormai tanti gli editori che stampano o ristampano noir, per esempio Einaudi Manchette, E/O Izzo, Bompiani Highsmith, eccetera. E anche tra i nuovi nomi ci sono dei grandi, poiché il noir resta il genere per eccellenza dei nostri tempi, che si fingono luminosi e sono noir e ultra-noir.

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