di Daniela Bandini

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Hervé Jubert, La quadriglia degli assassini, Edizioni e/o, marzo 2003, pp. 381, € 14,00. Hervé Jubert è nato nel 1970, ha già pubblicato una trilogia di fantascienza e un ciclo fantastico che hanno riscosso un grande successo in Francia. La Quadriglia degli assassini è il primo di una saga di tre volumi. E chi se li perde i prossimi due?
Lettori carissimi, benvenuti nel magico, armonioso, delicato, umoristico e strabiliante mondo di Hervé Jubert! Uno spettacolare romanzo dal quale ben difficilmente distoglierete i vostri pensieri, e se lo farete sarà per rimpiangere il momento in cui lo dovrete abbandonare… Immaginatevi una vera strega cinquantenne che, guardandosi allo specchio, percepisca di se stessa le seguenti caratteristiche: “… Lo specchio tremò e riflettè l’immagine di Roberta che si esaminò con un certo scetticismo. Aveva tra i quarantacinque e i cinquantacinque anni. Una discreta esistenza dietro le spalle, fatta di pranzi e cenette, liquori e caramelle. Poca ginnastica… diciamo pure niente, eccetto quella imposta dalla natura… Il naso pareva una patata, quasi una prelibatezza gastronomica e le guance paffute… Era bassa e grassottella, ma aveva ben due motivi d’orgoglio: i capelli, ondulati e lucenti, con riflessi naturali rosso scuro, e gli occhi. Quei magnifici occhi verdi…”


E ora immaginatevi un grosso gatto nero, di proprietà della strega, di nome Belzebù. E ancora un pigro porcospino telepatico di nome Hans Friedrich, protettore del popolo rom. Poi, Clément Martineau, ufficialmente archivista al Ministero della Pubblica Sicurezza, un tipo alla Archie Goodwin o alla Watson, un po’ strambo e vagamente imbranato. Ebbene tutti questi mirabolanti personaggi dovranno indagare su misteriosi omicidi perpetrati da assassini, o meglio da gemelli astrali: omicidi fotocopia ripresi dai più macabri delitti della storia della criminologia. Gli incantevoli scenari di questi delitti saranno quattro città perfettamente ricostruite a scopo turistico e lasciate galleggiare nel tempo: Londra nel XIX secolo, Parigi nel XVII secolo, Venezia, secondo le stagioni, Tenochtitlàn, indefinito. Ognuna di queste splendide rappresentazioni viene vissuta dal turista in tutta la sua interezza, con grandiosi cambi di scenografie, e una spettacolare e variegata rappresentazione umana garantita dagli “stanziali”.
Il primo delitto, quello londinese, non poteva essere che quello dello Squartatore, ma sarà davvero insolito scoprire il vero volto dell’assassino. I delitti di Parigi sono collegati a una sanguinaria setta satanica dedita ai sacrifici umani, capitanata da una malvagia avvelenatrice. A Venezia siamo sulle tracce del diabolico Palladio, sopravissuto ai secoli ma quasi decomposto, che veleggia a bordo del mitico Albatros progettato da Jule Verne. Proprio a Venezia si svolgerà un favoloso inseguimento attraverso i quadri di Santa Ursula di Vittore Carpaccio, Il Miracolo della croce, Il Matrimonio e il San Giorgio. Aspettatevi questo e altro, da questo romanzo.
In Messico troveremo invece l’ambizioso e sanguinario Monetczuma, nel suo delirio di uomo-dio, i suoi sacrifici umani, “Huitzilopochtli, il dio guerriero, il colibrì mancino”. Insomma tutti costoro avevano firmato un classico patto con il diavolo, un patto che ritenevano non fosse stato rispettato. Cito l’articolo: “Tra le suddette parti 1 e 2, è stato convenuto e stabilito quanto segue. Articolo primo, che concerne l’oggetto: la parte 1 chiede alla parte 2 di compiere tutti gli atti delittuosi (spergiuri, assassini, violenze, menzogne, ecc.) che le saranno ascritti. La parte 1 potrà così mantenere la Sua potenza e vedrà il Suo nome propagarsi nei secoli dei secoli. Articolo secondo, concernente il compenso: la parte 1 si impegna a esaudire qualsiasi richiesta presentata dalla parte 2. La parte 2 avrà diritto a un desiderio. Quest’ultimo sarà onorato, qualunque esso sia”. Il Diavolo ha sempre amato le formalità, lo sappiamo, ma soprattutto i cavilli, i contenziosi. E certamente l’inganno. Ebbene, Palladio avrebbe resuscitato gli assassini per “raccogliere un numero sufficiente di lamentele e costringere il Diavolo a rispondere dei suoi atti. Semplice”.
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Non ho frettolosamente voluto darvi tutte le coordinate del romanzo e il suo epilogo, perché il vero fascino del racconto è senz’altro la varietà coreografica e i dialoghi, talmente razionali nella loro irrazionalità da risultare credibilissimi. Che dire di un vero avvocato del diavolo? “Suzy Boewens… La giurista aveva scritto al Diavolo passando per la casella postale 666 gestita dal Collegio…” , ma si sa, il Diavolo non si manifesta da ben 30 anni!
C’è anche la descrizione dettagliata di un efficacissimo rimedio anti-sbronza, messo a punto dai vichinghi, a dire il vero non molto praticabile. Comunque, se volete provare la formula, è : “Nudlok Gotli Tulsa, Gotli Valhalla Noisy Noisy”. Citata la formula, dovrebbero salire a mulinello due braccia d’acqua, si dovrebbe udire un ribollio tumultuoso nel quale l’ubriaco cade, per poi ributtarlo a terra ben strizzato come appena uscito da una asciugatrice elettrica.
Ma la cosa veramente bella di questo romanzo, a mio avviso, è la sua particolarità liberatoria, esaltante, di un mondo dove tutto è possibile ed è possibile anche contrastarlo, vincere sul male. La figura di Roberta è semplicemente splendida, sia nel ritratto fisico che caratteriale. Credo che tutti vorremmo che lei esistesse veramente.

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