di Josu Perales

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Nelle scorse settimane i tribunali cubani hanno comminato pene per svariati decenni di prigione a numerosi oppositori politici. In precedenza, erano stati condannati a morte gli autori del sequestro e dirottamento di un traghetto.
Riportiamo e facciamo nostra l’opinione dell’intellettuale basco Josu Perales, collaboratore della prestigiosa testata on line Rebelion, non sospettabile di ostilità preconcetta verso Cuba e il suo governo.

Nella certezza delle mie convinzioni, io dissento con forza.
A 40 anni dal suo inizio una rivoluzione non può ricorrere alla pena di morte per dissuadere da un lato la delinquenza e dall’altro i dissidenti politici. Ciò che è comprensibile agli inizi di una trasformazione politica radicale non può diventare legge e consuetudine di governo. Non dobbiamo essere come loro. Se ci comportiamo come coloro che uccidono legamente in Texas, di quale nuovo mondo possiamo parlare? La pena di morte è una vergogna in ogni parte del mondo. Ma ferisce di più in un paese che è fonte di ispirazione etica sotto tanti aspetti.


Come deterrente contro la delinquenza è un errore. Prima o poi altri
tenteranno di raggiungere Miami. Queste fucilazioni non sono un deterrente,
ma andranno ad alimentare nuovi malcelati odi contro il governo rivoluzionario.
Come sfida agli Stati Uniti è paragonabile a un fuoco di paglia, a un atto
gratuito. Le nazioni deboli debbono usare più di altre l’intelligenza, soprattutto
di fronte a una superpotenza. Sfidarli con queste pseudo dimostrazioni di forza é una stupidaggine. Quello che è sicuramente avvenuto è che gli Stati Uniti e i loro alleati, costoro sì veri criminali di guerra, hanno ricevuto una vera e propria boccata d’ossigeno con questa decisione del governo cubano. Un vero punto a favore dell’imperialismo.
Forte della mia solidarietà con Cuba e difensore della sua sovranità, mi dissocio profondamente: per motivi etici, per i principi politici, e perchè credo che un altro mondo é possibile.

Da www.rebelion.org
Traduzione di Daniela Bandini

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