Intervista a François Muratet

fermate_small.jpgEsce nella collana Marsilio Black Fermate le macchine, un romanzo davvero insolito di François Muratet: un noir ambientato in una fabbrica francese durante uno sciopero.
Pubblichiamo l’intervista che l’autore del romanzo ha rilasciato a L’Humanité, seguita da una sintesi della trama e dai dati editoriali.

Qual era la sua intenzione mettendosi a scrivere Fermate le macchine?

Volevo scrivere una storia senza pietà, mostrare l’umanità senza maschere. Ma una volta finita la storia, i miei amici hanno trovato che i personaggi erano uno più duro dell’altro, interessati solo ai soldi. Così ho tentato di umanizzarli un po’. E alla fine questo mi ha richiesto un lavoro enorme! Ho scritto e riscritto per tre anni.


L’idea era, del resto, quella di raccontare uno sciopero che degenera, attraverso diversi punti di vista: quello di un poliziotto corrotto; quello di un operaio, né politicizzato né sindacalizzato, ma un po’ incazzato e che decide di prendere le cose in mano; infine quello del padrone della fabbrica in sciopero. Ma non riuscivo a mettermi nei panni di un padrone, allora ho ripiegato su un consulente, pagato dal padrone…

Ed è andato in fabbrica, per essere più aderente alla realtà…

Mi ero abbondantemente documentato sul mondo della fabbrica, ma quando sono passato alla stesura mi sono reso conto che non bastava. Non sapevo a che ora fossero esattamente le pause, come ci si vestiva… Insomma, un mucchio di dettagli che mi impedivano di scrivere. E siccome non so praticare una scrittura astratta, ho voluto entrare in una fabbrica, per descriverla al meglio. Un amico, un caporeparto in una fabbrica automobilistica, ha accettato di introdurmici. Mi ha presentato ai membri del sindacato, ha risposto alle mie domande tecniche, e mi ha poi aiutato al momento della scrittura. E ho potuto affinare il carattere dei personaggi.
Ero entusiasta di vedere le macchine in funzione, di sentire tutti quei rumori. E’ un ambiente verso cui conserverò sempre un certo affetto e, sebbene possa sembrare sciocco, anche una certa ammirazione.

Viene da pensare al mondo dei lavoratori descritto da Emile Zola.

Per quanto riguarda il lato crudo e violento, ho pensato piuttosto a James Ellroy, e per l’aspetto operaio a L’Etabli, di Robert Linhart, che racconta un periodo passato negli stabilimenti Renault, nel 1969; il grande sciopero che ha cercato di organizzare, con una descrizione minuziosa della fabbrica.

Il suo libro è anche vicino all’universo della narrativa poliziesca.

E’ nel cosiddetto romanzo “noir” che ci si può prendere la libertà di raccontare una storia simile; è uno spazio in cui si può parlare di quanto c’è di più sordido. Il vantaggio del poliziesco è il posto che si può dare alla violenza, sia quella fisica che quella legata ai rapporti sociali. E’ vero che ho costruito la trama sotto forma di una macchinazione, ma nello stesso tempo lo sciopero trova la sua propria dinamica, e non c’è un’inchiesta poliziesca propriamente detta. E’ anche uno sguardo su questa tragedia: lo scarto tra ciò che la gente fa davvero e ciò che sogna di compiere.

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La trama del romanzo:

La Métallique è una piccola fabbrica francese del settore automobilistico. Durante i negoziati per un rinnovo contrattuale, tra la dirigenza dello stabilimento e gli operai scoppiano aspri contrasti che sfociano in uno sciopero a oltranza. Ma intorno alla Métallique si muovono interessi poco chiari, e tra finanzieri senza scrupoli e avvocati corrotti, padroni dispotici e sindacalisti venduti, quello che era iniziato come un normale conflitto sociale si trasforma in una guerra senza quartiere, sconvolgendo per sempre le vite dei protagonisti, tra cui spiccano il duro Costa, indiscusso leader degli scioperanti, Raymond, ex sbirro assunto per fare la spia, Bruno Marcilhacy, consulente specializzato in trattative sindacali e maestro di kendo, Mona e Pascal, giovani operai arrabbiati che sognano di diventare rockstar.

François Muratet, Fermate le macchine, Marsilio Black, pp. 216, €12,50

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