di Nico Maccentelli

Ho ritenuto di scrivere questo articolo nella forma dell’autointervista perché per me così è stato più facile mettere insieme le riflessioni che ho fatto in questi ultimi mesi. La pandemia che ci sta sconvolgendo la vita da oltre un anno e mezzo e la gestione che ne viene fatta non può essere esente da dubbi, preoccupazioni, che riguardano la nostra vita, quella di chi ci sta vicino e di tutta la collettività. I miei ragionamenti sono quelli di un comunista, che come tale sa che nel rapporto tra umanità e natura non esistono zone franche, neutre: questa pandemia in particolare è nata da un salto di specie, comunque da un rapporto, una contraddizione tra l’umano da una parte ben interno sul piano ontologico e teleologico ai rapporti sociali capitalistici, e dall’altra l’ecosistema,  la natura. Un rapporto mediato dalla scienza e dalla tecnologia che sono interne a questa contraddizione, anch’esse con uno scopo di parte.

Ho sempre pensato che la parola “biopolitica” fosse una definizione ridondante e che bastasse il termine “politica” per comprendere l’insieme di pratiche riguardanti la vita organizzata nella società. Ma oggi lo stravolgimento della vita individuale e sociale riguarda più profondamente i corpi (compresa la psiche), la loro esistenza biologica e relazionale, la loro estensione nello spazio. Fino a questo punto è arrivato il controllo sociale, aggiungendo al “sorvegliare e punire” di Foucault un terzo elemento: “colpevolizzare”. Un mutamento antropologico è in atto, dentro lo stesso sistema di relazioni sociali che è il modo di produzione capitalistico. Ma veniamo all’autointervista.

Alcune domande sulla gestione del covid-19, vaccinazioni e green pass

D. Come sai stiamo assistendo in questo periodo a una divisione riguardo l’opinione sui vaccini. Cosa ne pensi tu?

R. Io non sono contrario ad alcuna terapia se utile ed efficace a guarire persone e a maggior ragione durante una situazione di emergenza come una pandemia

D. Allora sei d’accordo sugli attuali vaccini…

R. Io sono d’accordo su tutti i vaccini che funzionano. Ma allora perché non essere d’accordo anche su Soberana di Cuba, sullo Sputnik russo o sul Sinovax cinese? Il problema è che ormai tra quello che si vede e si legge sui social e in tv, tutto e il contrario di tutto, la confusione è totale e capisco che molte persone non si fidino. Non è con la coercizione che si risolve questo problema, che per altro nasce da una cattiva gestione della pandemia da parte di ben due governi e in generale nei paesi del capitalismo neoliberista, dove gli interessi privati sono quelli che prevalgono.

D. Scusa, ma in che senso?

R. Nel senso che quando è iniziata la pandemia arrivavamo da decenni di tagli del sistema sanitario: 72 miliardi dicono, con un sanità frammentata regione per regione e privatizzata vedi la Lombardia, vedi l’autonomia differenziata voluta da tutta la partitocrazia, una sanità di territorio distrutta. Per non parlare di un protocollo sulle pandemie non aggiornato da parecchi anni. In questo quadro si sarebbe dovuto investire in sanità pubblica, assunzioni di personale medico e paramedico, ripristinare una presenza territoriale di presidi sanitari, strutture per la quarantena, sperimentare farmaci, adottare quelli che risultavano efficaci, espropriare i brevetti vaccinali,. Oltretutto le farmaceutiche che hanno realizzato i vaccini lo hanno fatto con i soldi pubblici di numerosi paesi. L’obiettivo doveva essere non il profitto, ma la condivisione di vaccini e terapie su scala mondiale, poiché non ha senso che un 1% sia ipervaccinato e un 99% privo di cure e vaccini. Non si affronta così una pandemia, con l’egoismo capitalista, ma con la condivisione e la solidarietà: o ne usciamo tutti o nessuno.

D. Va bene, ma governo e istituzioni sanitarie non hanno mai parlato di terapie alternative al vaccino.

R. Ovvio, sempre nella logica privatistica di favorire i profitti e gli interessi in questo caso di big pharma, se fossero venute fuori terapie alternative, i vaccini in cantiere e sperimentati in fretta e furia, non approvabili, non avrebbero neppure potuto essere autorizzati in emergenza.

L’adozione nel protocollo covid-19 di “tachipirina e vigile attesa” è stato un vero e proprio dolo di Stato, visti gli esiti, con migliaia di persone finite in terapia intensiva a intasare gli ospedali e a morire in completa solitudine o in ospedale o a casa.

In realtà terapie ce ne erano sin dall’inizio e lo dimostrano quei medici che si sono messi in rete condividendo reciproche esperienze, al di là delle istituzioni sanitarie e dei loro rigidi controlli, ottenendo risultati che nessuno al ministero della sanità ha preso minimamente in considerazione. (1)

D. Quindi il tuo è un ragionamento contrario all’utilizzo dei vaccini…

R. Assolutamente no! Io personalmente mi sono vaccinato, in quanto paziente fragile affetto da più patologie invalidanti. E lo rifarei nel calcolo rischio/benefici. Con la coscienza del fatto che questi vaccini sono stati sperimentati in pochissimo tempo. Dico semplicemente che sono favorevole a ciò che la Costituzione garantisce: la libertà di scelta terapeutica.

D. Ma quale libertà, di fronte a tantissime vittime e a una pandemia in espansione!

R. Certo, talvolta in casi straordinari occorre agire al di fuori delle normali libertà civili. Ma era questo il caso? La domanda è: qual è stato il vero scopo dei dpcm? Le misure adottate dai governanti hanno avuto più una funzione di dimostrazione del fare che il risolvere veramente.

D. Non è vero: in piena pandemia è stato giusto chiudere…

R. Parliamoci chiaro: è stato chiuso sul serio? Facevano le multe ai runner solitari nel parco e le aziende non venivano controllate, imprese che cambiavano codici ateco, gli autobus erano pieni zeppi di pendolari. E il coprifuoco? Il covid cos’è: Dracula che si leva dopo le 22 per contagiare nella notte? Sono state tutte misure inefficaci (e lo si è visto), inutili e spesso coercitive e basta.

D. Ma non si poteva bloccare tutto…

R. E qui torniamo agli investimenti nella sanità che non si sono voluti fare. E prendiamo la Cina: come ha fatto a isolare un’intera regione, il Wuhan e a individuare e tenere sotto controllo i cluster dell’infezione? Semplice con un monitoraggio capillare mediante i tamponi, con il tracciamento. Questo andava fatto anche qui: tracciabilità capillare e tamponi gratuiti, invece di farli non solo ai sanitari e per i cittadini farli a pagamento. Tamponi gratuiti e ad ogni minimo sospetto. Invece si è preferito non tracciare e adottare provvedimenti inutilmente repressivi, criminalizzando comportamenti del tutto normali, facendo aumentare altre problematiche sanitarie e sociali, come la chiusura in casa, le violenze domestiche, le patologie della psiche, la violenza sulla crescita e la socialità dei bambini. 

Con la colpevolizzazione dei comportamenti il governo si è autoassolto e ha scaricato la colpa” sui cittadini “disobbedienti”. E tutto perché? Per non spendere in sanità e per puntare tutto sulla “panacea” in arrivo dei vaccini. Si sono controllati i cittadini, non il virus: un’azione infame e mistificatrice.

D. Però, scusa, non mi pare che una certa sinistra di classe, anticapitalista ragioni come te.

R. Sì questo è un capitolo triste, ma comunque una certa sinistra di lotta sì e una certa no: c’è confusione sotto il cielo e la situazione però non è per nulla eccellente. E qui torniamo alla tua prima domanda, una querelle che nella sinistra di lotta si configura come uno scontro fratricida, fatto di intolleranza, mancanza di dibattito e assenza di confronto a monte, nelle sedi deputate a questo. In realtà le compagne e i compagni che la pensano più o meno come me sono tanti, ma c’è la paura di passare per no vax. Non si può ammazzare ogni critica che vada oltre le giuste rivendicazioni sulla sanità, il lavoro, il reddito, andando a toccare il nervo scoperto della gestione pandemica su vaccini e oggi sul green pass, su come i governanti hanno speculato, su come viene gestita questa pandemia in una sorta di demonizzazione delle opinioni e dei comportamenti. Una criminalizzazione trasversale perché si replica tristemente tra le compagne e i compagni. Quando in realtà le questioni, come dicevo, sono altre e si intrecciano a un passaggio politico, anzi biopolitico epocale, che questa pandemia ha aperto… ma è una realtà distopica anche per quello che succede all’interno dell’antagonismo di classe.

D. Ma la pandemia non è forse il convitato di pietra? Non è un terzo attore tra capitale e masse popolari, che pone problemi diversi, di emergenza…

R. (Canticchia)  Il triangolo no, non l’avevo considerato…

Ma sì, è proprio questa impostazione a essere sbagliata, perché il problema non è la pandemia in sé, ma la sua gestione, ossia, alla fine il rapporto “uomo/natura” è sempre il prodotto di rapporti sociali e di classe. E quindi il virus fa il suo triste compito, certo, ma chi ci governa non fa il suo per il bene della collettività, ma per mantenere profitti e status quo. Se l’approccio è questo, ovviamente ciò non significa criticare ciò che viene fatto aprioristicamente, ma essere critici, valutare le cose buone e le cose cattive considerando che il punto di vista avverso ahimè non è collettivistico, ma classista. Non è il virus a essere classista, ma la sua gestione. E in specifico, in Italia e in numerosi paesi sotto la cappella atlantista e neoliberista la gestione è stata disastrosa. Pertanto blaterare di vaccini come unica soluzione, sposando la logica di questa gestione è disarmare completamente la critica politica e sociale, anche se rivendichi la sanità pubblica, l’esproprio dei brevetti e l’universalità dei vaccini. Non cogli il punto fondamentale: il passaggio autoritario giustificato da un’ennesima emergenza – siamo il paese delle emergenze – imposto a tutta la popolazione, quando le cose si potevano fare molto diversamente. Accetti la loro logica. Per questo la scienza diviene la scienza con la esse maiuscola, la loro tecnologia pure, diventano zona franca e quindi neutre, quando invece scienza e tecnologia seguono sempre uno scopo: quello di chi detiene il potere. E allora dove sono i tre elementi del triangolo? È una visione interclassista. E a cosa porta? Ho letto tra i post sui social di vari compagni scempiaggini tipo: “no green pass come no sem” che sta per semaforo, come se il diritto a scegliersi una terapia o rifiutare l’obbligo di  una pratica discriminatoria fossero uguali alle normali regole della vita quotidiana. Poi ci sono quelli che banalizzano questa situazione riducendo le rivendicazioni di fatto libertarie a fisime piccolo-borghesi per il ristorantino: se ne accorgeranno quando a essere attaccati saranno – e già lo sono – i lavoratori e il diritto al lavoro. O ancora, quelli che dicono che tanto lo Stato e i padroni sono da sempre repressori, banalizzando la qualità dell’attacco, o infine quelli che dicono dov’erano i difensori delle libertà quando i diritti al lavoro venivano calpestati, le morti bianche e via dicendo, come se una cosa escludesse l’altra con la scusa che la querelle sul green pass abbia messo in ombra temi ben più importanti. Ossia: una mancanza di una visione d’insieme di cose che sono collegate tra loro. Sono tutti compagni che non hanno compreso la reale portata dell’attacco che il capitalismo neoliberista porta alla vita di tutti e in particolare della classi popolari. Non hanno capito che non siamo in presenza della solita tendenza autoritaria, ma dell’avvento di una società disciplinare, con una soglia appunto “neutrale” che tutti devono, e sottolineo devono, varcare sottomettendosi, accettare e condividere. Un attacco che fa risparmiare soldi, servizi, assunzioni, ossia l’approntamento di una società che al contrario sappia realmente contrastare la pandemia nell’interesse di tutta la collettività. Questo atteggiamento che nel nome del “terzo incomodo” accetta le misure emergenziali in modo acritico o giustificazionista è un vero atto di sottomissione politica, al di là delle critiche sacrosante di sempre e delle qualità politiche e morali di tanti ottimi compagni.

D. Belle parole, però… alla cabina di regia ci sono i potenti e questo bel parlare non risolve il problema dei contagi, il fatto che aumenteranno nei prossimi mesi.

R. Certo, non possiamo rifiutare tutto quello che il dominio capitalista ci impone, per ideologia o partito preso. Ci sono cose che vanno seguite e altre no, valutandone l’utilità individuale e collettiva. Per esempio, invitare a  vaccinarsi è una modalità per fare impegno civile. Così come battersi per l’esproprio dei brevetti vaccinali ed estendere le forniture di vaccini gratuiti a tutti i popoli nel mondo. Ma anche indicare di rivolgersi in caso di necessità a medici competenti come quelli prima citati in nota, che non ti somministrino tachipirina e ti facciano fare una vigile attesa. E mi chiedo come gran parte della sinistra critica abbia potuto prendere per buono questo protocollo quando per esempio in Cina, oltre al loro vaccino si è curato persino con la loro medicina tradizionale e altri farmaci.

In tutta franchezza però il Green pass è un’altra cosa: a cosa serve quando sappiamo già che non fermerà la circolazione del virus per tutta una serie di ragioni, come la contagiosità dei vaccinati che vengono contagiati e il fatto che i tamponi nelle 48 ore non garantiscono nulla? Non sono balle, ma le dichiarazioni di Crisanti, che ha affermato che il Green pass non ha scopi sanitari, non protegge dal virus, ma è finalizzato a indurre la gente a vaccinarsi. Per non parlare delle categorie sociali che non lo potranno avere perché non possono vaccinarsi, vedi i migranti clandestini. E il resto della popolazione mondiale priva di terapie? Il virus gira e girerà al di là delle nostre belle cittadelle del capitalismo avanzato. Il Green pass non è un dispositivo sanitario, ma di comando e discriminazione. La mia critica a certe posizioni intransigenti nell’essere allineate ai dispositivi del governo è iniziata proprio da questo ennesimo provvedimento liberticida quanto inutile ai fini sanitari.

Guarda, c’è un’analisi molto bella che rimando in nota 2), delle giovani e i giovani di Cambiare Rotta. Cito solo un passaggio:

“La necessità di imporre uno strumento come il pass sanitario non risponde alle necessità di tutelare e garantire la salute della popolazione, ma a quella di assicurarsi che non ci sia un ulteriore blocco della produzione e dei consumi. Gli interessi della borghesia italiana ed europea di far ripartire i profitti, infatti, non possono più essere messi a rischio dall’eventualità di un’altra ondata di Covid-19 e il governo Draghi lo sa bene. Per questo motivo, qualche giorno fa il Consiglio dei Ministri ha esteso il Green pass imponendolo a tutti i cittadini di età superiore ai 12 anni per poter accedere ad alcuni servizi ed attività.

Se le contestazioni contro il Green pass non possono essere condivisibili quando scadono nel complottismo o nella mancanza di buon senso, comunque non possiamo accettare questa decisione tacciando ogni pensiero critico come anti-scientifico o folle.”

D. Ma non si è discusso di questi temi?

R. Sino ad ora per nulla, o molto poco. Era subito iniziata la caccia ai “compagni no vax”, facendo di tutta un’erba… un fascio. C’è una contrapposizione micidiale che non porta da nessuna parte, soprattutto se pensi che le contraddizioni che innesca il Green pass ce le ritroveremo nei luoghi di lavoro. E tanta gente, molta della quale negazionista o no vax non è, si sta organizzando nelle piazze, ma anche nei luoghi di lavoro e molti studenti nelle università.

D. Giusto, parliamo delle piazze. Che ne pensi?

R. Inizialmente le avevo del tutto rimosse, tanti erano anche i miei pregiudizi in un clima di demonizzazione. Nonostante abbia persone a me molto vicine che ci vanno. Poi mi sono reso conto che non si può contrastare i fasci e i rossobruni da una tastiera, ma è sul campo. Di fatto questa linea politica che sta passando è attendista, codista e pressapochista nell’analizzare la gestione di regime della pandemia. Non affronta il nodo vero che è l’analisi delle contraddizioni che attraversano la società. Si guardano gli aspetti più folcloristici, ma non si comprende il cuore della questione: l’attacco micidiale che il capitale della finanza e delle multinazionali sta facendo attraverso il governo Draghi alle classi che gli sono subalterne utilizzando proprio la pandemia: una concentrazione immane del capitale attraverso una ristrutturazione che non fa prigionieri. Anche i ceti medi si devono sottomettere e accettare le modalità produttive e di circolazione del capitale nelle filiere che vengono riorganizzate, fino all’esercizio più remoto dell’economia di prossimità. Chi protesta ha tante ragioni, legate tutte alla perdita del lavoro, dell’attività, a mesi in cui si sono dovute subire misure che producono solo una vita di merda e un’emergenza permanente, che diventa o assuefazione a queste condizioni di vita, o giusto appunto ribellione. Altro che voglia di andare al ristorantino! Se non capiamo questo, stiamo consegnando una bella fetta di politica di massa partecipata dal basso, spontanea, ai nostri più mortali nemici. Le destre hanno dimostrato una capacità di intervenire che mi preoccupa e non poco.

Le migliori indicazioni sulla lotta contro il Green pass e contro l’autoritarismo dei governi capitalisti vengono proprio dal paese europeo dove più si è sviluppata la lotta di classe negli ultimi anni: la Francia 3). Là la sinistra non se la mena. Nell’epoca in cui vengono messi in discussione i diritti liberal-borghesi, solo dei miopi politicamente possono schierarsi di fatto con il regime capitalista (e direi post-borghese oltre che antiproletario) accampando argomenti collettivistici falsi, manco il governo Draghi fosse l’assemblea dei soviet. Qui torniamo all’interclassismo di cui prima. Le sinistre francesi hanno capito subito che col green pass, con la discriminazione colpevolizzante, con lo scambio ricattatorio diritti per comportamento, in ballo ci sono le conquiste della Rivoluzione Francese e delle principali rivoluzioni borghesi da 300 anni a questa parte. Spacciare e sminuire le libertà civili conquistate dai giacobini, dai sanculotti e dai rivoluzionari a livello mondiale come fisime da borghesi è un’operazione stupida e regressiva che confonde il collettivismo col paternalismo autoritario: non ho la libertà di curarmi come mi pare? Di scegliermi la cura? Mentre in Francia milioni di persone mettono in discussione dal basso le scelte liberticide di Macron, qui abbiamo una sinistra in confusione: e vedi quelli schierati dietro i vaccini occidentali, senza chiedersi perché il cubano Soberana o il cinese Sinovax o il russo Sputnik qui non hanno diritto di cittadinanza. Senza questa critica radicale a un capitalismo autoritario post-liberale e iperliberista, si è subordinati a questo sistema di potere che sta devastando masse popolari in vari modi, dal lavoro salariato ultraprecarizzato alla concentrazione di capitali e riorganizzazione delle filiere. Dietro questi dispositivi di comando ci sta la fine antropologica della democrazia borghese e l’inizio di un nuovo tipo di fascismo biopolitico e iper-tecnologico. I diritti te li devi meritare… è così chiaro!

D. Sì ma le piazze…

R. Le piazze sono quelle che sono: o vogliamo delle masse già coscientizzate, su misura per i comunisti, che solo un rivoluzionario da tavolino può pretendere in modo metafisico e surreale? Nelle piazze in Francia le sinistre ci stanno. Qui la questione è un po’ più complessa, ma non si può scartarla a priori, non foss’altro che l’umanità varia che riempie le piazze italiane te la ritrovi poi nei luoghi di lavoro, nei quartieri. Faremo gli indifferenti? Avremo un approccio meramente ideologico? Li escluderemo? Questo è un treno che perderemo. A meno che non capiamo come intervenire separando “il grano dal loglio”: è un percorso collettivo che nasce da un dibattito collettivo e scelte collettive.

D. In definitiva però me l’hai buttata sui massimi sistemi. Mentre io pensavo che l’intervista riguardasse quale opinione sulla pandemia.

R. Come ti ho detto prima nel criticare la stravagante teoria del triangolo, non esiste la pandemia in quanto tale: per come si manifesta c’è sempre la sua gestione, fatta di scelte sanitarie, ma anche politiche ed economiche. Se non si capisce questo si entra in un territorio franco fittizio, in realtà inesistente. I massimi sistemi dici? Certo, perché alla fine in ballo c’è il tipo di società che si vuole. È una posizione di fondo comune a tutte le compagni e i compagni che ancora si battono per il superamento del capitalismo. È ciò che ci affraterna.

Se prendiamo paesi come Cuba, il Vietnam e la stessa Cina, senza entrare nel merito se in quest’ultima vi sia il socialismo e quanto di esso, non possiamo non vedere la radicale diversità nell’affrontare e nel gestire la pandemia.

D. Certo, sono paesi totalitari e impongono le loro politiche sanitarie alla popolazione.

R.  È proprio qui che ti sbagli. Totalitarismo è quando imponi le politiche sanitarie ed economiche nell’interesse di un ristretto gruppo oligarchico di finanzieri e multinazionali sul resto della popolazione, come accade qua. Socialismo o no, ci sono due aspetti che caratterizzano paesi come Cina e Cuba e che fanno una grande differenza: la pianificazione e la centralizzazione dell’economia e delle politiche sociali, la capacità di dare una direzione a un intero paese per i prossimi 50 anni e nel contempo nel rispondere rapidamente senza lasciarsi tirare per la giacchetta da chicchessia nei casi di catastrofi o emergenze. È qui poi la differenza tra una popolazione amorfa, che fino a ieri si è bevuta di tutto e come là invece, un popolo che partecipa, condivide coeso, si assume direttamente le responsabilità delle scelte fondamentali, è solidale al di là delle belle bandierine sui balconi. Chiamiamoli elementi di socialismo? Sì diciamolo pure. 

E quando qua la popolazione finalmente in buona parte risponde a queso scempio e si ribella, la stigmatizziamo perché, a nostro dire, lo farebbe per andare al ristorante? Quale miopia abbiamo davanti a un risveglio popolare, contraddittorio finché si vuole, ma pur sempre di una massa che non ci sta a fare tutto quello che il regime le impone? Da quanti anni i comunisti si sono anchilosati nella loro capacità di analisi e di vedere le situazioni?

In ogni caso l’oggetto del contendere è proprio questo: uno Stato popolare, nel senso che funge da camera di compensazione tra i diversi settori e interessi, ne è espressione, ma nel quale prevale l’interesse generale di fronte alle questioni fondamentali e alle criticità collettive. Anche nei paesi che si richiamano al socialismo e ne adottano alcuni criteri, non sparisce la lotta di classe e non siamo neppure a quella che una volta si chiamava dittatura del proletariato, ma è certamente una modalità di governance democratica che si caratterizza come opzione emergente in un mondo ormai multipolare, dove il capitalismo atlantista, l’imperialismo ha dimostrato la sua incapacità di reggere le sorti del mondo nella sua crisi di egemonia.

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Note:

1) È il caso di Cure domiciliari Covid-19, una rete di medici che cura a casa questa malattia: https://www.terapiadomiciliarecovid19.org/comitato/

2) Il documento di Cambiare Rotta lo trovi qui

3) qui alcuni link per comprendere le posizioni politiche della sinistra antagonista francese e del sindacalismo d’oltralpe:

https://lafranceinsoumise.fr/2021/07/19/pass-sanitaire-saisir-conseil-constitutionnel/

https://www.wumingfoundation.com/giap/2021/07/come-rapportarsi-alle-grandi-mobilitazioni-contro-green-pass-et-similia-alcune-indicazioni-dalla-francia/

https://www.confederationpaysanne.fr/actu.php?id=11639&PHPSESSID=4061mfg8lofc8nkhil0kc3ltr0

https://nouveaupartianticapitaliste.org/actualite/sante/contre-lautoritarisme-pour-une-vraie-politique-sanitaire-pas-de-treve-estivale

https://www.cgtservicespublics.fr/les-luttes/actualites-des-luttes-2021/par-thematiques/pandemie-coronavirus/article/45-le-pass-sanitaire-nuit-gravement-a-la-sante-sociale-morale-et-culturelle

https://mars-infos.org/pass-sanitaire-l-extreme-droite-n-5860

Persino quei parrucconi del PCF

INOLTRE: segnalo il mio intervento su Contropiano: Perché sono contrario al greenpass e alla gestione inefficace e criminale della pandemia

Bibliografia utile: Epidemie e controllo sociale, di Andrea Micomi, Manifestolibri, presentato di recente a Villa Paradiso, Bologna

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