di Alessandra Daniele

Siamo prigionieri d’un timeloop.
L’ho già detto? Per forza, è un timeloop. E posso dimostrarlo:

Beautiful è in onda dal 1987, ed è la soap opera più seguita al mondo. Pescando qualcuna a caso delle ormai quasi settemila puntate, ogni volta ci si trova Brooke Logan sposata con uno diverso dei suoi parenti acquisiti dai precedenti matrimoni: il suocero, il cognato, il genero. Li ha sposati tutti, anche più d’una volta ciascuno. Ridge l’ha sposato sette volte, negli intervalli fra gli altri. Gli ex mariti della figlia li ha sposati entrambi. Ha sposato due volte un tizio che è stato contemporaneamente suo genero, e suo cognato.
Brooke è il PD.
Negli ultimi vent’anni, il PDS-PD è stato al governo letteralmente con chiunque, passando con disinvoltura da Bertinotti a Cossiga, da Di Pietro a Mastella, da Pecoraro Scanio a Gasparri, dalla Binetti alla Santanchè. Coalizioni, larghe intese, governi tecnici, di transizione, d’emergenza, di salvezza nazionale, il PD non ne schifa nessuno. Che facciano schifo agli italiani non conta un cazzo.

Show must go on Schegge taglienti, 28 ottobre 2013

Eppure, più di metà degli elettori italiani continua a votare.
Per rabbia, per paura, per ripicca, per sfregio. Per fedeltà alla maglia.
Vota Tizio contro Caio.
Poi Tizio e Caio vanno al governo insieme.
E alla fine vanno al governo col PD.
Il partito capace di governare coi No Vax di Paola Taverna, e contemporaneamente tesserare Beatrice Lorenzin.
Il partito capace di tesserare Laura Boldrini promettendo “discontinuità” sull’immigrazione, e contemporaneamente confermare gli accordi di Minniti e Salvini con la Libia.
Non c’è nessun bipolarismo, nessun tripartitismo, nessuna reale contrapposizione fra loro che non sia solo una faccenda di ambizioni e vendette personali.
Il M5S ha governato con la Lega per più d’un anno, controfirmandone tutte le peggiori porcate razziste e securitarie, e avrebbe continuato per altri quattro anni se Salvini non l’avesse incautamente scaricato.
E immediatamente dopo, il Movimento 2 Facce è passato a governare con quello che fino al giorno prima chiamava il partito di Bibbiano.
Di Maio ha preteso il ministero degli Esteri, per garantire continuità. Con Alfano.
Il PD – di cui il fanclub di Renzi, Italia Viva, è la più recente metastasi – con la Lega di fatto condivide almeno metà del programma, dalle Grandi Opere a base di montagne traforate, al criminale finanziamento dei lager libici.
Siamo prigionieri d’un timeloop spraleggiante, ad ogni iterazione l’orbita decade ulteriormente, lo scenario diventa più grottesco.
Il nodo di Moebius si stringe. E ritorce l’effetto contro la sua causa.
La rabbia delle periferie è servita a ingrassare lo spauracchio populista, fino a far sembrare giustificata ogni contromisura di Palazzo.
Le manifestazioni ecologiste vengono sfruttate come spot planetario per quel cosiddetto Green Deal che è il nuovo business dello stesso vorace capitalismo che di fatto contestano.

Il Capitale si ricicla.
I governi si ritingono di verde.
Ma non è ecologismo. È muffa.
Eppure, più di metà degli elettori continua a votare.
Quando sarebbe molto meglio inserire nell’urna, dentro la scheda, uno scarafaggio vivo.
Uno ciascuna.
Non risolverebbe le cose, ma sarebbe un buon inizio.

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