di Sandro Moiso

Challenger_explosion Guillem López, Challenger, Eris 2017, pp. 403, € 20, 00

Appena ho finito di leggere questo, lo dico subito, bellissimo romanzo, non ho potuto fare a meno di pensare alla prosopopea con cui Mario Draghi, dall’alto del suo scranno alla guida della Banca Centrale Europea, continua a ripetere il suo mantra sull’impossibilità di modificare ciò che è stato scelto una volta per tutte. In questo caso la possibilità di recedere dall’Euro come moneta unica europea.

Si tranquillizzi immediatamente il lettore di queste prime righe: l’opera di Guillem López non si occupa di economia e tanto meno di Euro o di Unione Europea.
E’ invece un romanzo, che definire di fantascienza è poco, che si occupa di universi paralleli, dell’infinito ventaglio di possibilità attraverso cui la realtà appare e dell’esistenza o meno della realtà stessa. Almeno in chiave oggettiva e scientifica.

Il 28 gennaio 1986, alle ore undici e trentotto del mattino, dopo soli settantatre secondi di volo, lo Space Shuttle Challenger, appena decollato da Cape Canaveral in Florida, si disintegrò in volo a 14.000 metri di altezza mentre stava accelerando ad una velocità superiore a Mach 1,92 (quasi due volte la velocità del suono). Per i sette membri dell’equipaggio, cinque uomini e due donne, non vi fu alcuna possibilità di salvezza quando, due minuti e quarantacinque secondi dopo, il modulo spaziale in cui erano rinchiusi si schiantò sulle acque dell’Oceano e si inabissò.

Challenger Da questa drammatica vicenda prende spunto l’autore per imbastire la sua storia, che si articola intorno a 73 episodi o capitoli, tanti quanti i secondi trascorsi prima del disastro del modulo spaziale. 73 capitoli che ci guidano a comprendere come la realtà sia composta da una combinazione di storie infinite che, a loro volta, possono riproporci un numero infinito di finali.
Una visione che già è appartenuta a tante letterature e narrazioni antiche, come nel poema narrativo L’oceano dei fiumi dei racconti di Somadeva – brahmano del Kashmir – che risale all’undicesimo secolo e da cui furono tratti molti racconti contenuti nelle Mille e una notte.

Intuizione che soltanto la logica occidentale, bisognosa di un ordine generale in cui sistematizzare le proprie certezze e insicurezze, ha contribuito a demolire per sostituirla, non solo nella letteratura, con una narrazione in cui il plot o la trama degli eventi fosse pienamente comprensibile e predeterminata, con cause e conseguenze riconoscibili e strettamente collegate tra di loro. Una visione che ha cercato di riportare la concezione meccanicistica dell’Universo all’interno delle cose umane e del loro “effettivo” svolgimento”. Ignorando, ancora al giorno d’oggi, le infinite possibilità suggerite dalla fisica quantistica oppure anche solo da quella lettera di Engels a Bloch1 in cui, lui l’apparente padre di ogni determinismo, sottolineava come la complessità delle azioni umane fosse difficilmente interpretabile attraverso la rigidità delle formule economiche e scientifiche.

Da qui il proliferare di romanzi e racconti in cui, sempre più spesso, il bisogno di legare tra di loro e dare senso agli eventi costringe gli autori a ricorrere a trame in cui i complotti e le forzature narrative portano a soluzioni poco soddisfacenti sia sul piano letterario che su quello dell’effettivo coinvolgimento del lettore. Sempre meno libero di interpretare gli eventi narrati e sempre più obbligato a piegarsi alla volontà, spesso meschina, dello scrittore. Con grande rimpianto per il Calvino di Se una notte d’inverno un viaggiatore e con il conseguente rischio di veder prodotto e riprodotto all’infinito un immaginario fossilizzato sia nelle sue forme artistiche che scientifiche e politiche.

Guillem Lopez Guillem López (classe 1975), autore spagnolo di cui Challenger costituisce il terzo romanzo e il primo pubblicato in Italia, per la sua complessità e per la sua capacità di andare oltre le classiche divisioni tra generi letterari, ha già ricevuto diversi riconoscimenti. Proprio il romanzo appena pubblicato in Italia da Eris è stato inserito nella lista dei migliori libri del 2015 redatta dalla rivista statunitense di fantascienza Weird Fiction, mentre nel 2016 ha vinto il premio Kelvin 505 come miglior romanzo di fantascienza pubblicato in Spagna e il premio Ignotus della AEFCT (Asociación Española de Fantasía, Ciencia Ficción y Terror).

Ma i premi e i riconoscimenti potrebbero anche voler dire poco o nulla se alla base della sua scrittura non ci fosse una solida capacità di unire tra di loro e, allo stesso tempo, lasciare libere, storie di mostri (umani e non), assassini, drop-out di vario genere, fantasmi, cani ed oggetti che parlano o pensano, la motosilurante PT 109 del futuro Presidente Kennedy durante la seconda guerra mondiale, medium, piccoli delinquenti, profughi cubani, pensionati ed alcolisti americani, maniaci sessuali, studenti e studentesse di vari ordini di scuole, bambini prodigio, insegnanti repressi, la guerra in Vietnam, idioti di vario genere, scienziati pazzi (o quasi), invasori spaziali, tecnici confusi e poliziotti delusi .

Tutte le vicende, tranne in un caso, si svolgono in un arco temporale ristretto, tra le 5,45 e le 12,08 della stessa mattina, e all’interno o nelle immediate vicinanze della città di Miami, mentre il tutto è narrato con uno stile che va da Philip Dick a Raymond Carver, passando per William Burroughs, Michail Bulgakov, Howard Phillips Lovecraft, Don DeLillo, i fumetti di Alan Moore e Dave Gibbons e la cinematografia di Quentin Tarantino e dei fratelli Cohen. Un’autentica orgia di divertimento, mistero, orrore, suspense, in cui il collante è costituito dalla quotidianità di vite minime, destinate a scontrarsi con eventi inspiegabili, talvolta enormi e talaltra quasi impercettibili.

Un autentica summa di mondi e universi paralleli costituiti dalle vite e dalle reazioni dei diversi personaggi, piccoli o grandi, giovani o vecchi che siano. In cui la routine quotidiana nasconde oppure lascia spazio a squarci di luce e di buio, spesso inaspettati e imprevedibili.
Una ricostruzione di una realtà che è costituita da una trama apparentemente priva di ordito in cui il lettore è lasciato libero prima di scivolare, affascinato dalle vicende e travolto dal senso del meraviglioso (sense of wonder), e poi di interpretare tutto ciò che sta accadendo davanti agli occhi della sua mente.

challenger 1 Tutti i registri del possibile e del meraviglioso, del drammatico e del banale quotidiano, del desiderio e del disgusto sono racchiusi nelle 400 pagine del libro e il lettore, arrivato alla fine, forse ne vorrebbe ancora e ancora e poi ancora. Non resta quindi che sperare che la giovane e coraggiosa Eris, già distintasi per la pubblicazione di altre opere narrative e a fumetti, voglia ancora pubblicare gli altri lavori di López. Magari ancor accompagnati dalla grafica più che efficace di Sonny Partipilo che già arricchisce il presente volume.

Attenzione però, ed è l’unica rivelazione che voglio fare ai lettori, il fatto che l’offensiva del Tet, durante la guerra del Vietnam, sia datata al 1965, potrebbe non essere frutto di un errore o di una svista, in un romanzo troppo intelligente per contenerne.


  1. F. Engels, Lettera a J. Bloch del 21 settembre 1890  

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