di Alessandra Daniele

Teatro.jpg[Questo racconto è stato scritto per la rivista Anomalia]

“Don Giovanni!” Tuona solenne la figura ammantata di nero.
Il pubblico della matineé a prezzi popolari segue con partecipazione.
“Il cosiddetto Convitato di pietra — bisbiglia una spettatrice al figlio — è venuto a reclamare l’anima di Don Giovanni per portarsela all’inferno.”
“No signora – dice il Convitato, togliendosi il mantello — sono venuto a reclamare le vostre.”
Gli spettatori si guardano, stupiti e perplessi per il fuori programma.
“Dovete pagare” continua il Convitato, in tono sobrio.
Don Giovanni gli trotterella vicino, e annuisce.“Giusto! È l’unico modo per salvare lo spettacolo. Per salvare il Teatro!”
“Perché dovremmo pagare noi, se il puttaniere sei tu?” Obietta uno degli spettatori. Altri ridacchiano sommessamente.
“Perché io l’ ho fatto per voi! — Proclama Don Giovanni, allargando le braccia – Tutti gli inganni, gli sperperi, gli abusi, i delitti, è stato tutto per darvi quello che volevate!”
Il Convitato scuote lentamente la testa dai capelli grigi.
“Non possiamo più permettercelo. È arrivata l’ora dei sacrifici.”
“Ma noi abbiamo già pagato il biglietto” protesta una spettatrice. “Ed era pure troppo alto come prezzo popolare!” Aggiungono altri. La platea è percorsa da brusii, e mezze risate.
Gli orchestrali tacciono, immobili come statue.
Il Convitato inforca gli occhiali. “L’attuale incasso non basta a saldare il debito. La crisi richiede molto di più.”
“Adesso state esagerando con questo happening — brontola uno degli spettatori, alzandosi – capisco la rilettura del testo, ma a tutto c’è un limite”.
Il Convitato lo fissa. Poi lo addita alla platea.
“Certe forme estreme di protesta irresponsabile danneggiano la collettività.”
“Esatto! – Interviene Don Giovanni – E sono di chiaro stampo criminale!”
“Senti chi parla” ribatte lo spettatore. Con un paio di altri si dirige verso una delle uscite. La trova bloccata.
“Senza i dovuti sacrifici sarà impossibile uscire dalla crisi” dice il Convitato.
Vari spettatori si alzano. Controllano le uscite. Tutte risultano sbarrate.
Il mormorio cresce d’intensità.
“Ma cosa succede?” ”Sarà un nuovo reality?” ‘Sarà un blitz di Al Qaeda?”
Molti estraggono il cellulare, ma non c’è campo. Volano insulti e bestemmie.
Il pubblico si agita, rumoreggia, s’accalca alle porte, le prende a pugni. “Aprite!”
Don Giovanni si defila dietro le quinte.
Il Convitato alza la voce, mantenendo però un tono pacato . “Voi non potete sottrarvi, è necessario il vostro contributo. La crisi è molto grave. Il teatro brucia.”
Filtrando da sotto le porte, un fumo denso e acre comincia a invadere la sala.
Gli spettatori urlano, si spintonano, si calpestano. La calca diventa furibonda.
Nonostante la violenta pressione della folla, nessuna delle porte si sblocca.
Tutti cominciano a tossire, molti si sentono male, qualcuno sviene, scivola a terra, finisce schiacciato.
Ancora immobili, gli orchestrali vengono avvolti dal fumo come lapidi dalla nebbia.
Apparentemente immune ai miasmi, il Convitato alza ancora la voce. “Non fatevi prendere dal panico — scandisce — Solo i dovuti sacrifici vi permetteranno di uscire. – Estrae un pugnale — ma vi assicuro che non saranno sacrifici disumani”.

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