kerry.jpgIn Iowa, al primo round delle primarie democratiche, a sorpresa rispunta John Kerry, uno che ha stampato in faccia l’entusiasmo di una statua dell’Isola di Pasqua. Pare, eroe in Vietnam – capirai che bello. Pare, cattolico – mizzica. Dichiarazione postvoto di Kerry: “Bush, prepàrati a fare le valigie e stai attento a quando sbatte la porta, che ti fai male”: la citazione è letterale. Chi conosce i meccanismi delle primarie e delle elezioni americane, e intendo i meccanismi antropologici, saprà che non sempre quello che appare è. Anche questa volta, infatti, non è. Riprendiamo un testo uscito l’anno scorso su Panorama: un tentativo abbastanza ingenuo di minimizzare la lobby bushista che affonda le radici a Yale, la Skull&Bones. Beh, tra cotanto senno, chi ci si trova? Kerry. Evviva. Il che non toglie una speranza: che i cotti americani scelgano un compagno di loggia più gentile di quell’infame che, peraltro, non hanno messo su loro…


TUTTI TESCHI, OSSA E BEVUTE
(da “Panorama” del 27/9/02)

skull-n-bones.jpgDalla Skulls and bones sono usciti tre presidenti e molti nomi importanti dell’establishment americano. Una superlobby? Non proprio. L’unico non socio entrato nella «Tomba» racconta che… La sede della confraternita universitaria più misteriosa degli Stati Uniti si trova in High street, una delle strade principali del campus dell’università di Yale. I «Bonesmen», come si autodefiniscono i soci della società Skulls and bones (teschi e ossa), chiamano la palazzina «the Tomb», la Tomba, ma l’ingresso somiglia più a un tempio egizio. Colonne incorniciano una piccola scalinata: dentro non ci sono gli scheletri di Geronimo e di Pancho Villa, come vuole la leggenda, ma una collezione di animali impagliati, mummie impolverate, elmetti della Prima guerra mondiale, statuette di Demostene, samovar, corazze medioevali. Nella cucina ogni posata è marchiata con due ossa e un teschio, il marchio Skulls and bones, che appare anche sui quadri dei potenti che sono stati soci della confraternita. Tra gli altri David Rockefeller, John Pierpont Morgan, l’ambasciatore Averell Harriman. E tre presidenti americani: William Howard Tuft, George Bush padre e George W. Bush, il figlio. Fanno parte del club anche tre zii e due cugini dell’attuale presidente, oltre a suo nonno, il senatore Prescott Bush. Fondata nel 1832, la confraternita ha dato nove suoi soci alla Corte suprema. Era un uomo delle ossa anche Henry Stimson, segretario di Stato di Franklin Delano Roosevelt durante la Seconda guerra mondiale. Sempre dalla Tomba provengono dirigenti della Cia, ambasciatori mitici come Averell Harriman, vari membri del Congresso tra cui il senatore John Kerry: se sarà lui il candidato democratico alle prossime presidenziali americane nel 2004, la lotta per la Casa Bianca sarà tra due uomini delle ossa. Come la massoneria anche la confraternita è, da sempre, sospettata di rappresentare un governo ombra basato sulla più completa segretezza: quando il nome Skulls and bones viene fatto in pubblico, i membri sono tenuti a uscire dalla stanza. Nessun estraneo è mai stato ammesso nella Tomba: Alexandra Robbins, una giornalista investigativa che ci è riuscita, ha anche intervistato cento soci. E il suo saggio sulla confraternita, appena pubblicato col titolo Secrets of the Tomb (Little, Brown), rivela per la prima volta miti e riti della società segreta. «Per alcuni l’intera storia americana, dalla costruzione dell’atomica all’invasione della Baia dei Porci, può essere fatta risalire alla tomba» afferma Robbins, lei stessa laureata a Yale. «La realtà è un po’ diversa». Ma non per questo meno interessante. Come succede ogni anno a 15 eletti, anche il presidente George W. Bush seppe di essere stato scelto per entrare nella confraternita quando ricevette nel suo dormitorio a Yale un pacco rosso con il marchio di Skulls and bones. Non fu una sorpresa. Suo nonno era noto nella società col nome Baresbone, suo padre era soprannominato Magog. L’attuale presidente scelse il nome Temporary, temporaneo: «Era troppo pigro per trovare un nome definitivo» spiega un suo confratello. Alla cerimonia di iniziazione Bush fu condotto incappucciato. Ad attenderlo, nella stanza, 11 patriarchi della confraternita: tra gli altri uno vestito da diavolo, uno da papa, uno da Don Chisciotte, uno con la maschera del fondatore dell’università Elihu Yale. A presiedere la cerimonia un altro patriarca, il cui nome per l’occasione fu Zio Tobia, che iniziò la serata prendendo in giro la fidanzata del nuovo arrivato. In tutte le cerimonie la mano dell’iniziato viene fatta passare su una bara mentre gli altri dicono: «Ecco dove vive la prostituta delle ossa». Prima del giuramento il malcapitato sente rumore d’acqua (uno sciacquone) e deve bere una coppa di sangue (una bibita all’arancia). Zio Tobia poi pronuncia il proprio nome in codice: «Filamageo, Filalarchico..» mentre i patriarchi urlano: «Dillo, dillo!». E subito dopo: «Non sa dirlo, non sa dirlo!». Più tardi l’iniziato dovrà raccontare la storia della propria vita sessuale e rispondere a domande su argomenti di cultura varia. Il padre dell’attuale presidente non ebbe molto successo, tanto che i colleghi della confraternita, quando lui venne eletto ambasciatore americano all’Onu, gli chiesero: «Che ne sai tu di politica estera?». Oggi la cerimonia di iniziazione comprenderebbe anche la presenza di un patriarca travestito da George Bush che si scaglia contro il neofita: «Ora ti faccio fare la fine di Al Gore». Dopo l’iniziazione, però, quello fra i bonesmen è un legame che dura: quella con i confratelli fu tra le prime cene organizzate da Bush junior dopo l’ingresso alla Casa Bianca. Eppure, è proprio il mito dello strapotere della setta che esce ammaccato dalle indagini della giornalista Alexandra Robbins. Deer Island, l’isola dello stato di New York di proprietà della confraternita, secondo lei non è affatto quel ritrovo esclusivo che si crede: «Spesso i soci devono farsi da mangiare da soli». La somma in denaro che secondo la leggenda gli uomini delle ossa riceverebbero alla loro uscita dal college, insieme con la richiesta di eterna fedeltà alla setta, non esisterebbe. E anche la reale influenza del network di potere legato a Skulls and bones è assai dubbia. Certo, Bush padre nominò ambasciatori parecchi confratelli. Che hanno aiutato molto anche la carriera di Bush figlio: da un uomo delle ossa vennero i finanziamenti per fondare la società petrolifera Arbusto, da un altro quelli per comprare la squadra di baseball dei Texas Rangers, mentre un terzo comprò spazi pubblicitari da un milione di dollari durante la campagna presidenziale. Ma Robbins si domanda se Skulls and bones non sia, in fondo, molto simile agli altri network di potere su cui si basa la vita pubblica: «I più ricchi americani si comportano allo stesso modo quando partecipano a raduni esclusivi come quello che si tiene ogni anno a Sun Valley in Idaho». Ma soprattutto Robbins si chiede se l’esistenza di questi club sia motivata prima di tutto dall’intenzione di affermare un potere occulto o da qualcos’altro di assai meno inquietante. Dopotutto tra le attività principali della confraternita ci sono colossali bevute. E la Tomba di Yale è costellata da iscrizioni in latino, una delle quali dice: «Bari quippe boni». Ovvero: «I bar sono veramente una cosa buona».