di Filippo Casaccia

Calciesputi08.jpgPaolo Sollier, Calci e sputi e colpi di testa, KAOS edizioni, 2008, pp.196, € 16

Una bella notizia: Calci e sputi e colpi di testa torna in libreria e chi non l’ha letto dopo la pubblicazione del 1976 (probabilmente perché il titolo e la copertina dell’epoca facevano pensare a un atto d’accusa politico contro il mondo del calcio), stavolta non perda l’occasione: come Boccalone di Palandri o Porci con le ali di Rocco e Antonia, il libro di Sollier è una time capsule che ci racconta tantissimo degli anni Settanta, della vita, della politica, della sessualità. E anche, ma nemmeno troppo, del calcio. Come lo definisce Antonio Ghirelli in appendice, si tratta di un “ritratto di una generazione al suo meglio”. Ed è vero.


Occhi chiari e ciuffo garibaldino, Paolo Sollier è stato un calciatore discreto (definisce i suoi piedi “di gesso”) ma generoso, intelligente e con grandi polmoni. Giocò per due stagioni nel Perugia, passando dalla B alla A, e divenne presto famoso per le sue opinioni politiche. Qualche gol, tanti saluti a pugno chiuso alla curva, nessun autografo perché non ne capiva — a ragione — il motivo.
Simpatico finché era il personaggio un po’ curioso di cui fare il ritrattino sui giornali sportivi o nel pezzo di costume, suscitò polemiche a non finire quando pubblicò questa sorta di diario della sua permanenza nel capoluogo umbro. Un racconto per impressioni, cenni e confessioni, dove con ironia e una notevole capacità poetica possiamo leggere le domande sul mondo che si fa un ragazzo che non accetta il ruolo di star che i tifosi e la stampa vogliono dargli. E che vuole sempre decidere di testa sua, mettendo continuamente in discussione tutto.
Prima attivista cattolico, poi cane sciolto, infine aderente ad Avanguardia Operaia, Sollier versava parte del suo stipendio al partito e, durante l’anno della promozione, ottenne che a ogni suo gol il presidente del Perugia sottoscrivesse due abbonamenti al Quotidiano dei Lavoratori. Ne fece sette.
calciesputi76.jpgIl libro è un caleidoscopio di immagini vivissime, trascritte con una prosa inventiva e sciolta, estremamente naturale: ci sono i giochi infantili per passare il tempo nei famigerati ritiri, fonti di depressioni agonistiche (e tuttora invocati e utilizzati); ci sono le tante avventure sentimentali/sessuali — cosa che ovviamente costò all’autore le critiche più feroci perché un calciatore, fino alla domenica sera, deve rispettare l’astinenza; ci sono argomenti tabù ancora oggi nel mondo dello sport, come fumo (quel fumo), masturbazione e omosessualità; e c’è la politica, ovviamente, lontanissima dalla comoda cappa di piombo che la storiografia “seria” insiste a stendere su quegli anni. Sollier confida le speranze, esprime la gioia delle manifestazioni, la paura per le minacce e gli accoltellamenti fascisti. E si comprende come in quegli anni qualcuno vivesse sul serio il privato politicamente, senza ipocrisie, né forzature, né menate ideologiche.
Il libro costò il deferimento del calciatore alla Disciplinare della Lega Professionisti e pure le repliche di alcuni giornalisti (riprodotte in questa nuova edizione), offesissimi perché esisteva un calciatore che sapeva scrivere cose intelligenti e, tra l’altro, ben meglio di loro. Tra questi quell’Italo Cucci che probabilmente vi capiterà ancora di vedere una sera sì e una no in televisione.
Calci e sputi e colpi di testa è stato riedito vincendo la ritrosia di Sollier che ne temeva — una volta tanto sbagliando — l’inattualità: in un momento in cui i Moggi usufruiscono dell’indulto e Beckham fa notizia per le spese di sua moglie in via Montenapoleone, questo libro vi riconcilierà col gioco del pallone come un bel libro di Soriano.