di Giovanni Iozzoli

Andrea Bottalico, Le frontiere del mondo. Viaggio nella filiera dei container, Edizioni dell’asino, Milano 2022, pp. 151, € 18,00

Andrea Bottalico, saggista e ricercatore universitario, ha dato alle stampe un libro prezioso e utile, al cui centro si colloca la logistica della globalizzazione – e in particolare la rivoluzione dei container marittimi che sta ridisegnando i flussi commerciali e la tecnologia dei porti. Un argomento solo apparentemente per specialisti: Porto e Merce sono ormai categorie inscindibili nella catena del valore; mentre il vecchio concetto di “retroporto” ha lasciato il posto a strutture profondamente ramificate della logistica, che innervano per centinaia di chilometri i territori, ridefinendoli e organizzando filiere produttive che stanno facendo registrare tassi altissimi di conflittualità sociale. Bottalico, pur essendo un ricercatore di ambito accademico, evita la logica e il linguaggio della saggistica: alternando registri narrativi e da giornalismo d’inchiesta, costruisce un affresco convincente, documentato e adatto a qualsiasi genere di lettore.

Il tema dei “container” è più suggestivo di quel che possa sembrare. Quando si parla della stagione della globalizzazione, quasi mai si pensa che è stata possibile solo grazie a questo rivoluzione tecnologica che ha “occultato” la merce dentro i box metallici e ne ha permesso una movimentazione rapidissima, che su certi terminal è ormai totalmente automatizzata. Il box nasconde la Merce, quasi a ribadirne il carattere astratto di valore, dentro l’anonimato della forma container. Bottalico sembra andare quasi all’inseguimento di questo segreto, di questo occultamento, che fa viaggiare il valore attraverso milioni di rivoli inafferrabili. Un nuovo “arcano” che trova i suoi snodi dentro porti inaccessibili fino alla militarizzazione, che ridisegnano geografia e rapporti sociali.

Certo, oggi, dentro la crisi della stagione della globalizzazione, sarà necessario un aggiornamento dell’analisi: l’impennata dei costi dei trasporti, indurrà profondi cambiamenti nella divisione internazionale del lavoro – fino a prospettare inevitabili ri-localizzazioni di molte produzioni. È ancora presto per assumere questi scenari come assodati; ma sono plausibili e parzialmente già in atto, anche se riguardano soprattutto aziende americane. Un libro profondamente politico, quello di Bottalico, per chi riesce a cogliere, da queste tematiche, una lettura aggiornata dei conflitti capitale-lavoro e profitto-natura. Pubblichiamo uno stralcio dal penultimo capitolo.

L’ho intravista nelle facce stanche dei portuali al varco, nei marittimi alienati in un locale di Anversa, nei manager strafatti alle conferenze, nell’arroganza supponente di chi crede di dominarla nascondendosi nel sottobosco. Nei luoghi di transito delle persone. Nei fantasmi. Protetta da uomini stanchi. Sorvegliata. Sdoganata da burocrati. Fiutata da pastori tedeschi al guinzaglio coi padroni in divisa. Stoccata da interinali nei magazzini retroportuali. Tracciata da intelligenze artificiali. Diretta verso destinazioni altre. Magari la troverò quando smetterò di cercarla. In questo viaggio il lavoro e le merci sembrano scomparire, fino a che non rimane nient’altro. La filiera del container abbatte il tempo e lo spazio. Si manifesta nei luoghi connessi ad altri luoghi, in una rete più o meno fitta che modifica la geografia dei territori. La filiera del container scompare dietro la rete, ma questa rete esiste e configura il mondo così come lo conosciamo.
Tutto nasce allora da un equivoco: quello di pensare che l’invisibile caratterizzi la filiera del container e del suo sistema nervoso globale. Ma la filiera del container è qualcosa di concreto, governata da gente in carne e ossa ossessionata dalle economie di scala, disposta a inseguire la Merce ovunque, perchè dove sta il peso là sta la bilancia e loro sono il Mercato. E il futuro continuerà a dipendere da Lei che lo determinerà, che causerà confitti. Disastri, esplosioni e incidenti; che verrà trasportata su navi di 400 metri che prima o poi ostruiranno il flusso come se ostruissero l’arteria che pompa sangue al cuore pulsante dell’economia globale che tutto crea, tutto distrugge e niente trasforma. Il gigantismo si fermerà quando vorrà Lei. Ma sarà tardi. Per ogni container che partirà qualcuno penserà ad una nuova infrastruttura da progettare e ad un nuovo territorio da predare. Le nuove rotte commerciali a seguito dello scioglimento dei ghiacciai saranno prese d’assalto dalle compagnie marittime, perché ogni crisi è per loro un’occasione, perché loro pensano a come trasformare la catastrofe in opportunità (p.141).

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