di Mauro Baldrati

Nico Farolfi e Roberto Cino, i due soci della casa editrice Lenon Johnson, erano depressi. Chiusi nell’ufficio di Nico, con vista sul bosco verticale, non aprivano bocca da più di mezz’ora. Avevano appena analizzato la situazione desolante del mercato. Le vendite erano in costante calo, ogni nuovo libro era un rebus. Avrebbe esaurito l’edizione? Si stava prospettando un disastro. Riguardava tutti, ovviamente, ma non era una consolazione. Il virus, con le sue minacce, aveva riempito il già scarso spazio libero dell’immaginario collettivo. Chi aveva più tempo di pensare ai libri?
Roberto si teneva la testa tra le mani. “Ci vorrebbe qualcosa… Un fatto nuovo, un evento che possa scuotere le coscienze.”
Nico stava guardando il file di un romanzo proposto da uno scrittore di Napoli. Un testo storico, ma troppo pensoso, troppo preciso. Tutto a scapito dell’avventura facile, che era il requisito fondamentale per vendere. “Beh, io un’idea ce l’avrei” disse.
Roberto alzò la testa e lo guardò. “Ah, sì?” Interessante. Non c’era dubbio che Nico era la forza motrice creativa dell’azienda. Lui invece era l’organizzatore, il manager. “Allora sputa il rospo.”
Nico si sistemò sulla poltroncina ergonomica. “Mio cugino conosce un tipo, un ragazzo di 28 anni, che ha una malattia rarissima. La sua pelle si sta coprendo di squame. Le braccia ne sono piene e si stanno diffondendo sul collo e sulla testa calva.”
Roberto non commentò. L’introduzione non significava nulla, ma aspettava il seguito. Nico non parlava mai a vanvera.
“Ho visto una foto, fa impressione. Sembra un personaggio di Star Trek.”
Roberto corrugò le sopracciglia. Un personaggio di Star Trek. Una piccola lampadina si era già accesa nella sua mente.
“E’ incurabile. I medici hanno previsto che nel giro di cinque o sei anni il corpo ne sarà totalmente ricoperto. Poi inizierà a degenerare. Non si sa come finirà. Probabilmente con la morte.”
Il cervello di Roberto aveva iniziato a lavorare furiosamente. Aveva già capito. Il suo prodigioso cinismo, unito a una intelligenza fuori dal comune, era balzato in avanti. Mancava la spiegazione, mancavano i dettagli, ma stava pianificando: cinque anni e poi la morte. Un piano perfetto. Da morti erano ancora più appetibili.
“Ecco” continuò Nico, “lui potrebbe essere il nostro nuovo scrittore di punta. Uno da sfondamento. Uno che spacca.”
Roberto annuì. Già lo vedeva. Uno spettacolo. “Dimmi tutto”.
“Potremmo dargli una nuova identità. Un canadese. Il Canada è un luogo abbastanza misterioso, tagliato fuori dalle rotte mediatiche. Nessuno sa che cazzo succede in Canada.”
“Proprio. Chi c’è in Canada? Ci sono i laghi, e poi?”
“Appunto. E noi tiriamo fuori uno scrittore di successo. Direttamente dalla terra del mistero. Potremmo radere al suolo tutta quella roba scandinava, che ormai è obsoleta.”
“Giusto. Ma cosa farebbe il nostro uomo? Cosa scriverebbe?”
“Ci arriviamo. Ma prima dobbiamo stabilire chi sarebbe.”
Roberto guardò nel vuoto. Era impaziente. Il suo socio aveva un progetto, lo sentiva. Un progetto già definito. E lui non vedeva l’ora di conoscerlo. Nico aveva scoperto Antonello Storioni, quel ragazzo che viveva in un oscuro paesotto del Polesine, che aveva venduto una sbaraccata di copie.
“Dunque” riprese Nico. “Potremmo presentarlo così: sua madre, durante una crociera sul Nilo, è caduta in acqua. Nella nave non si sono accorti di nulla, così la donna è riuscita a raggiungere a nuoto la riva, ma è stata aggredita da un enorme coccodrillo che… l’ha stuprata.”
Roberto spalancò gli occhi. L’idea era talmente geniale che ne era addirittura spaventato. Qualcosa di favoloso. Ma anche di oscuro, di spettrale.
“Dunque… il padre sarebbe un coccodrillo.”
“Certo, e le squame lo dimostrerebbero. Te l’immagini i titoli dei giornali?”
“E come!” gridò Roberto, balzando in piedi. Iniziò a camminare freneticamente per la stanza. Analizzava scenari, immaginava prospettive. Sognava interviste, vendite da capogiro. “Ma… come potremmo gestirlo? E se qualcuno lo riconosce?”
“Lo escludo. Per via del suo aspetto vive murato in casa, coi genitori molto anziani. Praticamente non l’ha mai visto nessuno, a parte mio cugino. Che è appunto mio cugino e sarebbe con noi.”
“Ottimo! Ma cosa ne capisce di editoria, e di libri?”
“Nulla, ma non sarebbe un problema. Basta addestrarlo un po’. Deve conoscere quattro cose in croce. Nessuno gli chiederebbe il suo parere su Gadda, o Kafka.”
“Giusto! Potremmo affidarlo all’agenzia di Giuseppina Comisso, filtrerebbe le interviste, lo istruirebbe.”
“E’ una buona idea. Pensa ai giornali: farebbero carte false per fotografarlo. E le televisioni per averlo come ospite. Sfonderebbe anche all’estero. Lo scrittore coccodrillo.”
Roberto continuava a passeggiare nervosamente, ma ogni tanto si fermava. C’erano ancora dei dubbi. Dei vuoti.
“Già, ma cosa gli faremmo pubblicare? Voglio, dire, affidarsi a un ghost writer sarebbe inevitabile, ma non so se…”
Nico lo prevenne. “No. Abbiamo già il materiale. Antonello sta scrivendo come un ossesso. Ormai è a due libri al mese. Non possiamo certo pubblicarli tutti.”
“Perfetto! Quindi una roba dei monasteri, coi libri maledetti e…”
“No” lo interruppe Nico. “In Canada non hanno avuto il medio evo. Dovremmo fargli riscrivere alcune parti. Un villaggio di indiani, tipo… gli Irochesi? Chi c’era in Canada?”
“Mmm… Mi sa che gli irochesi erano americani. Non so che tipo di indiani abitava quelle terre.”
Nico armeggiò col computer. “Ecco qua. Gli Algonchini. Il nome va bene, l’ho già sentito. Un titolo potrebbe essere Il villaggio maledetto. Oppure Il pugnale maledetto. Antonello metterebbe a posto alla svelta.”
Roberto sentiva un’euforia che, dopo la lunga depressione, saliva fino in gola con un senso di ebbrezza. Antonello Storioni, con la sua scrittura bassa, era lo scrittore perfetto per quel progetto. “Per il lancio potremmo mandarlo da Fazio” disse.
Nico socchiuse gli occhi. “Dici? Andrebbe molto bene, ma lo prenderà? Vuole solo i personaggi già famosi.”
“Lo prenderà, sta sicuro. Andrò a Bologna a parlare con Beppe Caschetto, l’agente che gestisce gran parte degli ospiti del programma. Ci metteremo d’accordo. Quell’uomo ha un fiuto soprannaturale.”
I due soci tacquero di nuovo, ognuno immerso nei propri pensieri. Il progetto prendeva forma, con tutti i particolari, le sfaccettature, le variabili.
“Cazzo!” esclamò Roberto, ormai un fiume in piena. “Potrebbe andare anche al festival di Sanremo, spopolerebbe!”
“Sta calmo Robby. Intanto facciamone uno scrittore da best seller. E’ il nostro mestiere.”
“Sì, ma perché no lo scrittore coccodrillo che canta? Come in America, dove tutti, gli attori, gli scrittori, sono anche cantanti!”
Nico sorrise. Tutto era possibile, se centravano l’obiettivo. E l’avrebbero centrato. Il personaggio era perfetto. Era anche bello. Un bel ragazzo giovane con le squame. Un mito. Già vedeva gli strilli in copertina: Un travolgente thriller che vi toglierà il sonno. E in quarta una foto dell’autore a tutta pagina. In America, poi, c’erano dei cosiddetti critici di riviste fasulle che, per un pugno di dollari, erano disposti a scrivere qualunque cosa. Il libro avrebbe venduto trecentomila copie come niente. Con una buona lavorazione anche cinquecentomila. E svariate riedizioni all’estero.
“Faremo un milione di copie solo in Italia!” esclamò Roberto.
Nico ridacchiò. Era un entusiasta, come lui era prudente.
I due soci si guardarono.
Non vedevano l’ora di mettersi al lavoro.

(L’immagine è di Franco Brambilla, che ringraziamo. E’ stata la cover di Urania Horror “Dagon” di Fred Chappell)

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