di Alessandra Daniele

C’era una volta… – Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori, sbagliandosi, perché le favole sulla monarchia sono morte con Lady Diana
C’era una volta un burattino di premier di nome Giuseppinocchio, che serviva da testa di legno ai suoi cosiddetti vice, il Ratto e la Iena (ridens) i quali l’obbligavano sempre a ripulire le loro porcate.
“Ma quella non era Cenerentola?” Chiedeva Giuseppi. “Non dire stronzate da intellettuale radical chic” lo zittivano i due compari, e continuavano a gozzovigliare.
Un giorno però a Giuseppi apparve la Fata Turchina, tutta vestita di blu e con le chiome cinte d’una corona di stelle dorate. “Caro Giuseppi, vuoi diventare il nuovo Aldo Moro?” Gli chiese.
“Preferirei di no” rispose Giuseppi, portandosi istintivamente le mani all’inguine in un gesto scaramantico.
“È solo un’analogia – chiarì la Fata – Vuoi diventare il perno del nuovo compromesso storico fra PD e Movimento 5 Stelle, e trasformarti così  da squallido prestanome a nobile Avvocato del Dialogo?”
“Cosa devo fare?” Chiese Giuseppi. “Tieniti pronto per quest’estate, quando il Ratto, ubriaco di cocktail, olio solare e sondaggi gonfiati, affonderà il suo stesso governo sognando i pieni poteri. Aspetta d’essere rinominato premier dal Grillo Straparlante, e poi fai tutto ciò che ti dirò io – la Fata si fermò ad ascoltare un uccellino azzurro a stelle e strisce appena giunto a strepitarle nell’orecchio. Poi annuì – E naturalmente tutto quello che ti dirà il nostro amico Sputafuoco – aggiunse un po’ controvoglia – La parola magica per contattarci è Interlocuzione“.
“Ma così resterò un burattino” obiettò Giuseppi. “Ma non sarai più un burattino di legno – sorrise la Fata – sarai un burattino di seta, come le tue belle pochette da taschino e le tue cravatte firmate. Ricordati però che allo scoccare della Mezzanotte, i cavalli della tua carrozza dorata si trasformeranno in sorci verdi e verdini, e cercheranno di trascinarti via dalla festa”.
“Ma quella non era Cenerentola?” Chiese ancora Giuseppi.
La Fata Turchina si strinse nelle spalle. “Sono le convergenze parallele” rispose, e sparì in una nuvola di fuffa.

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