di Mauro Baldrati

Si è aperta la quindicesima edizione del Biografilm Festival di Bologna, la rassegna di film di varie nazionalità e stili, la maggioranza in anteprima italiana, molti in europea e mondiale, che da evento cittadino è diventato, nel corso degli anni, un appuntamento internazionale che fa da contrappunto a Venezia, Cannes, e al Sundance.

Questa edizione presenta un’agguerrita batteria di registi italiani, con opere che rischiano di essere visibili a fatica nelle sale nazionali, tutte ingolfate di baracconi hollywoodiani, horror adolescenziali, commedie romantico-comiche e cartoni animati. Sono coinvolte sette sale cittadine, con proiezioni ininterrotte che iniziano di mattina e proseguono fino a notte. Non mancano alcuni classici, come Diaz – Don’t clean up this blood, di Daniele Vicari, sui fatti del G8 di Genova, o Aquarela di Viktor Kossakovsky, un documentario fortemente evocativo sul mondo acquatico, o La voce Stratos, di Monica Affatato, un altro documentario sul cantante e polistrumentista Demetrio Stratos. Oppure El Pepe, il ritratto politico-poetico dell’ex guerrigliero presidente dell’Uruguay José Muijica, tracciato con la mano ferma di un artista mirabolante come Emir Kusturica.

Due monografiche, omaggio a registi di grande qualità non molto conosciuti dal grande pubblico, comprendono tre opere del danese Mads Brügger, autore provocatorio e anticonformista, vincitore con Cold Case Hammarskjöld del Sundance 2019, e otto di Costanza Quatriglio, narratrice-documentarista che ha raccontato le emarginazioni e le diversità dei sud del mondo, vincitrice del nastro d’argento a Venezia 2013 con Terramatta, la vita e il punto di vista di un vecchio cantoniere siciliano semianalfabeta.

Tra le opere più attese si segnalano il formidabile docu Wat’s my name: Muhammad Ali, di Antoine Fuqua (anteprima italiana), molto attuale in quest’epoca di ennesima guerra ai diritti civili, con materiale inedito; Luther Blissett – informati, credi, crepa, di Dario Tepedino, la storia della comune artistica bolognese degli anni Novanta, da cui si formò il collettivo di scrittori Wu Ming; Meeting Gorbachev, di Werner Herzog, l’incontro con l’ultimo presidente dell’URSS e l’epica perduta del Partito Comunista Sovietico, di uno dei registi più originali e destabilizzanti della storia. E, non da ultimo, Diego Maradona, di Asif Kapadia (Anteprima italiana, sarà nelle sale solo per 3 giorni, il 23, 24, 25 settembre).

La full immersion cinematografica si concluderà il 17 giugno.

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La sera dell’inaugurazione, giovedì 6, è stato proiettato Celle que vous croyez (titolo italiano Il mio profilo migliore), di Safy Nebbou. Di seguito una nota sul film.

E’ un evento riuscire a stupirsi per un film che parte da un evento-tipo di cronaca, “modernizzato” dall’inserimento di argomenti inflazionati come i social; ma riuscire a stupirsi del fatto di riuscire ancora a stupirsi, è uno dei regali più preziosi che possa donarci un regista. E’ il caso di questo film, interpretato da una straordinaria Juliette Binoche, che racconta, con un ritmo perfetto e svolte narrative, la vita, la personalità, la solitudine e le battaglie di una donna cinquantenne parigina, divorziata, madre di due figli, che non si rassegna a considerare se stessa come una signora per la quale le sfide della vita, e il piacere di vivere, sono ormai eventi di un tempo perduto.

Claire ha una storia con un uomo più giovane, che forse sta con lei solo, o soprattutto, per avere rapporti sessuali. Sente che non gl’importa di passare del tempo con lei, o di organizzare delle cose insieme. Arriva, vanno a letto, poi lui se ne va con fare distratto, di chi non vuole impegni né coinvolgimenti.

Ma Claire non è una donna che si rassegna, né che accetta passivamente una forma di sfruttamento, così gli dà il benservito. Ma si ritrova sola, e la solitudine a quell’età è doppiamente pesante e difficile. E’ in terapia con una psicologa, un personaggio che una volta tanto non è una specie di macchietta, ma una figura solida, acuta, che scava nelle apparenze e nella psiche di Claire per mettere in luce verità nascoste e contraddizioni. Proprio le sedute con la psicologa rappresentano i capitoli della narrazione: Claire racconta come per noia, o forse per spiare il suo passato amore, si inventa una personalità fittizia, una giovane ragazza avvenente che usa (o crede di usare?) per mettersi in contatto col giovane socio del suo ex amante. Inizia una storia intrigante col ragazzo, che appare ammaliato sia dall’immagine della ragazza, sia dal suo acume, dalla sua intelligenza e dal suo anticonformismo.

E qui lo spettatore, nella fase iniziale del film, sospira e sente il pensiero molesto che prende forma: “Oh, no, ancora un amore ai tempi di FB, ma si può?”. Ma niente paura. Il film ha presto una svolta, poi più svolte, e la gestione dei due piani psicologici, quello “reale” e quello fittizio, procede con maestria verso territori accidentati e pieni di zone oscure. Zone nelle quali la psicologa indaga, ribadendo la qualità della sua professione, che Claire tenta più volte di destabilizzare col suo sarcasmo: è una figura di supporto e di aiuto, non un’amica. E se Claire lo vuole, questo aiuto, deve essere sincera, e smetterla di mentire e di difendersi con la sua ironia aggressiva.

Così assistiamo al processo di fusione/conflitto delle due personalità, quella cosiddetta reale, che “lancia” la sua alter ego virtuale, la giovane donna che seduce un giovane uomo che potrebbe essere suo figlio. Man mano che la storia procede una nuova consapevolezza prenderà forma nella mente di Claire. Ma non solo: anche la psicologa ammetterà che attraverso i racconti di Claire lei stessa si è arricchita e ha migliorato la propria autocoscienza. Ma attenzione: non è solo una storia psicologica, né didascalica; non mancano i colpi di scena e anche l’azione, gli equivoci, l’ironia.

Il mio profilo migliore è coinvolgente sia per gli spettatori giovani, come materiale di studio e di spettacolo che riguarda il loro futuro, sia per quelli che hanno raggiunto e superato l’età di Claire, per i quali il coinvolgimento può raggiungere livelli di identificazione che possono persino perseguitarli per i giorni successivi la visione del film.

Sarà distribuito in ottobre (al Biografilm sarà proiettato sabato alla sala Galliera alle ore 21.30), e non abbiamo dubbi a ritenerlo imperdibile, da vedere quasi subito, per i motivi che dicevamo all’inizio: il dominio dei blockbuster e dell’omologazione, che possono cacciarlo dalle sale dopo pochi giorni.

(Nella foto: il regista Safy Nebbou alla serata di inaugurazione con l’attrice Doria Tillier, detta “la nuova Jane Birkin”, madrina del Biografilm, che recita in Yves.)

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