di Valerio Evangelisti

Comitato invisibile (L’insurrezione che viene – Ai nostri amici – Adesso), ed. Nero, Roma, 2019, pp. 356, € 20, 00.

La casa editrice Nero, dalla genesi e dai connotati insoliti, si è specializzata nel pubblicare testi importanti della sinistra antagonista contemporanea. Propone ora, in unico volume, i tre saggi finora apparsi del famoso (per modo di dire) e famigerato (per modo di dire) Comitato invisibile francese, un collettivo rivoluzionario anonimo oggetto di feroci persecuzioni giudiziarie, Di uno di questi saggi, Ai nostri amici, avevamo dato notizia qui; ma ora esce in traduzione più accurata (di Marcello Tari) e corredato dagli interventi che l’hanno preceduto e seguito.

La “corrente” di appartenenza, se si può definire tale, è quella del situazionismo, con robuste iniezioni di anarchismo. Qualcosa di prettamente franco-francese. Lo è pure lo stile, che mescola paradosso, ironia, intenzione provocatoria, su un sottofondo culturale solidissimo. Siamo lontani mille miglia dal marxismo, e il leninismo non è nemmeno preso in considerazione. Lo si nota anche dal privilegio accordato a un discorso tra il filosofico e il sociologico, con uno spazio solo marginale riservato all’economia (salvo pagine a dir poco brillanti sul tema delle crisi, in apertura di Ai nostri amici).

Quale il tema di questi scritti? Uno solo: descritte le linee di tendenza della società capitalistica attuale, come sovvertirle in senso rivoluzionario mettendone alla luce imbecillità e disumanità di fondo, e proponendo linee d’azione utili allo scopo. Il Comitato respinge tutte le tradizionali forme organizzative del movimento operaio, partiti, sindacati, persino assemblee. Esse contengono, a suo giudizio, inevitabilmente pulsioni autoritarie, oppure sono inani e sfociano in puro chiacchiericcio (per esempio le Nuits début parigine del 2016). L’unico strumento per attrezzarsi a una lotta efficace è il raggruppamento per nuclei di affini, detti “le comuni”, che condividano l’ideale ultimo (la felicità, a ben vedere) e i metodi per realizzarlo.

Un chiamarsi fuori dal sistema, mimando un mondo a sé e accontentandosi di quello? No, per nulla. L’auspicio del Comitato non è da “figli dei fiori”, ma l’inverso. “Che gli atti d’inciviltà diventino metodici, sistematici, e confluiranno in una guerriglia diffusa, efficace, capace di restituirci alla nostra ingovernabilità, alla nostra indisciplina primordiale”.

La “comune” è dunque, al tempo stesso, schizzo di un futuro libero da lacci e condizionamenti della società del capitale e organo di battaglia, che si avvale di mezzi spacciati dal nemico per incivili: dal rifiuto del lavoro (nessun nesso con le tesi dell’Autonomia italiana; Toni Negri, in particolare, è deriso e maltrattato), al sabotaggio, al saccheggio, con l’autoproduzione per cementare il modo di essere della comunità ribelle. La quale, per sopravvivere e crescere, deve avvolgersi in un rigoroso anonimato.

Questi alcuni dei temi centrali, ma ve ne sono molti altri: ogni pagina è un’idea, ogni frase un motto. I limiti? Se il Comitato Invisibile ha interpretato assai bene le rivolte delle periferie, la resistenza della ZAD (zone à défendre) di Notre Dame des Landes, e le turbolenze francesi del 2016, non sembra avere previsto un fenomeno singolare come gli attuali Gilets jaunes. Forse ne tratterà nel suo prossimo opuscolo. Ciò non deve distogliere dalla lettura di questa raccolta di scritti, notevoli anche sotto il profilo letterario, elegantissimo e stimolante.

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