[Traduciamo e pubblichiamo qui di seguito un interessante contributo inviatoci dai compagni della Zad sul significato e i temi della grande assemblea intergalattica dei movimenti tenutasi, dal 27 agosto al 2 settembre, sui territori ancora occupati di Notre-Dame-des-Landes. S.M.]

Dietro un tavolo, in disparte dal pubblico, cinque persone bisbigliano in lingue differenti. Gli sguardi sono un po’ vaghi, ma i tratti del volto indicano in tutti una grande concentrazione, mentre sembrano salmodiare in spagnolo, italiano, inglese, basco e francese. A volte, in un intrico di cavi aggrovigliati, si scambiano i microfoni: l’oratore è cambiato.
Durante tutta la “settimana intergalattica” alla Zad, la tavola non si svuoterà mai di questi interpreti improvvisati, tratti dallo stesso pubblico, ma nondimeno capaci di assicurare sempre la traduzione simultanea delle discussioni. Lo fanno senza chiedere niente in cambio, semplicemente orgogliosi di aiutare l’organizzazione, di condividere le loro conoscenze linguistiche con tutti coloro che, sotto il grande tendone, ascoltano le loro voci attraverso gli auricolari.

Una delle interpreti ha le mani così sporche di terra che sembra esitare nel maneggiare gli strumenti messi a disposizione da un collettivo internazionale: nella stessa mattinata ha partecipato alla raccolta delle patate. Un altro soffre ancora dei postumi di una sbornia colossale seguita alla festa intorno ai fuochi della notte precedente. Poco importa, sono là al loro posto, per tradurre le voci degli invitati provenienti dal Wentland (Germania), da Christiania (Danimarca), dalla Val di Susa, dal quartiere basco di Errekaleor, dalle zone dai terreni abbandonati e occupati di Lentillères a Dijon (Francia), dall’Europa, ma anche quelle degli invitati provenienti dal Giappone, dal Messico e dal Rojava. Occorre ammetterlo, anche se talvolta ne dubitiamo, che è ormai evidente che una forza organizzativa è ancora ben presente alla Zad. I cinquecento pasti serviti ogni sera sono serviti da mense autogestite, una delle quali è fatta da migranti che vivono a Nantes, la città vicina. E anche lì, una volta terminato il lavoro delle cucine, approfitteranno delle traduzioni.

Noi vogliamo parlare di un internazionalismo del presente durante questa settimana intergalattica, ma è sufficiente attraversare l’accampamento e gli edifici appena ricostruiti per percepire che lo stiamo già creando, qui e ora. Noi siamo all’Ambazada la cui costruzione è iniziata un anno fa, su iniziativa dei Baschi appoggiati da una equipe di zadisti. Di cantiere collettivo in cantiere collettivo, questa ambasciata dei popoli che non si lasciano sottomettere del mondo intero, è sorta dal suolo. Aperta a tutti coloro che lottano e hanno bisogno oppure desiderano un luogo in cui potersi riunire. Essa ha resistito alle operazioni militari di questa primavera, con gli stessi Baschi, che l’avevano immaginata, arroccati sul suo tetto per difenderla di fronte ai 2500 agenti che hanno attaccato la Zad. Poiché di cantiere collettivo in cantiere collettivo si finisce con l’amare talmente un luogo da giungere a lasciare tutto per correre a difenderlo quando questo è minacciato.

E’ stata proprio la forza di questo attaccamento a donare un tale vigore alla resistenza di questa primavera. Molte persone sono venute dai quattro angoli del mondo per sostenere la Zad, ciò che rappresenta, a causa dei mille legami che le ricollegano. Può proprio essere questa la bozza di questo internazionalismo che si richiama alle nostre voci, che si nutre di una solidarietà attiva tra i territori in lotta, che rafforza le comuni emergenze, che crea attraverso ciò che si condivide una forza materiale e ideale che va al di là delle frontiere. A partire da queste situazioni radicate questo internazionalismo non potrà rivestire che un carattere di “senza terra” che è stato sottolineato durante molti interventi. Questa costituisce senza dubbio la sua novità.

Durante questa settimana si è trattato e discusso di lingue, culture, tradizioni e popoli, temi quasi sempre assenti dai grandi raduni militanti. Prenderà infine atto degli spazi dove emergono le resistenze al capitalismo e alla sua omogeneizzazione su scala mondiale? L’anno prossimo questa settimana avrà luogo a Biarritz, nei Paesi Baschi, città prescelta per organizzare il prossimo summit del G7. La solidarietà non può essere che reciproca.

L’idea di radicamento non è soltanto legata allo spazio, ma è egualmente temporale. Anzi, uno dei fili rossi della settimana è stata la storia, la nostra storia. Quattro serate sono state dedicate ai temi dell’autonomia italiana degli anni Sessanta e Settanta, agli squatter e agli autonomi tedeschi degli anni Ottanta, ai movimenti ecologisti radicali della Gran Bretagna degli anni Novanta e ai movimenti sociali francesi del decennio 2005 – 2016. Illuminati soltanto da piccole lampade, hanno dato voce, davanti a una sala piena, a queste rivolte da cui traiamo larga ispirazione ancora oggi.

Queste narrazioni, in perpetua elaborazione, fanno parte di un apprendistato dell’arte di raccontare che noi non siamo ancora stati capaci di raggiungere fino ad ora. Si intrecciano così le grandi cronologie con gli aneddoti che paiono insignificanti davanti alla “grande Storia”, ma che costituiscono la carne e il sangue di uno storia abitata. I rivoluzionari del XIX secolo percepivano il susseguirsi delle loro sconfitte passate il cammino inesorabile verso la loro vittoria finale. Il nostro rapporto con l’esperienza è più complesso, più frammentato e il nostro avvenire più incerto. Questo non è ancora scritto e, alla scala della Zad, resta ancora largamente da conquistare e inventare. René Char, un grande poeta francese, nel 1944 diceva: “Noi siamo nell’inconcepibile, ma con dei punti di riferimento abbaglianti”. Nella nostra piccola guerra, l’Ambassada è uno di questi punti di riferimento, un embrione del futuro per il quale ci battiamo, in tutte le lingue. Per quel che rimane in piedi, dovremo dimostrare allo Stato che i rapporti di forza non sono svaniti, senza di ciò questo territorio, guadagnato attraverso grandi lotte, rischia di essere definitivamente perduto. Per questo motivo vi invitiamo il prossimo 29 e 30 settembre a partecipare tutti a manifestare con noi alla Zad per continuare la battaglia per queste “terre comuni”. (qui)

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