di Valerio Evangelisti

Alberto Prunetti, 108 metri. The New Working Class Hero, Laterza, 2018, pp, 133, € 16,00

Alberto Prunetti è stato a lungo un redattore di Carmilla. I suoi primi contributi riguardarono le esperienze, narrate in maniera esilarante, fatte come pizzaiolo in Inghilterra. Non avrei mai immaginato che da quel nucleo di ricordi potesse scaturire uno dei romanzi più belli, significativi, avvincenti che io abbia avuto la fortuna di leggere negli ultimi anni. Divertentissimo ma anche tragico, picaresco eppure di una profondità direi “sociologica” che impressiona.

108 metri viene dopo un altro successo di Prunetti, Amianto. Però non ne è il seguito, ma piuttosto un approfondimento, utile per capire i tempi in cui viviamo. Il giovane Alberto, cresciuto da un padre di stretta cultura operaia, fiero della propria abilità manuale e cultore di istinti ribelli (che in Toscana si intingono di valori libertari anche quando di segno diverso), lascia negli anni ‘80 il genitore per andare a cercare lavoro – più che fortuna – in Gran Bretagna. Qui passa per una sfilza di lavoretti, soprattutto nel settore dell’alimentazione (principalmente pizzerie pseudo-italiane) e della distribuzione.

Si trova a contatto con un giovane proletariato distrutto, nemmeno cosciente di essere proletariato. Tutti, più o meno, sono rassegnati alla loro condizione. Solo qualche vecchio (tra cui uno descritto attingendo a Stevenson, mentre per il padronato il riferimento è a Lovecraft) conserva brandelli di dignità. Il resto è poltiglia, con rare eccezioni individuali. Obbligati a un lavoro estenuante e malpagato, con turni che cancellano qualsiasi vera relazione personale. E’ l’Inghilterra arcigna di Margaret Thatcher, ma potrebbe essere benissimo l’Italia ferita a morte dal pacchetto Treu e dalla legge Biagi.

Quando Alberto, dopo mille disavventure spesso comiche, decide di tornare a Piombino, vi ritrova la stessa devastazione. Una città che ha perso le fabbriche e l’orgoglio, assimilata al deserto che invade tutta Europa. Una gioventù senza ideali né speranze. Un padre in agonia per tutto l’amianto che ha respirato. La comicità scompare, subentra l’angoscia. Dello scrittore e del lettore.

Il tutto è narrato con un linguaggio particolare, in cui espressioni toscane si alternano a brani in inglese e a singolari ibridazioni. Prunetti avrà forse difficoltà a essere tradotto, eppure lo meriterebbe più di chiunque altro. Non sono molti gli autori italiani del suo livello. Essere piacevole ma anche scomodo e molesto, polemico ma sempre profondamente umano, non porta di regola al premio Strega. Per chi se ne fotte dei premi, giù il cappello: siamo di fronte a un romanzo grandissimo.

PS. 108 metri è la lunghezza standard dei binari ferroviari, costruiti in passato in Italia ma adottati ovunque.

Share