di Alexik

Domenica scorsa, in piena notte, il paese di Melendugno (LE) è stato messo in stato d’assedio per imporre manu militari la ripresa dei lavori del gasdotto TAP.
Un’ordinanza prefettizia ha consegnato per un mese intero l’abitato e le campagne all’arbitrio di un nutrito schieramento  di polizia e carabinieri.
Circondata la zona di San Basilio, sede del cantiere della Trans Adriatic Pipeline, sequestrati per 12 ore gli attivisti del presidio di protesta, ostruiti con alte cancellate gli accessi alle campagne circostanti, mentre le camionette sbarravano il transito verso la marina di San Foca, isolata dal resto del paese.
Impossibile raggiungere il cimitero nel mese dei morti, e gli uliveti carichi di frutti nel momento del raccolto. Posti di blocco ovunque fermavano chi andava al lavoro, i mezzi della nettezza urbana, e perfino lo scuolabus.
Non poteva passare nessuno, tranne i veicoli della multinazionale.

Il pretesto dell’ordinanza faceva riferimento alla ‘possibilità di infiltrazioni anarco-insurrezionaliste’, ma la rappresaglia è stata rivolta contro il paese intero, colpevole di essersi opposto alla grande opera strategica.
Ma strategica per chi?

La Trans Adriatic Pipeline (TAP) è la parte finale del ‘Corridoio Sud’, un gasdotto lungo quasi quattromila chilometri, che parte dal giacimento azero di Shah Deniz 2.
TAP è la prosecuzione della  South Caucasus Pipeline (SCP), il tratto dall’Azerbaigian alla Georgia, e della Trans Anatolian Pipeline (TANAP) – ancora in costruzione – che attraverserà la Turchia fino al confine greco di  Kipoi.
Da Kipoi la pipeline si snoderà lungo 878 chilometri. Toccherà la massima altitudine a 1800 metri tra i rilievi albanesi e la massima profondità a 820 metri sotto il livello del mare.


Se nessuno la ferma, approderà in Salento, a San Foca, rovinando una delle spiagge più belle del litorale e le attività umane (pesca, turismo) che garantiscono il reddito di chi ci vive.
Poi proseguirà a terra spiantando uliveti fino alla centrale di decompressione, circondata da torce inquinanti.
Torce a freddo che produrranno atmosfere esplosive: una bomba piazzata in mezzo ai 27.000 abitanti dei comuni di Melendugno, Vernole, Calimera e Castrì, ed a 800 metri dalle case più vicine.
La TAP avrà il suo termine a Melendugno, ma il gas continuerà la sua corsa, convogliato per  55 km (con l’espianto di altre migliaia di ulivi) fino a Brindisi per confluire nella costruenda Rete Adriatica SNAM.
La Rete Adriatica, che dovrebbe raccogliere anche il metano di altri due gasdotti (il Poseidon e l’Eagle LNG Terminal & Pipeline) risalirà la penisola per 687 km fino a Minerbio (BO), attraversando nel percorso zone altamente sismiche, già interessate dai disastrosi terremoti degli ultimi anni.
Per amplificare l’effetto del prossimo sisma la SNAM ha già previsto la costruzione di una bella centrale di compressione del gas presso Sulmona.
Oltre il nodo di Minerbio, il gas verrà canalizzato verso la Svizzera attraverso Passo Gries e verso l’Austria, a Tarvisio1.
Insomma è un gas da esportazione.

Che l’obiettivo non sia principalmente il mercato italiano è evidente, dato che i consumi nazionali (ben lungi da tornare ai livelli pre-crisi), si aggirano intorno ai 70 miliardi di m3 l’anno, mentre la capacità di importazione attraverso le infrastruttura già esistenti  raggiunge già ora i 140 miliardi di m3 l’anno.
I supporters del progetto sostengono che l’aumento dell’offerta del gas determinerà una diminuzione del prezzo a vantaggio dei consumatori, usando la stessa retorica che aveva accompagnato a suo tempo la costruzione di un’altra infrastruttura “strategica”, il rigassificatore Olt di Livorno.
Realizzato da privati, ma rimasto di fatto inutilizzato, il rigassificatore è stato soccorso da una sorta di assicurazione, finanziata dalle bollette, che copre gran parte dei mancati incassi in caso di inattività: nel 2015 ci è costato 83 milioni di euro.
Proprio un bel ‘vantaggio’ per i consumatori !
Le infrastrutture definite come ‘strategiche’ godono infatti del cd ‘fattore di garanzia’, che comporta che gli eventuali mancati incassi dei privati vengano risarciti attraverso un aumento della bolletta del gas.
Una misura rivendicata dal presidente della ‘Autorità per l’energia e il gas’ Guido Bortoni: “Le infrastrutture strategiche rispondono a un interesse generale: è giusto perciò che il loro costo sia in parte sostenuto anche nelle tariffe”.
Chissà se il fattore di garanzia’ verrà applicato anche a TAP e Rete Adriatica, in nome ‘dell’interesse generale’.
Ma, continuiamo a chiederci, l’interesse generale di chi ?

Dell’Europa che ha bisogno di gas‘, ci dicono.
Le stime di Gazprom e dell’ENI prevedono infatti una domanda europea di gas naturale in forte crescita: dai 478 miliardi di m3 del 2014 ai 632 del 20352.
Ma … l’interesse generale che ci viene sbandierato ad ogni nuova conferenza sul clima, non dovrebbe consistere nell’abbandono dei combustibili fossili per scongiurare l’irreversibilità del riscaldamento globale ?
Con estrema naturalezza, i rappresentanti dei governi delle potenze industriali fingono periodicamente di interessarsi al contrasto dei cambiamenti climatici, proprio mentre rinforzano le politiche energetiche che li determinano.
Non pagheranno loro il prezzo delle inondazioni, della siccità, della desertificazione, dello scioglimento dei ghiacciai, dall’innalzamento degli oceani, dei conflitti e delle migrazioni epocali che tutto questo comporta.

18 maggio 2016: Calenda e Tsipras inaugurano la Trans Adriatic Pipeline a Salonicco.

Dunque, dicevamo: l’Europa avrà bisogno di gas.
E non di un gas qualsiasi, ma di gas indipendente !
E’ infatti ormai una questione prioritaria rompere il giogo della sottomissione energetica nei confronti di Mosca, dimostrando orgoglio e intransigenza nella strategia della fermezza a fianco dell’alleato ucraino!
La preoccupazione in tal senso è così alta che la Germania ha ratificato il raddoppio del North Stream, il gasdotto che già unisce direttamente, attraverso il Baltico, Vyborg, in Russia con Greifswald nella Repubblica Federale.
Il progetto Nord Stream/2, sostenuto da diverse compagnie europee (fra cui l’anglo-olandese Shell, le tedesche Uniper e Wintershall – controllata dalla Basf – la francese Engie e l’austriaca Omv) permetterà alla Germania, all’Olanda, alla Gran Bretagna, alle Repubbliche Ceca e Slovacca, all’Austria e all’Italia di non interrompere gli approvvigionamenti di gas russo qualora Mosca provveda, nel 2019, a chiudere definitivamente a Kiev i rubinetti.

Dettagli come questo inducono il sospetto che tutta questa retorica antirussa in fatto di gas sia solo un’immensa cortina di fuffa.
Fin dall’inizio, la Trans Adriatic Pipeline ci è stata spacciata come una modalità indispensabile di diversificazione delle fonti energetiche che ci avrebbe permesso di alleggerire la dipendenza da Mosca, grazie all’apporto degli immensi giacimenti azeri.
Il fatto è che probabilmente i giacimenti azeri non sono poi così immensi.
Secondo Simon Pirani, Direttore di ricerca dell’Oxford Institute Energy Studies intervistato da Report:
Il Consorzio Tap dichiara che arriveranno 10 miliardi di metri cubi di gas per poi passare a 20. Ma non capisco dove prenderà quest’altra parte di gas. Sappiamo che i giacimenti attuali nel 2023 saranno in declino…. L’Azerbaigian ha da poco chiesto alla Russia di importare del gas per soddisfare i propri bisogni. Se non ne ha per sé, quanto ne avrà da esportare in Europa?“.
Non è dunque impossibile che dal TAP scaturisca l’odiato gas russo, comprato e rivenduto dagli azeri, come del resto non è impossibile che il gas russo arrivi tramite il Turkish Stream, il gasdotto dalla Russia alla Turchia attualmente in costruzione, che si andrà ad intersecare con la TAP all’altezza di Kipoi, sul confine turco/greco.

Pirani continua dicendo: “Se poi vogliamo parlare di prezzo, secondo le nostre stime, sia il gas russo che quello liquido proveniente dagli Stati Uniti costeranno meno del gas che arriverà dall’Azerbaigian“.

In pratica, gran parte degli argomenti utilizzati per farci accettare la costruzione della Trans Adriatic Pipeline non hanno fondamento: dalle necessità del mercato interno, al calmieramento dei prezzi, all’indipendenza da Putin.
Se dunque non è il supremo interesse nazionale a giustificare l’assedio di Melendugno, in difesa di quali interessi prefetto e questore hanno disposto cotanto spiegamento di forze? (Continua)

 

 


  1. Snam Rete Gas, Piano di realizzazione di nuova capacità e di potenziamento della rete di trasporto. Anno Termico 2015/2016, p. 25. 

  2. Demostene Floros, Dal South al Turkish Stream: Ankara gioca la carta russa, in ‘Limes’ n. 5/2015, pp. 136/137. 

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