di Fiorenzo Angoscini

Quaderni FLC pinto Quaderni della Piazza, Giuseppe Magurno e Marina Renzi (a cura di), LUIGI. Una storia semplice (con Ezia Valseriati, 2013, pp.94, euro 10,00); GIULIETTA. La tête bien faite (2014, pp.154, euro 10,00); LIVIA. La ricerca dell’umano (2014, pp.144, euro 10,00); ALBERTO. Una questione scientifica (2015, pp.156, euro 10,00); CLEMENTINA. Una concreta utopia (2016, pp.186, euro 10,00); EUPLO, BARTOLOMEO, VITTORIO. Percorsi del lavoro (2016, pp.152, euro 10,00), Federazione Lavoratori della Conoscenza-CGIL Brescia

In occasione del 42° anniversario della strage di Piazza della Loggia (28 maggio 1974) si è conclusa la “fatica” editoriale intrapresa quattro anni fa dalla Federazione Lavoratori della Conoscenza, quella che era la CGIL Scuola, il sindacato a cui erano iscritti ben cinque degli otto caduti nella piazza bresciana, assassinati dalla bomba fascista del 28 maggio 1974.

E proprio il titolo della collana, coniato appositamente per tale iniziativa, è esplicito, chiaro, inequivocabile: Quaderni della Piazza. Per sottolineare la centralità, ed importanza, di questo luogo.
Simbolo di democrazia, incontro e confronto, area libera nel senso di spazio dove proporre e verificare tesi, avanzare proposte, sostenere convinzioni e adottare decisioni conseguenti.
Nel 2000, durante le manifestazioni (ed occupazione permanente della piazza) per l’ottenimento dei permessi di soggiorno, uno dei migranti protagonista di quelle lotte, definì Piazza della Loggia “il nostro parlamento”.

Questa dichiarazione, o slogan semplificato, rende molto bene il significato che gli si è voluto attribuire, il ruolo che ha svolto, l’importanza che ha assunto.
Nella “Piazza” ci si raduna, ci si incontra, si discute e dibatte, si decide: tutti e tutti insieme.
Un grande esempio di democrazia diretta e partecipata.

Molto significativa l’affermazione, scritta da Pierpaolo Begni, segretario provinciale FLC CGIL di Brescia, nella premessa dell’ultimo “quaderno”, quello dedicato ai tre caduti, lavoratori “manuali” e non “intellettuali” come gli altri cinque, ma che vale per tutti: “Un impegno fatto di attenzione per l’altro e soprattutto voglia di affermare il dissenso rispetto al riemergere del fascismo…precursori del progetto di democrazia radicale che emerse dalle lotte degli anni ’70”.

Il lavoro dei curatori, certosini tessitori ed indagatori delle esperienze umane, culturali, sindacali, politiche e professionali degli otto antifascisti trucidati dopo (molto tempo dopo) la Liberazione dal nazifascismo, è stato condotto con discrezione, eleganza, leggerezza (nel senso di non intrusione invasiva) raccontando molte delle sfaccettature, anche della vita privata, di ognuno di loro. Tracciando dei profili personali molto coinvolgenti.

Andando a briglia sciolta, senza ordine cronologico o d’importanza, si scopre che Bartolomeo Talenti, iscritto alla Federazione Lavorati Metalmeccanici (esperienza ‘unitaria’ di Fiom-Fim-Uilm), era “comunista, convintamente comunista. Ma, per motivi che non conosco (è il figlio Ugo che ricorda ndr) non aveva la tessera del PCI e non era iscritto, di conseguenza, a nessuna sezione. Acquistava e leggeva “ l’Unità” […] Seguiva, naturalmente, con preoccupazione gli attacchi alla democrazia che venivano dall’estrema destra e che avevano toccato anche Brescia. Ed era determinato come tutti gli antifascisti […] Per questo si trovava in Piazza Loggia” , oltre che padre indispensabile, provetto ed abile “basculatore-rampatore” (specializzazione della lavorazione dei fucili da caccia e precisione nell’industria delle armi) e calciatore-ala destra in un ruolo di buon livello professionistico (per i tempi di allora: anni ’40) in due formazioni di serie C: il Mantova (due anni) e il Brescia.

A Brescia, invece, Luigi Pinto foggiano del ’49, giunge nel 1972 per prendere servizio, come insegnante di applicazioni tecniche, presso la scuola media statale di Siviano a Monte Isola1 (Bs) dopo aver girovagato e lavorato in gran parte della penisola, Sardegna inclusa, come perito tecnico, diploma conseguito al termine dall’anno scolastico 1967-’68 presso l’Istituto Tecnico ‘Saverio Altamura’ di Foggia. Mentre frequentava l’Itis, durante le vacanze estive, svolgeva lavori precari e saltuari per potersi pagare i libri di testo dell’anno successivo.Nel settembre del 1973, solo otto mesi prima di essere dilaniato (morirà il 1 giugno 1974) dalla bomba nera, si era sposato con Ada Bardini, insegnante.Luigi era un militante dell’Organizzazione Comunista Avanguardia Operaia.

Alla stessa organizzazione apparteneva anche Giulietta Banzi, insegnante del liceo classico ‘Arnaldo da Brescia’ e moglie dell’ avvocato Luigi Bazzoli, assessore democristiano all’urbanistica del comune di Brescia. Di famiglia e classe agiata, decise di affiancare “gli ultimi del mondo, gli ultimi di un tempo (per) dividere lavoro, amore, libertà”.2. Concorse, con Luigi Pinto, Livia Bottardi, Clementina e Lucia Calzari, Alberto Trebeschi, Pietro Bontempi, ed altri, a fondare il Sindacato CGIL Scuola a Brescia.
Il Nuovo Canzoniere Bresciano le ha dedicato un commovente ricordo musicale (tutto in dialetto) intitolato “La Giulia”,3 parole e musica di Tiziano Zubani.

Quaderni FLC lavoratori Sempre nell’ultimo ‘quaderno’, quello dedicato ai tre ‘operai’, si delinea la storia, la vita e, purtroppo, la morte, di un altro lavoratore ‘manuale’, questa volta della cazzuola, dei mattoni e della calce, dopo essere stato contadino e vignaiolo-cantiniere: Vittorio Zambarda.
Vittorio, inizia giovanissimo la sua attività antifascista, aderisce, subito dopo il 25 aprile, al Partito Comunista Italiano, nel quale milita fino al giorno della strage e della morte e per molti anni è segretario della sua sezione, quella della frazione Campoverde di Salò. Iscritto anche alla Federazione Lavoratori della Costruzioni-CGIL, il 26 maggio 1974, all’età di sessant’anni, due giorni prima della strage, termina una “vita di lavoro” e spera di potersi godere la meritata pensione.

Martedì 28 maggio è a Brescia, oltre che per partecipare alla manifestazione antifascista, anche per perfezionare la pratica di quiescenza, intesa come cessazione dal servizio del lavoratore.
Non riuscirà a “chiudere la pratica” e non potrà usufruire di quella parte di salario differito che mensilmente gli veniva trattenuto. Lo scoppio lo investe e ferisce gravemente. Muore il 16 giugno.

Di Livia, Clementina ed Alberto occorre parlarne collettivamente proprio per l’amicizia che li legava e le attività che condividevano. Livia, trentuno anni da poco compiuti, insegnava materie letterarie alla scuola media “Bettinzoli” ubicata nel quartiere dove anche lei abita; Clementina, coetanea di Livia, docente di Italiano all’ Istituto Magistrale “Veronica Gambara” ed Alberto (marito di Clementina), di poco più “grande”, ha 36 anni quando viene ucciso, laureato in fisica, insegna questa materia all’Itis “Benedetto Castelli” ed è iscritto al PCI. Partito a cui aderisce dopo aver frequentato e “praticato” l’ Oratorio della Pace4 ed essere stato iscritto al Partito Radicale (1957). La famiglia Trebeschi (con tutti i suoi ‘rami’ genealogici) è una delle più note, anche storicamente, dinastie bresciane. I due rami principali si differenziano totalmente ed ideologicamente. Uno, a cui appartiene Alberto, e il fratello Arnaldo, più ‘liberale-libertario’, l’altro, quello dell’ ex sindaco (1975-1985) democristiano Cesare Trebeschi (cugino di Alberto ed Arnaldo) più “conservatore”.5

Insieme e con il marito di Livia, Manlio Milani, la sorella gemella di Clementina, Lucia, suo marito Giorgio Zubani partecipano e contribuiscono ad organizzare le iniziative, e proiezioni, del Circolo del Cinema di Brescia (costituito nel 1966); con altri docenti ed insegnanti, come sopra già detto, fondano il Sindacato CGIL Scuola.
Inoltre, sono tutti, teste pensanti del “Circolo Culturale Arialdo Banfi” di Piazza Garibaldi-Porta Milano che, insieme ed affiancato dal “Circolo Culturale Julian Grimau” di Piazzale Arnaldo-Porta Venezia, sono tra i più attivi e vivaci della città. Anche i più spregiudicati, sia in senso politico che di costume. Per il ruolo e funzione che svolgono sono sempre “sotto tiro”6. A Livia Bottardi Milani, nel 1975, un anno dopo la strage, viene intitolata la sezione bresciana dell’Associazione Italiana Educazione Demografica, con cui aveva iniziato a collaborare nel 1972. Il 27 maggio dello stesso anno anche la biblioteca dell’Istituto Tecnico Commerciale “Cesare Abba” viene ‘intestata’ alla professoressa che, nell’anno scolastico 1972-1973, aveva insegnato lì.

Infine, ma non da ultimo, tutt’altro, incontriamo Euplo Natali, il più anziano (69 anni) delle otto vittime, marchigiano di Iesi (An) migrato a Brescia in cerca del duro mestiere. Per vivere.
Sulle rive del fiume Mella giunge diciottenne, dopo aver conseguito il diploma di Perito Industriale; era un tecnico “sì, non un operaio” tiene a specificare il figlio Elvezio nella sua testimonianza. La precisazione non è una presa di distanza, una discriminante rispetto alla classe operaia, bensì la riaffermazione di quella che in molti definiscono “l’etica comunista del lavoro”. I militanti politici dovevano essere i “migliori”, i più capaci e precisi. Dovevano essere, come sosteneva Brecht, “gli indispensabili”. Sempre a rischio di licenziamento, rappresaglia, trasferimento nei reparti confino erano i più professionalmente diligenti. Ma mai complici e, soprattutto, politicamente conflittuali.
Viene assunto alla Tubi Togni, poi Acciaieria Tubificio Bresciana, ma nel 1941 viene licenziato per motivi politici: è un antifascista convinto.
Grazie alle sue competenze professionali viene subito assunto alla Breda (fabbrica d’armi) e nel 1943, proprio per le sue capacità, viene reintegrato all’ATB.

Dal ’43 al ’45 non si sottrae al lavoro politico, non risulta ufficialmente essere un gappista ma rappresentante del PCI nel Comitato di Liberazione Nazionale della “Stocchetta” (località periferica di Brescia) dove risiede. Dal 1945 al 1948 è segretario della locale sezione comunista.
Terminato il mandato non accetta il rinnovo dell’incarico per “divergenze” con alcuni compagni. Pur essendo un comunista critico: “Rimase, comunque, sempre iscritto al PCI” . Ed alla Federazione Lavoratori Metalmeccanici (secondo la testimonianza del figlio Elvezio).

Purtroppo, recentemente (2013) l’immagine personale e politica di Euplo è stata infangata dalle farneticazioni di un fascista che ha tentato di coinvolgere (legittimato, purtroppo, da una indiretta ma irresponsabile accettazione di confronto che il presidente dell’associazione famigliari delle vittime strage di Piazza della Loggia gli ha concesso, marzo 2011) il militante antifascista e comunista in una impossibile trama perversa secondo cui, Euplo Natali, sarebbe autore e vittima dell’eccidio del 28 maggio 1974. “In primis tra le otto vittime di Brescia c’è un gappista ex-partigiano, Euplo Natali, sul quale si è fatto un insolito silenzio”. Tralasciando lo stile ”letterario”: è un nostalgico di cui non viene citato volontariamente né il nome del fascista in questione, tanto meno il titolo del sedicente romanzo storico di cui è autore, per non concedergli la benché minima “pubblicità”.

Basti ricordare che ad Euplo Natali è stata dedicata (ed è tutt’ora intitolata) la Casa del Popolo di viale Risorgimento, nel quartiere bresciano di Urago Mella. Zona popolare e proletaria nella zona ovest della città. Al suo nome è anche dedicata una Polisportiva che opera nello stesso rione.
Come sempre i fascisti sono ignoranti, stupidi ed arroganti. Oltre che assassini.

In chiusura non posso esimermi dal ricordare che Euplo Natali (ero giovanissimo: 9-10 anni, ed in maniera solo visiva: lo guardavo dalla finestra di casa mia nel Quartiere Primo Maggio, entrare ed uscire, insieme al figlio Rolando, entrambi sempre in bicicletta, dal cancello dell’officina “avvolgimento motori elettrici” dove collaboravano) e Livia Bottardi (che ho avuto come insegnante di Italiano, Storia e Geografia per un anno alle scuole medie inferiori) sono le due vittime della strage che ho avuto modo di conoscere prima dell’eccidio.


  1. Monte Isola è la più grande isola lacustre d’Europa, ed è al centro del Lago d’Iseo  

  2. Tratto da “L’Internazionale” di Franco Fortini  

  3. Che bèla la Giulia che bèla le sguanse culur del lat sintila parlà se lè bèla la te fa namurà. Sintila quand la dis “la vita bisogna doprala a cambiàs noalter e la nostra storia per fal gom le nostre mà”. Quand to sintit a parlà, sie dre a pensà ‘nde per me po’ me so ignit a scusà, sensa gna dit el perchè. E chela matina a la scola quand ghera l’ocupasiu’ disie a chèla sent la de fora sti atenti compagn al purtù. La Giulia la usa ”i fascisti i ria so dai mur la dedrè riciama i compagn stom po atenti se sa ol ndà aanti amo un dè”. Quand to sintit a parlà, sie dre a pensà ‘nde per me po’ me so ignit a scusà, sensa gna dit el perchè. E chela matina so en piasa co l’acqua che ignia so un po rada go dit “ve che sota l’ombrela che fet pò le en mèss a la strada”. La va sota el portec de frèsa en temp per dim l’oltima volta “a venser la sarà la vita” la nostra speransa e la canta. Quando to ìsta per tera, col sanc go pensàt sul a me vulie domandat amò scusa, ta ghet mia ìt vita a se. Che bèla la Giulia, lia bèla le sguanse culur del lat vidila le èn piàsa per tera e me con la oio de usà. La vita lè Giulia la vita che vens chèst tal pode surà e quand che so stracc ma sal dise argota garo bè emparat. Quand to sintit a parlà, sie dre a pensà ‘nde per me po’ me so ignit a scusà, sensa gna dit el perché. Ascoltabile qui: https://www.youtube.com/watch?v=NCYUbrv67Wg  

  4. Vivace ambiente cattolico bresciano, annesso alla omonima Chiesa che appartiene alla Congregazione Oratori di San Filippo Neri  

  5. Per approfondire ulteriormente la figura di Alberto Trebeschi, vedi anche: C. Bragaglio, P. Corsini (a cura di), Alberto Trebeschi. Scritti 1962-1974. Diario, lettere, interventi, Brescia, Luigi Micheletti Editore, 1984  

  6. In luglio ed ottobre del 1969 i locali di Piazzale Arnaldo, dove hanno sede il ‘Circolo Grimau’ e la sezione ‘Aldo Caprani’ del PCI subiscono attentati. Domenica 8 marzo 1970, fascisti provenienti anche da altre province lombarde assaltano le sedi del “Circolo Banfi”, sezione “Giuseppe Gheda” del PCI e “Giuseppe Verginella” dell’ANPI di Piazza Garibaldi. Per questo raid squadristico, una vera e propria spedizione punitiva armata, vengo arrestati alcuni tra i più pericolosi arnesi del neofascismo regionale. Alcuni nomi: Annamaria Romagnoli (moglie di Giancarlo Rognoni) Nestore Crocesi, Francesco Petronio, Edoardo Ceft, tutti di Milano. Raffaele Maio, Enzo De Canio, Piero Raffi di Brescia, Pietro Tedeschi di Gottolengo ed alcuni componenti della cosiddetta banda di Salò: Umberto Lora, Vittorio Manca, Pietro Iotti. Diego Battista Odelli di Borno, Sergio Geroldi di Lovere, Marco Salvetti di Darfo, Federico Ghezza di Piancogno. Tre giorni dopo, una bomba ad alto potenziale distrugge la forneria dei fratelli Verzelletti, posta all’angolo tra via Pusterla e Piazzale Cesare Battisti a Porta Trento, e viene messa in relazione con l’assalto di Piazza Garibaldi. I Verzelleti, noti antifascisti comunisti, erano a difesa della sede. (Notizie tratte da 28 maggio 1974. Strage fascista a Brescia. Dossier di dieci anni di violenza fascista, Edizioni Movimento Studentesco, giugno 1974)  

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