di Luca Cangianti

roma-underground-laura-manciniLaura Mancini, Roma underground. Una guida anticonformista e low cost, Imprimatur, 2015, pp. 265, € 15.00)

Il turismo è il viaggio ai tempi del capitalismo. Non a caso nasce convenzionalmente nella prima metà dell’Ottocento grazie ai primi pacchetti realizzati da Thomas Cook in Inghilterra. Tipico del turismo è la sua riconduzione alla dimensione del tempo libero e la sua estensione temporale limitata, ma reiterabile. L’esperienza del viaggio così può divenire merce, “democratizzarsi” e consentire a un numero crescente di persone di raggiungere destinazioni una volta riservate solo ai giovani nordeuropei ricchi, che intraprendevano il grand tour attraverso l’Italia e la Spagna, ai pellegrini, ai soldati e ai marinai inviati in spedizioni belliche o commerciali.
Tuttavia la mercificazione dell’esperienza del viaggio porta inevitabilmente con sé svariati orrori quali le palle di vetro con il Colosseo miniaturizzato, i centri storici ridotti a mall, le finte osterie con i fiaschi di vino impagliati, le paste precotte e mantecate con litri di panna. Roma, come sa chiunque abbia passeggiato tra Piazza di Spagna e il Panteon, è selvaggiamente devastata da tali fenomeni. Fortunatamente Laura Mancini, nella nuova edizione 2015-2016 di Roma Underground, insegna come evitare tutto ciò, svelando il lato anti-turistico e alternativo della Capitale.

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Il Lago Ex Snia nel quartiere Prenestino

La guida contiene una ricca sezione dedicata a ventuno centri sociali. Oltre a essere punto d’incontro per larga parte dell’antagonismo romano, queste strutture coltivano orti urbani, allestiscono ciclofficine, difendono i diritti dei migranti, dei precari e delle donne, ospitano convegni e seminari sulle esperienze politiche bolivariane e curde. I centri sociali permettono di stare insieme, di ballare tango e mangiare prodotti sani a prezzi popolari. Si tratta quindi di luoghi che nella geografia urbana costituiscono una rete di solidarietà umana e politica fondamentale rinnovando l’esperienza delle cameracce emiliano-romagnole e delle associazioni culturali proletarie ottocentesche frequentate dallo stesso Karl Marx (cfr. Carmilla, 24.4.2014). Tra le iniziative citate più belle (quasi poetiche, si potrebbe dire) va senz’altro ricordata quella dell’Ex Snia che, fra le altre cose, ha intrapreso una lotta vincente per la riappropriazione di un vero e proprio lago dalle acque purissime. Questo, paradossalmente, è nato dallo sfondamento accidentale di una falda acquifera durante le opere di speculazione edilizia per la costruzione di un centro commerciale.

I bar sono un altro luogo di costruzione di reti sociali generalmente invisibile allo sguardo turistico: “La vita quotidiana, specie del lavoratore dipendente o dello studente itinerante, obbligato a una lunga giornata fuori casa, viene scandita da frequenti ma fulminee soste al bar.” Ogni bar ha i suoi frequentatori, di conseguenza questi esercizi sono un osservatorio privilegiato di antropologia metropolitana: il Bar dei Belli a San Lorenzo è un “crocevia di gente, teatro di prime colazioni e ultimi amari, luogo di scontro tra malandrini e incontro tra fanciulle in ritardo”; nel cortiletto del Bar Marani a via dei Volsci, davanti a Radio Onda Rossa, la storica emittente dell’autonomia romana, continuano a sgranocchiare patatine e a sorseggiare Peroni tutte le generazioni di attivisti dagli anni settanta a oggi; di contro al Bar del Fico, vicino a Piazza Navona, si riuniscono i “gaggi” (spacconi, in romano) esibendo “leggins e audaci ciuffi”.
La guida elenca poi le associazioni culturali più attive, le librerie indipendenti con esperienze di militanza antagonista pluridecennale (es. Anomalia a San Lorenzo), quelle dove è possibile acquistare libri di piccole case editrici anche a notte fonda (es. Fahrenheit 451 a Campo de’ fiori) o luoghi ad alto tasso di creatività come il Cafè Libreria Giufà che organizza il campionato di biliardino letterario. Molto utile anche la sezione sulle biblioteche, con indirizzi inaspettati come quello dell’Elsa Morante di Ostia che offre agli utenti un’esotica vetrata che dà direttamente sulla spiaggia.

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Opera di Gary Baseman per il cinquantenario del rastrellamento del Quadraro

“Da cittadina romana – afferma l’autrice nella sezione dedicata al cibo – ho sempre pensato con disappunto a tutti quei turisti che alla cieca siedono ai tavolini di ristoranti assassini, trangugiando a mezzogiorno una pizza di gomma o qualche altra immonda zozzeria. La trappola per turisti è una piaga che affligge anche altri Paesi, ma qui rasenta la bestialità: carbonare con la panna, spaghetti scotti, un continuo attentato mosso ai piatti di centinaia di tedeschi e spagnoli privati del piacere di un buon pasto, e spesso salassati al momento del conto… Le trattorie romane sono spartane, offrono un numero dei piatti limitato a un prezzo onesto, solitamente vi si arriva per passaparola analogico.” Seguono quindi alcuni indirizzi di osterie e di altri luoghi dove si svolgono i riti romani collegati allo spuntino – come quello del trancio di pizza al Forno di Campo de’ fiori dopo le manifestazioni o quello dei cornetti notturni appena sfornati a via Albalonga, nei pressi di Piazza Re di Roma. La guida illustra alcune esperienze di produzione biologica come quella di Agricoltura Nuova del quartiere Spinaceto, una cooperativa fondata nel 1977 “grazie all’occupazione di uomini e donne che rivendicavano il diritto a lavorare la terra, creando un’alternativa di impegno e di reddito” o come gli Orti Urbani della Garbatella e Eutorto all’Ardeatino. In quest’ultimo caso i cassintegrati dell’Eutelia si sono reinventati un percorso di creazione di reddito riuscendo a farsi dare in gestione gli orti dell’istituto agrario presente nel quartiere.

Sotto la superficie leggiadra e umoristica, Mancini dispiega uno sguardo fortemente sociologico. A tratti sembra quasi che a scrivere sia un Simmel edonista e scanzonato: “Il garbatellaro è caratterizzato da forte senso di appartenenza, spesso conduce una vita ritirata nell’isola felice del proprio quartiere…”; Pigneto è fortemente connotato dagli studenti fuorisede e dalla comunità senegalese, il testaccino doc vive nel suo quartiere “da più di sette generazioni, parla ad alta voce, fa la spesa al mercato e ha il motorino perché non si trova parcheggio”, Monti è “modaiolo e hipsterone”, Piazza Mancini è il regno della comunità peruviana. Vengono infine citate mete solitamente irraggiungibili per i turisti come la Certosa e il Mandrione, “oasi di romanità alternativa, tra baretti, gastronomia casareccia e libreriole.”
Anche se sceglie di non approfondire la storia e i dibattiti politici che appartengono a molti dei luoghi descritti, l’autrice è interna culturalmente ed emotivamente al mondo che descrive. Per chi fosse interessato a conoscere più in dettaglio il versante storico-politico dei quartieri romani può integrare la lettura di Roma underground con Guida alla Roma ribelle di Rosa e Viola Mordenti, Lorenzo Sansonetti e Giuliano Santoro (Voland, 2013, pp. 384, € 16.00).

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Fish ‘n’ kids di Agostino Iacurci, in via del Porto fluviale

Mancini riserva un’attenzione particolare ai nuovi progetti di urban art come MURo. Si tratta di un’iniziativa che ha trasformato una parte del Quadraro in un museo d’arte contemporanea a cielo aperto. Da vedere è sicuramente il graffito di Gary Baseman, realizzato a Largo dei Quintili nel giorno del cinquantenario del rastrellamento nazifascista avvenuto nella zona. Un’iniziativa simile, anche se meno collegata alla specifica storia del quartiere, è quella animata dalla galleria Wunderkammern a Torpignattara, mentre a Ostiense, all’angolo tra via del Porto Fluviale e via delle Conce, possiamo osservare il palazzo dai volti colorati dipinto da Blu e, a via del Porto Fluviale, un’enigmatica ragazza realizzata da Axel Void che ci rivolge le spalle. Sulla stessa via, a pochi passi dal Ponte di Ferro, abbiamo l’opera di Agostino Iacurci, Fish ‘n’ kids. Anche il quartiere di Tormarancia infine ospita venti palazzine popolari dipinte ognuna da uno street artist.

Roma underground è uno strumento di legittima difesa, estetica e di vita quotidiana, per chi visita la Capitale, ma anche per chi ci vive e vuole avventurarsi per la città senza pentirsene amaramente. È un libro tanto più necessario per i ribelli provenienti da altri parti d’Italia che in mancanza di amici romani rischiano facilmente di ritrovarsi circondati da ciò che normalmente rifuggono come la peste. Sarebbe infine un grande gesto di solidarietà internazionalista prevedere in tempi brevi la traduzione della guida nelle principali lingue europee.

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