di Bushra Al Said

eccoci Un gommone, un mare da attraversare, una chioma mossa dal vento volta verso una linea irraggiungibile, una mano che tiene l’altra, un sospiro esausto, il suono farinoso dei corpi che sbattono tra loro, delle urla a squarciagola di un bimbo, il sole in mezzo all’azzuro, un caldo cocente, l’ odore di vomito e sudore che si fa piú intenso, una gola che deglutisce, il battito veloce di un cuore, delle gocce di sudore che attraversano una schiena, il brontolio di uno stomaco, l’odore acre delle feci.

Il telo della notte che cala, la luce soffusa della luna che rende tutto argenteo, una mano dalle nocche bianche che imprigiona il margine del gommone tra le dita, occhiaie bluastre, volti scarni, delle pupille che osservano il vuoto, un pianto sommesso, il suono violento delle onde, una donna che canta una litania malinconica, due corpi avvinghiati tra loro quasi fossero radici, e poi un grido, delle urla, una sponda, una riva, terra ferma che rende quella linea meno irraggiungibile.

Eccoci.

Delle mani che issano, altre che gettano sulle spalle una coperta, qualche parola d’incoraggiamento, un’imprecazione, un piede incastrato tra il gommone e la banchina, una struttura bianca, un’accoglienza plastificata.
Un corpo esanime sul gommone, su quel compagno di viaggio oramai esausto, un amico quasi, crudo, maledetto ma mai falso, non mente mai lui, non ti tradisce.

Ora vuoto, sgonfio, ti guarda e ti dice :”Io ho già dato, ora vai, tocca a te” e tu invece, guardi verso l’orizzonte, verso quel passato che ha preso ormai le sembianze del mare attraversato, di quell’acqua salata, insopportabile, che seppur cerchi di non mandarla giú o di trattenerla ti resta in gola, quel sale maledetto e se provi a rigettarlo, sputarlo, non serve. E’ tutto così vano: il sapore salato resta.

Rimpiangono i tuoi occhi spenti. Perché per quanto possa esser arida, povera, in guerra, meschina, per quanto possa esser senza speranze, senza vie di scampo, senza futuro, quella terra, la tua, ti accettava.

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