la mentalità dell'alvearedi Cassandra Velicogna

Vincenzo Latronico, La mentalità dell’alveare, Bompiani, 2013, pp. 208, € 12,50

Sperimentarsi nel difficile tentativo di trovare una morale a questo romanzo è chiaramente uno sport onanista. Se Vincenzo Latronico ha scritto un romanzo su un tale Pino Calbrò, ex comico televisivo incline all’invettiva poi politico di successo e sul movimento politico chiamato “Rete di Volenterosi” che prende decisioni on line tramite un blog-nucleo-della-discussione è proprio perché non voleva impelagarsi in discussioni di filosofia politica con i suoi nuovi concittadini e amici berlinesi, entusiasti nel leggere dell’ascesa dei grillini italiani. Quindi il romanzo, scritto di getto in pochi giorni e aperto dalla spiegazione che ho appena fornito va letto tra le righe, anche per noi che stiamo vivendo politicamente sulla nostra pelle questa novità politica. Ho letto qualche recensione, in effetti non tutti ci vedono le stesse cose. Non sta a me però dire dove sbagliano o azzeccano altri, per quanto chi dice che sia una critica alla democrazia diretta secondo me semplifica molto. Semplicemente vorrei fare un passo in più anche del romanzo stesso e trarne delle conclusioni alle quali forse Latronico non pensava. Ma per fare questo svelo un po’ questa terza prova letteraria dell’autore dell’ottimo e davvero inedito La cospirazione delle colombe (Bompiani 2011), libro che mi ha tenuta avvinta dalla prima all’ultima pagina con i suoi giochi d’incastro esistentivo e il fascino della Teoria dei giochi.

Leonardo e Camilla si conoscono ai tempi dell’università, fanno politica con Rifondazione Comunista e strizzano occhiate ai movimenti antagonisti, nel fervore degli anni verdi. Maturati si innamorano e si sposano, passando nel contempo alla militanza nella Rete dei Volenterosi, la copia carbone del movimento 5 Stelle, che però in questo futuro nemmeno troppo prossimo, è al governo. Per comprare casa decidono di non avvalersi di una legge fatta approvare dalla stessa Rete dei Volenterosi: in base a questa legge la prima casa non è più pignorabile. Se le case non sono più pignorabili, i tassi dei mutui che le banche concedono sono molto più alti e i protagonisti che fanno il ricercatore universitario lui e l’impiegata in un centro contro la violenza sulle donne lei, proprio non possono permettersi di affrontare il prestito. Dunque acquistano una parte della casa della madre di lui per accedere ai ben più abbordabili prestiti per la seconda casa. La vicenda ruota attorno alla percezione della Rete dei Volenterosi dell’escamotage attuato dai coniugi. Con abili colpi di tastiera sul blog nel frattempo Camilla diviene “cittadina eletta” (una sorta di consigliere comunale), mentre Leonardo organizza uno sportello di consulenza per l’acquisto della prima casa come se fosse la seconda. Leonardo è ricercatore in ambito economico e questo lo porta a parlare della propria esperienza anche con un giornalista del Guardian, conosciuto a un convegno. La testata inglese pubblica la vicenda in una serie di articoli, ma agli occhi del resto della Rete questo non è altro che un attacco ad una legge come quella fortemente voluta e fatta approvare proprio dalla RdV. Questo espone Leonardo al giudizio della rete, internet, sul blog del movimento che chiaramente non perdona, non giustifica e le sue logiche non sono cristalline. L’assenza e la presenza dei post, le pagine di commenti che eclissano le pagine di commenti precedenti, anche quelli dei diretti interessati, segnano l’incedere a orologeria dell’esito della vicenda. Camilla resterà in politica e la coppia scoppierà proprio sul finire della vicenda iniziata con il loro matrimonio.

Non approfondisco volutamente: leggetelo.

Il punto ora è questo: Leonardo ha sbagliato? In che cosa esattamente? E le persone che hanno cose da eccepire  sul blog hanno capito realmente la situazione, oppure gli manca quel post cancellato che salverebbe, almeno in parte, Leo? Le norme − come quella sul non-pignoramento − fatte nelle più buone intenzioni non portano per caso a delle effettive problematicità di ritorno?

Per dare una personale versione di risposta a queste domande direi che se Leo avesse parlato con una testata internazionale di un modo per raggirare una norma decisa collettivamente, qualsiasi collettivo di base avrebbe stigmatizzato questo atteggiamento. Il Guardian con i suoi titoli sensazionalistici, funziona da Coro greco della vicenda dove il “visti dagli altri” dà una particolare lettura dello svolgersi degli avvenimenti in relazione alla politica immobiliare italiana. Inoltre il protagonista trae profitto economico personale, anche se 500 miseri euro, dall’associazione di consulenza dal nome evocativo Casa 2.0. Quindi perché stupirsi della sua cacciata dalla Rete dei Volenterosi ?

Ha forse sbagliato Latronico nell’intento di mettere in chiaro le magagne della politica da blog?

No.

Perché la Rete dei Volenterosi, come il M5S non è un collettivo di base. Non si muove nella direzione dei grandi principi per proporre una società equa e giusta. La cosa più eclatante di questo libro è che la macchina a orologeria dell’espulsione dal movimento di Leo si attiva per questioni di principio che non spostano di un millimetro nulla di cruciale, pur scatenando energie impensate nella partecipazione e nella gestione dell’“emergenza”. Non si propone un mondo in cui le banche possono essere scalfite da leggi e regole: dall’inizio quello che le banche concedono se lo riprendono cioè tu non sarai privato della casa, ma questo privilegio me lo pagherai con tassi ben più alti! Peraltro fa riflettere il fatto che il governo Letta abbia introdotto proprio in questi giorni la legge sulla non pignorabilità della prima casa…

Per la Rete non è sbagliato in sé che Leonardo abbia aggirato una regola: l’utilità del suo escamotage è da subito riconosciuta sul blog. Il punto non è come ti relazioni alle banche o all’acquisto di una casa, ma come contravvieni a regole interne tipo quella sulla non divulgazione. E qui, giustamente, viene da chiedersi, ma che vittoria sarebbe una vittoria di principi di questo genere? Se poi tutto rimane uguale, semplicemente queste benedette riforme rimbiancano la facciata di una società che rimane identica a se stessa.

Poi c’è da notare un altro aspetto e cioè quello del comportamento delle masse − l’esergo iniziale è un significativo brano di Massa e Potere − qui viste nella loro fenomenologia di persone che postano a centinaia su un blog. Cosa vogliono queste persone e perché? I grandi inquisitori di Leo vogliono chiaramente una cosa e cioè il suo allontanamento dalla Rete, ma anche qui: perché? Solo per una questione di consequenzialità di regole interne e non perché queste regole siano di per sé un miglioramento della società. Per altri, quelli che fanno massa nei blog, vale la regola di non so perché lo dico, ma lo dico perchè posso, andando a tracciare vettori della volontà imprecisi, ma che pesano nel risultato, a conti fatti.

Per riassumere: non può esserci politica dal basso che non parta dall’idea di comunismo o per lo meno di uguaglianza sociale. Senza una direzione (nel senso di disegno politico), lo strumento più democratizzante possibile di per sé non crea giustizia. Senza un quadro complessivo della società che preveda il raggiungimento di un’eguaglianza sociale e politica e quindi senza un reale attacco a tutto quello che questo impedisce non esiste democrazia diretta.

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