di Lorenza Ghinelli

enklave.jpg Cosa c’entra Enklave Rimini con l’Overlook Hotel di Shining? Forse nulla. O forse sì. Perché quell’hotel che sorge sulle ceneri di un cimitero indiano, vorrebbe mangiarsi la memoria storica di un intero popolo, e non ce la fa. Nel film, sequenza dopo sequenza, vediamo arazzi indiani che prima non c’erano, spettri e altri elementi perturbanti che evocano un passato mai veramente estinto, sbranarsi l’hotel quasi a richiamare un ritornante freudiano, una coazione a ripetere, un monito insomma, che ci dice che scordarsi il passato non è mai una bella idea, perché ci condanniamo a reiterarlo. E se parliamo di memoria storica, se parliamo di dimenticanza, ecco che abbiamo creato un parallelo tra Enklave Rimini e Overlook Hotel.
Ma facciamo un passo indietro. Anno 1843. Rimini. Luigi Poletti, architetto e ingegnere dello Stato Pontificio, dà il via alla costruzione del Teatro Comunale che viene battezzato Teatro Nuovo, poi Teatro Vittorio Emanuele II, e infine Teatro Galli in onore del compositore Amintore Galli. A chiudere definitivamente la stagione, sono le bombe della seconda guerra mondiale. È il 1944.


Squartato e saccheggiato, il Teatro viene abbandonato a se stesso (e ai piccioni) fino alla sua improbabile riconversione in palestra comunale. Finii col pattinarci dentro pure io, sopra un pavimento improvvisato in calcestruzzo, steso come un sudario sopra le fondazioni della vecchia struttura. Dagli anni ’60 i riminesi ci parcheggiano le auto intorno, e a molti quell’ammasso fatiscente di macerie dà pure fastidio, innescando la turpe idea di radere tutto al suolo per farne un centro commerciale. Per fortuna, o per raro buonsenso, ciò non è ancora avvenuto, e questo permetterà di riaprire il Teatro Galli al pubblico per un’unica serata. In questo buco spazio temporale, in questo scrigno della storia, fra calcinacci, mura medievali, cisterne romane strutture ottocentesche e più recenti cantieri, i riminesi potranno riappropriarsi di uno spazio perduto e, assieme a questo, di un’altra storia dimenticata (per non dire ignota) e ancora più eccezionale.
E finalmente arrivo a parlare di Enklave Rimini: tra il 1945 e il 1947 infatti, Rimini, devastata dai bombardamenti alleati, fu la più grande città di lingua tedesca fuori dai confini della Germania, e divenne un campo di prigionia controllato dall’esercito inglese in cui vissero ben 150.000 persone tra ex soldati e ufficiali della Wermacht. Ma attenzione, fu un campo molto, molto particolare, fatto di università, giornali quotidiani, orchestre sinfoniche e da ballo, club filatelici, gallerie d’arte, cinema, ospedali, tipografie e compagnie teatrali. Sto parlando del primo vero laboratorio europeo di denazificazione. E scusate, ma pensare a questo e pensarlo qui, in una Rimini che ha perduto se stessa stordita dal divertimentificio e dalla speculazione edilizia, mi emoziona.
Qui, un tempo, lungo le spiagge tra Riccione e Cervia, sorse una società multiculturale in cui si parlava tedesco, russo, ucraino, fiammingo, danese, romeno, polacco, ungherese, italiano, inglese. Come può, una storia di simile portata, essere stata dimenticata, rimossa, sepolta?
In quella società multiculturale venne stampato e pubblicato, nella Deutsche Druckerei Miramare, il giornale del campo Die Brücke, con il Dr. Karl Kerber nel ruolo di editore e caporedattore. Il giornale ospitava e rifletteva, oltre agli interventi dei prigionieri del campo, un ritratto puntuale e approfondito della scena geopolitica del mondo intero. Questo prezioso documento, ignorato dai riminesi e dal resto del mondo, riposa integralmente custodito presso la Biblioteca Gambalunga di Rimini.
Allo storico Alessandro Agnoletti va il merito di avere riscoperto e recuperato una memoria comune. Questa memoria rivivrà il 31 ottobre proprio dentro alle mura diroccate del Teatro Galli
con un cast d’eccezione: Luisa Cottifogli (collaborazioni con Quintorigo, Giovanna Marini, The Chieftains, Ivano Fossati) e Chiara Cattani (virtuosa clavicembalista). I testi delle songs sono del poeta e scrittore, nonché curatore dell’opera di Samuel Beckett per Einaudi, Gabriele Frasca. Lo stilista Patrizio Piscaglia (anima creativa del marchio Messagerie) ha creato i costumi, il film-maker Davide Montecchi i contenuti video a partire da materiali provenienti dall’Archivio fotografico della Biblioteca Gambalunga. La regia e le musiche sono di Roberto Paci Dalò, attivo sulle scene dei principali festival e teatri europei, ma anche in Russia, Israele, America Latina, Messico, USA e Canada, nonché fondatore dei Giardini Pensili
Il progetto, reso possibile dal supporto del Comune di Rimini, porta il nome di De bello Gallico — Enklave Rimini, e sarà successivamente ridisegnato e presentato in forma cameristica in festival e teatri.

Ho avuto il piacere di conoscere Dalò proprio a Rimini pochi giorni fa, e mentre discutevamo di progetti e visioni del mondo sorseggiando ottimo the e mangiando uva appena colta, per poco, mentre mi metteva al corrente di questa ri-scoperta sensazionale, con uno di quei chicchi mi sono quasi strozzata.
Insomma, che si aprano i teatri e che le memorie danzino. E che nessuno tocchi il teatro Galli per farci centri commerciali e altre amenità, ma nemmeno per ristrutturarlo rendendolo invisible, rendendolo un teatro fra i tanti. Imparassimo a difendere la bellezza una volta tanto. E ripeto, che nessuno tocchi il Teatro Galli, altrimenti che la maledizione dell’Overlook Hotel lo colga.

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