Letteratura!

INDICE
1. Premessa della redazione di “Carmilla”
2. Overcoming Postmodernism: esce in UK la prima monografia critica sul NIE
3. Lorenzo Fabbri, “Romanzo criminale: la produzione di storia e l’esistenza dell’Italia” (saggio tratto dal libro Pop filosofia, a cura di Simone Regazzoni)
4. STRROOOKKK! Una mega-discussione su Lipperatura, riproposta in versione più leggibile (pdf)
5. Finalmente on line La salvezza di Euridice di Wu Ming 2
6. Segnalazioni: Alberto Sebastiani su Calvino, Chimenti-Coviello-Zucconi su New Italian (Media) Epic

PREMESSA

Quando più di due anni fa, nell’aprile 2008, Wu Ming 1 mise on line il primissimo abbozzo del suo “memorandum” sul New Italian Epic (nome di comodo e dichiaratamente transitorio, a cui si sarebbero feticisticamente affezionati più i detrattori che gli estimatori) nessuno poteva immaginare che nell’estate 2010:
– il dibattito sarebbe stato ancora rovente;
– parte della critica e dell’accademia italiana sarebbe stata ancora intenta a sparare con la mitraglia dalle feritoie di bunker di marzapane;
– sarebbero fioriti convegni sul tema in tutto il mondo e la prima monografia critica sul NIE sarebbe uscita in inglese a opera di una delle più importanti istituzioni accademiche del Regno Unito.
Eppure è così: ci ritroviamo al terzo anno di discussione, e l’interesse non scema. Soprattutto, non scema il rancore. Fenomeno tutto italiano.

Se alcuni autorevoli studiosi di generazioni precedenti (pensiamo ad Alberto Asor Rosa e Angelo Guglielmi, i cui pareri citavamo nello “Speciale New Italian Epic” del gennaio scorso) riconoscono senza problemi che il “memorandum” e il dibattito che ne è seguito hanno fornito contributi utili a capire cosa si sia scritto in Italia negli ultimi anni (e con quale etica si sia scritto), molti hanno preferito reagire in tutt’altri modi: con l’invettiva disinformata, ii dileggio, le battutine, le allusioni e insinuazioni. Una prassi che non è riservata solo a NIE e dintorni, ma ricade a pioggia su qualunque cosa abbia il torto di muoversi (anziché stare ferma e confermare che tutto è morto). Questa prassi è proprio la “cifra” di una critica baronale, trombonesca, reazionaria e – per fortuna – agonizzante.
Non è questa la sede per passare in rassegna i riflessi condizionati, le buffe mossette meccaniche e i poveri espedienti con cui i negazionisti letterari (quelli che la letteratura italiana contemporanea non esiste, non esce quasi nulla di buono etc.) cercano di mettere nella loro prosa un altolocato distacco che in realtà è solo altezzoso ritardo. Forse basterà riportare lo stralcio di una recensione al pamphlet di Giulio Ferroni, Scritture a perdere. La letteratura negli anni zero (Laterza, 2010), avvertendo che su Anobii altre recensioni rilevano le stesse vaghezze e la stessa povertà di argomentazioni:

Giulio FerroniHo comprato il saggio di Ferroni, l’ho letto e mi sono venute in mente molte domande.
Perché in un saggio che si occupa del mondo della letteratura (che come sappiamo è composto da tanti attori: scrittori, editor, editori, distributori, promotori, lettori, critici) e denuncia l’eccesso di produzione libresca non viene citata né una statistica, né un ordine di grandezza, né un dato di sintesi, né un andamento, né un report, né un’analisi numerica?
Perché alcuni riferimenti a persone vengono proposti in forma anonima? Perché Ferroni scrive «qualcuno ha coniato un’apposita etichetta piuttosto balzana in verità, quella di New Italian Epic, distorcendo completamente ogni possibile accezione di “epica”» e non nomina mai i padri di quell’etichetta, cioè Wu Ming? Perché Ferroni scrive «una famosa scuola di scrittura (…) il cui leader, de cuyo nombre no quiero acordarme, si è dato anche al cinema» e non fa il nome di quella scuola (la Holden di Torino) e il nome del suo “leader” (Alessandro Baricco)? Perché Ferroni scrive, a proposito degli intellettuali italiani, che sono impegnati «nella gestione del proprio latifondo o del proprio orto (che è paradossalmente tanto più forte in coloro che si pretendono alternativi ed antiistituzionali)» e non fa neanche un nome di questi intellettuali (a maggior ragione di quelli che si pretendono alternativi e anti-istituzionali)? Qual è il fine di questo esercizio retorico per cui un nome viene solo suggerito e non dichiarato esplicitamente (lo ricordo: all’interno di un saggio che vuole indagare un aspetto molto preciso della condizione del mercato editoriale)?
[…] Se le due soluzioni proposte da Ferroni al termine del suo saggio (in estrema sintesi: più racconti, più autofiction) sono valide, l’applicazione di tali soluzioni è cosa che riguarda solo gli scrittori? Non riguarda anche tutti gli altri attori del sistema editoriale (appunto: editor, editori, distributori, promotori, lettori e critici)? Perché allora l’ultimo capitolo del saggio di Ferroni, capitolo che si intitola «Responsabilità e destino», si chiude con una domanda («Ci saranno nel nostro paese scrittori all’altezza di questa necessità?») che sembra far ricadere sulle spalle dei soli scrittori tutta la responsabilità, appunto, dell’auspicata “ecologia del libro, capace di operare distinzioni nell’immenso accumulo del materiale librario prodotto”? (F. Platania, “Scrivere meno, scrivere meglio?”, 23/06/2010)

Va precisato che Federico Platania non può certo dirsi uno sfegatato fan di Carmilla o di Wu Ming o di PolifoNIE o del nuovo epico italiano. Se lo citiamo è esclusivamente perché abbiamo apprezzato la sua recensione.
Andrebbe anche fatto notare che:
– il racconto breve è largamente praticato dagli autori le cui opere sono state citate nel “memorandum” sul NIE;
– molta “autofiction” recente (da Gomorra a Sappiano le mie parole di sangue passando per Dies irae, Italia De Profundis, Il bambino che sognava la fine del mondo etc.) è stata inclusa nella “nebulosa” del NIE.
Ora, qual è il problema? Che in Italia di persone che si comportano come Ferroni non finiranno mai le scorte.
Ma chiudiamo la parentesi sulle reazioni ostili e puerili, e ragioniamo sull’impatto positivo, sui riverberi ispiranti, sulle ricadute di riflessione utile e pars construens.
In questo speciale diamo alcune news italiane e internazionali, ci occupiamo della filosofia di Romanzo criminale e, dulcis in fundo, in collaborazione con Lipperatura mettiamo a disposizione un prezioso pdf intitolato STRRROOOOKKK!.

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University_of_London.jpgOVERCOMING POSTMODERNISM
Sulle faccende italiane, in Gran Bretagna c’è, ovvio, maggiore distacco. Questo riguarda anche le faccende letterarie italiane. Faide accademiche ne esistono anche là, ma riguardano altri temi, altri mondi. Cazzi loro. Se vedono che in Italia si muove qualcosa, che c’è un dibattito fervido, che sono usciti libri che qualcuno giudica importanti, allora decidono di occuparsene. Why not? Contattano degli italianisti e dicono loro: “Perché non scrivete di questo?”. Non vedono un discorso come una minaccia, non ragionano in termini di delegittimazioni reciproche, non sentono barcollar di cadreghe. E poi l’università funziona in un altro modo, che ha i suoi difetti e anche belli grossi, ma almeno stimola alla ricerca, allo studiare, al pubblicare. Ci sono meno docenti che, una volta conquistata la cattedra prestigiosa, si “siedono” e si chiudono a tutto ciò che viene après d’eux. E se après d’eux viene le dèluge, cosa impedisce di analizzare le dèluge?
Così capita che la redazione del Journal of Romance Studies, pubblicazione dell’University of London, chiede ad alcuni ricercatori italiani (“cervelli in fuga”) di curare un numero speciale, monografico, sul dibattito NIE. Gli interventi vengono scritti, “peer-reviewed”, corretti e finalmente dati alle stampe. Overcoming Postmodernism: The Debate on New Italian Epic è curato da Claudia Boscolo, è appena uscito e contiene i seguenti saggi:
– Marco Amici “Urgency and visions of the New Italian Epic”;
– Claudia Boscolo, “The idea of epic and New Italian Epic”;
– Dimitri Chimenti, “Unidentified Narrative Objects: notes for a rhetorical typology”;
– Emanuela Piga, “Metahistory, microhistories and mythopoeia in Wu Ming”;
– Rosalba Biasini, “Reconsidering epic: Wu Ming’s 54 and Fenoglio”;
– Emanuela Patti, “Petrolio, a model of UNO in Giuseppe Genna’s Italia De Profundis“;
– Monica Jansen, “Laboratory NIE: mutations in progress”.
L’introduzione di Claudia Boscolo è disponibile qui.

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Pop filosofiaROMANZO CRIMINALE: LA PRODUZIONE DI STORIA E L’ESISTENZA DELL’ITALIA
A proposito di “cervelli in fuga” che si occupano di NIE: Lorenzo Fabbri è dottorando in Italianistica alla Cornell University (NY). Si occupa anche di filosofia, ha pubblicato articoli su Derrida, Rorty e Agamben. E’ autore del libro L’addomesticamento di Derrida. Pragmatismo / Decostruzione (Mimesis, 2006). Sta curando un numero speciale della rivista Diacritics sulla filosofia italiana contemporanea.
Di recente è uscito in Italia, per i tipi del Nuovo Melangolo, un libro dal titolo Pop Filosofia, curato da Simone Regazzoni. L’uscita ha subito sollevato un vespaio, con alcune “scomuniche” da parte dei filosofi “seri” (memorabile una puntata di Fahrenheit con Regazzoni e Nicla Vassallo). Si tratta di un’antologia di interventi filosofici sulla cultura pop, o meglio: di interventi sulla filosofia contenuta in alcune opere pop, dai film di Peckinpah all’animazione giapponese, da Watchmen al serial TV Mad Men. Tempo fa Carmilla ha pubblicato il Prologo scritto da Regazzoni, in cui sono espliciti i riferimenti al NIE e la “cuginanza” con quello che sta accadendo in letteratura:

[La Pop filosofia] è una nuova forma di avanguardia filosofica.
Un’avanguardia che si lascia alle spalle la strategia dell’illeggibilità e che guarda con interesse a quanto accade nel campo della nuova letteratura italiana che si muove nel popular […] In quello che è senza dubbio il testo teorico sulla letteratura più importante degli ultimi anni, New Italian Epic di Wu Ming 1, leggiamo: “Le opere Nie stanno nel popular, lavorano con il popular. I loro autori tentano approcci azzardati, forzano regole, ma stanno dentro il popular e per giunta con convinzione, senza snobismi, senza il bisogno di giustificarsi di fronte ai loro colleghi ‘dabbene”. E ancora: “La sperimentazione avviene nel popular”.
[…] Pop filosofia è qui intesa come avanguardia filosofica insieme sperimentale e popolare che fa propria una formula usata da Eco nelle Postille a Il nome della rosa. “Raggiungere un pubblico vasto e popolare i suoi sogni, significa forse oggi fare avanguardia e ci lascia ancora liberi di dire che popolare i sogni dei lettori non vuol dire necessariamente consolarli. Può voler dire ossessionarli”

Nella sezione “New Italian Epic”, Pop filosofia contiene un brillante saggio di Lorenzo Fabbri dedicato a Romanzo criminale di Giancarlo De Cataldo. Prende le mosse da Pasolini e la sua celebre riflessione sulle “vite romanzesche” messe a rischio dall’omologazione neo-capitalistica, passa a descrivere la “strategia della tensione” e da lì si fionda su Romanzo criminale, libro ritenuto una vera e propria arma da raccattare sulla linea di fuga con cui ci sottraiamo alla “società di controllo”. Durante il tragitto, il saggio getta occhiata di qua e di là “come palline da ping-pong” (metafora usata da Demetrio Stratos nel descrivere le sue improvvisazioni diplo- e triplofoniche): paralleli con Il Divo di Sorrentino, il mito, la storia… Abbiamo chiesto ad autore e curatore il permesso di riproporlo qui in PDF. Permesso accordato.

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Letteratura - non uno sport per mezze pugnette.
STRROOOKKKK! Nei giorni scorsi, sul blog Lipperatura si è svolta una lunga, densissima, divertentissima, avvilentissima, entusiasmantissima, frustrantissima, appagantissima discussione (che prosegue, anche se ormai è impercorribile: siamo oltre i 600 commenti, oltre un centinaio di schermate!) sui rapporti tra letteratura, critica, editoria, Internet, mercato e… popolo. Sono intervenuti scrittori, critici, giornalisti, editor e – soprattutto – lettori. Lettori appassionati. Si è discusso davvero di tutto, tutte le linee di forza del campo letterario sono state evidenziate: cos’è letteratura e cosa no, quali sono i rapporti tra letteratura “alta” e letteratura popolare, che ruolo ha il godimento nella lettura, che funzione ha la critica oggi, come si muovono in rete gli editori, come si muovono in rete gli scrittori, come impedire che libri validi vadano fuori catalogo e diventino irreperibili, differenze tra reperibilità on line e reperibilità nelle librerie fisiche, differenze tra copyleft e pirateria, buono e cattivo uso della pirateria, e in questo marasma sono stati consigliati molti libri, proposti molti link, rovesciati alcuni “fronti”. E ovviamente, il NIE, il “memorandum” e il dibattito successivo sono stati tirati in ballo parecchie volte, e in certe fasi sono stati la materia del contendere.
Purtroppo Lipperatura – a differenza, ad esempio, di Carmilla e Giap – non ha in calce ai post l’opzione “Versione stampabile”. Al momento, se uno prova a stampare una discussione, spreca almeno 7 fogli A4 perché il browser stampa ogni elemento della schermata (colonnini, archivi, banner pubblicitari etc.). D’altro canto, vale davvero la pena seguire quel thread, che però ormai occupa troppe schermate, e per giunta il font è piccolissimo.
Così, di concerto con Loredana Lipperini, si è deciso di copiarlo, incollarlo in un pdf editor e ri-impaginarlo. Il pdf è stato chiuso a 550 commenti, altrimenti non finiva più. Titolo e sottotitolo diverranno più chiari durante la lettura. Davvero, merita. Scaricatelo. E’ qui.
NOTA BENE. Si raccomanda anche una proficua azione di de-bugging. L’intero thread è stato trasformato prima in un XML e poi impaginato con Adobe InDesign C5. Ovviamente, trattandosi di un testo elefantiaco lavorato in pochissimo tempo per mettere subito il testo a disposizione, ci sono stati problemini, ad esempio ieri sera un partecipante alla discussione si è accorto che era saltato un suo pingback ed è stato subito re-inserito. Poi nell’ultimo salvataggio InDesign non aveva preso il font e lo aveva sostituito con uno più canonico, un Verdana. Ora c’è di nuovo quello giusto. Insomma, una cosa così è in perenne versione Beta. Chiunque di voi si accorga che manca qualcosa rispetto al thread (tenendo presente che sono solo i primi 550 commenti e quindi non vale dire che ne manca uno di quelli successivi), lo segnali qui, grazie.
UPDATE 07/07/2010. In rete si trova anche un pdf più spartano che riproduce la discussione fino al 769esimo commento. Più leggibile del thread in HTML, meno agevole da stampare di STROOOKK! (sono 279 fogli A4). Chi lo vuole se lo pigli, è il bello della rete..

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LA SALVEZZA DI EURIDICE. La salvezza di Euridice, scritto da WM2, è il saggio che conclude il libro New Italian Epic. Narrazioni, sguardi obliqui, ritorni al futuro (Einaudi, gennaio 2009). Diversi recensori e commentatori del libro lo hanno ignorato, per un motivo molto semplice: non hanno letto il libro, bensì il memorandum. Hanno pensato che la versione su carta fosse uguale a quella on line. Quindi non hanno visto che il memorandum stesso era diventato tutt’altra cosa (la versione 3.0, composta da due saggi distinti), e che c’era un lungo saggio finale su cosa sono le narrazioni, quale può essere oggi l’etica di un narratore, quali convinzioni stanno alla base del lavoro in rete di molti scrittori etc. Per un sovraccumulo di impegni, i Wu Ming non avevano ancora messo il saggio on line. Ora stanno colmando la lacuna, pubblicandolo su Giap in tre puntate settimanali. La prima è qui, la seconda qui. Buona lettura.

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SEGNALAZIONI VARIE

Alberto Sebastiani, “Modelli reali o presunti: la presenza di Calvino nella letteratura contemporanea
In questo saggio l’italianista Alberto Sebastiani indaga le influenze, palesi o nascoste, di Italo Calvino nella letteratura italiana degli ultimi trent’anni. L’ultima parte del saggio indaga le citazioni di Calvino presenti negli scritti di autori della “nebulosa” NIE, oltreché nel “memorandum” stesso. La scelta stessa della parola “memorandum” viene correttamente collegata al precedente dei “memos” calviniani per le Lezioni americane.

D. Chimenti, M. Coviello, F. Zucconi, “New Italian (Media) Epic: riflessi di un dibattito
Introduzione al bilancio del laboratorio NI(M)E tenutosi alla Nuova Accademia di Belle Arti (NABA) di Milano negli ultimi mesi del 2009.
“Scopo principale del laboratorio sarebbe stato di verificare le condizioni di applicabilità della riflessione sul fenomeno del New Italian Epic in campo audiovisivo. Si trattava, in altre parole, di cercare un’apertura, un varco che consentisse di passare dalla parola letteraria all’immagine filmica. Sfida che accettammo con entusiasmo. Non avevamo però alcuna intenzione di fare un copia-incolla concettuale delle tesi esposte da Wu Ming, perché questo avrebbe ridotto il suo saggio ad una sorta di manifesto. Ad interessarci era piuttosto la possibilità di introdurre e declinare alcuni nodi problematici inediti, con la pretesa, perché no, di
integrare la discussione iniziata con il memorandum […] Al termine del laboratorio, come verifica finale, abbiamo chiesto agli studenti di fare un esercizio di analisi testuale su un testo filmico tra quelli che avevamo visto e discusso. Tra gli oltre trenta elaborati ce n’erano alcuni che ci sono parsi subito eccezionali, e limitarci a contrassegnarli con un bel voto non ci pareva abbastanza.”
Leggi tutta l’introduzione in pdf.

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