di Alessandra Daniele

bodyguards.jpgConosciamo già il record di Papi, eppure quest’anno ci sono parecchie cose che sono andate a puttane persino più di lui. L’occupazione e l’economia, per esempio, cosa però alla quale siamo così abituati che non ci stupirebbe affatto vederne ministro la D’Addario. Farebbe meglio di Tremonti.
Non ci ha stupito nemmeno la Protezione Civile affidata ai Templari da Giacobbo.
Questi ultimi dodici mesi però hanno crudelmente sputtanato anche alcuni punti fermi del nostro immaginario collettivo.

Ciao Darwin

Se l’anno scorso ci avessero chiesto chi fossero i tre personaggi famosi più potenti, e di conseguenza più protetti del mondo, molto probabilmente avremmo risposto il presidente USA, il Papa, e Berlusconi.
Quest’anno abbiamo invece scoperto che tirare una scarpata a Bush, spaccare la faccia a Berlusconi, e atterrare in area il Papa è più facile che entrare in discoteca.
Cos’è successo agli occhiuti e implacabili bodyguard celebrati in tanti film hollywoodiani?
La risposta può darcela la scienza. Perché i gorilla hanno smesso di proteggere efficacemente i loro padroni miliardari?
Perché si sono evoluti.

Io ero leggenda

Annunciata come l’Ottava Piaga d’Egitto, il Quinto Cavaliere dell’Apocalisse, e il prequel live di I am Legend messi insieme, l’influenza AHAHAH!1!!1 ha fruttato miliardi alle case farmaceutiche con la prevendita dei vaccini, ma una volta sul terreno di gioco, come virus s’è dimostrata la peggiore pippa del secolo.
La falsa Suina era un’autentica bufala, ma questo non farà differenza per i veri tifosi: al prossimo campionato, quando arriverà il nuovo virus straniero preceduto dalla solita campagna pubblicitaria, correranno di nuovo a fare incetta di gadget costosi e inutili, tipo mascherine da E.R. e spray alla cipolla e candeggina, si faranno di antivirali tagliati col detersivo, seguiranno con passione tutte le trasmissioni specializzate, commentando animatamente la moviola dei vetrini al microscopio. E vinceranno un’altra Coppa del Tonto.

La presa per il cult

Di tutti i più sfigati espedienti narrativi a cui si possa ricorrere per sbrogliare in extremis una trama ormai troppo intricata, il letterale Deus Ex Machina è il più sfigato, e i precedenti illustri non lo rendono meno sfigato. Quest’anno è stato adoperato da entrambe le serie che, almeno fino a quel momento, s’erano contese il titolo di cult-serial del decennio: Lost e Battlestar Galactica.
Se Lost ha ancora una stagione per provare a rimediare (o peggiorare le cose) tirando fuori dal cappello un altro dei suoi conigli in acido, BSG ha ormai definitivamente sputtanato quattro coraggiose stagioni di epico, malinconico, brutale iperrealismo, con uno pseudo lieto fine misticheggiante e bucolico che sembra concepito da un predicatore della Bible Belt strafatto di antivirale tagliato col detersivo.
Se c’è davvero qualcuno che deve lasciare il computer e andare a zappare, quello è Ronald Moore.

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