coverNIE.gifIntorno all’oralità
del New Epic

di Valentina Fulginiti*

[In calce a questo post,
appuntamenti e novità dal dibattito NIE]

[Da oggi potete scaricare un
saggio che, qui a Carmilla, riteniamo uno dei più importanti scritti
sul NIE dalla pubblicazione del memorandum in avanti. Qualche settimana
fa, su questo stesso sito, Fabio
Poroli si auspicava
più interventi sulla lingua dei romanzi
neo-epici italiani, sulla “sovversione sottile” dei registri,
senz’altro uno degli aspetti che ha dato luogo a più fraintendimenti.
Con questo intervento di Valentina Fulginiti, si può dire che è partita
la rumba. Quella che segue è una breve presentazione scritta
dall’autrice. In calce, il link per aprire il PDF. N.d.R.]

“Per settimane ho sognato un cavo USB che inserito nella mia nuca si
collegasse alla tua, Direttore”. Così Babsi Jones,
in Sappiano le mie parole di sangue, cerca di
sottrarsi alla fatica del linguaggio e delle parole. O meglio, alla
fatica di tradurre dalla sua realtà al nostro linguaggio, alle nostre
parole di lettori e telespettatori.

Questo è solo un esempio di come, nella vasta nebulosa del romanzo New
Italian Epic, l’apparente semplicità della lingua sia un risultato e
non uno “standard” di riferimento. Quel che noi leggiamo è
stato tradotto
da una realtà e da un’identità più complessa.
Ne sono prova le figure di traduttori e mediatori che a vario titolo
popolano i romanzi: traditori e interpreti, montatori e giornalisti,
spie e informatori, presenti sia come personaggi, sia come “fonti”
immaginarie del testo, sempre pronti a imbrogliare le carte.

Partendo da questa consapevolezza, ho provato ad analizzare da un punto
di vista linguistico la “sovversione nascosta di linguaggio e stile”,
proponendo una “lettura forte” di un gruppo compatto di opere, quasi
tutte pubblicate nel biennio 2007-2008, e provenienti dai territori del
NIE. Mi si è venuta delineando fra le mani una possibile traiettoria di
polifonie e risonanze perturbate. Una traiettoria eccentrica,
individuata sia dal ricorrere di modalità testuali, sia dalle continue
figurazioni allegoriche della parola scritta e parlata.

Salta agli occhi la sottile presenza, nel testo, di una forma di
oralità (e nel dire questo, recupero spunti e note di chi è già
intervenuto nel dibattito): l’oralità mediata dalla
tecnologia e dai mille testi “altri” che pratichiamo di continuo. È la
voce mentale delle chat e degli sms, la lingua frettolosa dei post e
dei dispacci giornalistici, non certo o non solo l’imitazione
naturalistica del parlato quotidiano. Frammenti intercettati di
conversazione, inserti di film e canzoni remixate entrano nelle frasi e
le sconvolgono; i dialoghi si sciolgono nel racconto, o si trascrivono
secondo la mediazione di altre forme pop, dalla sceneggiatura al
fumetto. Ma dove vanno a finire, allora, le certezze dell’Aedo? Dove la
posa ieratica di un locutore onnisciente? Quest’ultimo, in piena
continuità con la tradizione dei narratori orali, un minuto eccede il
campo e sovrasta il lettore, il minuto dopo si annulla nel punto di
vista neutro di una cosa o di un animale, quando non di una
telecamera… Per questa via, si arriva a ridiscutere il paradigma
“forte” dell’aedo, per aprirlo alla polifonia di una voce rapsodica:
capace non di imitare l’altro, ma di trasportarlo in sé. Includere
l’altro nel proprio, sommessamente. E forse, per questo, c’è bisogno di
paradigmi nuovi.

pdf_icon.jpg CLICCA PER LEGGERE/SCARICARE AEDI,
RAPSODI, CONTASTORIE
(PDF)

Indice:
Premessa – Breve glossario di stile orale – Occhi che sentono, voci che
scrivono – Le voci degli altri: strategie di enunciazione perturbata –
Traduttori traditori sulla linea del testo – Chi ha orecchie per
intendere…

* Valentina Fulginiti si è laureata in Linguistica
Italiana all’Università di Bologna, con una tesi sui problemi della
traduzione intersemiotica. È stata conduttrice di laboratori di
scrittura, scrive di teatro e per il teatro. Si occupa di linguistica e
di drammaturgia.

***

NOVITÀ SUL NEW ITALIAN EPIC

Interventi e iniziative varie

monico.jpgelenco NEW ITALIAN MEDIA EPIC.

Dopo il simposio milanese su NIE, UNO e audiovisivi, svoltosi nel marzo
scorso su iniziativa di Francesco Monico (qui link un
approfondito commento
, e presto verranno pubblicati gli
atti), la riflessione è proseguita. E’ notizia degli ultimi giorni:
Monico ha scritto un memorandum sull’epica nei new media
e gli oggetti narrativi non-identificati, testo che riprende e
contrappunta quello di Wu Ming 1 sulla narrativa. Lo ha presentato
il 25 aprile scorso al simposio link “Oltre Darwin”, alla Sala Parpallò di Valencia, Spagna. E’
imminente la pubblicazione sul sito link New
Italian Media Epic
.

Su quest’ultimo sito, segnaliamo che è da
pochi giorni disponibile per il download gratuito The Big
Bother / Il grande fardello
, indefinibile film di “quasi
fiction” (?) realizzato da Marianna Schivardi nel
carcere milanese di
San Vittore.

L’opera “nasce dall’idea di realizzare un Grande Fratello in un luogo dove le persone vivono perennemente come fossero in un format, sorvegliate da telecamere, introducendo l’elemento straniante del Confessionale e della votazione, questa volta per uscire e non per restare. Il film è interpretato da veri carcerati, che in un’ottica fake restano se stessi. Il metodo utilizzato per la parte recitativa si basa sulla continua osservazione di azioni, dialoghi, modi di dire e pensieri veri dei personaggi a cui è stato poi chiesto di ripetersi sotto la ripresa delle telecamere […] Da tale meccanismo si genera un ritmo da “commedia” e si mantiene una dimensione di verità realtà che dà valore poetico all’opera.”

La forma delle coseelenco ACCADE NELLA DANZA?

Di
Rosella Simonari, Carmilla ha già pubblicato link un
contributo su Sappiano le mie parole di sangue

di Babsi Jones.

Di recente, sul suo blog Dance Scriber,
Simonari – il cui principale ambito di ricerca sono i rapporti tra
scrittura e danza – ha portato avanti una densa riflessione in quattro
puntate su danza e NIE. Simonari scrive:

“[…] il mondo della danza è molto più ricco di quello che appare nei
media. In questo senso, diversi lavori di compagnie italiane mostrano
come la danza in Italia possa avere un senso differente, possa essere
occasione per riflettere, per ricercare e percepire la realtà alla
deriva nella quale viviamo. Alcuni dei loro lavori sono riconducibili
alla nebulosa di cui parla Wu Ming 1 e potrebbero far parte della scia
della New Italian Epic”. Molte le coreografie recenti citate nel testo,
vero “sguardo obliquo” sulla tematica dello sguardo obliquo.
Le quattro puntate sono qui: 1
2
3
4.

Clicky

Share