THE HAUNTING

di Danilo Arona

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C’è questo grande rudere, tra Bassavilla e Valenza, mito spettrale per antonomasia della provincia di Alessandria. Si chiama villa Pastore, presunta ghost house che da moltissimi anni rappresenta una sorta di comprensibile “rito d’iniziazione” per più generazioni. Ci si va di notte, ma i più si fermano nelle adiacenze. Andandoci in tanti, finisce in burla e risate. Se si è in due — un maschio e una femmina — la paura può giovare a fugare ipotetiche inibizioni. Un mio amico di Valenza spergiura di essersi fermato una notte degli anni Settanta davanti al cancello d’ingresso. Stava con colei che sarebbe poi divenuta sua moglie. Spense la macchina, i fari e si sviluppò una gran pomiciata. A istinti sedati, lui riavviò il motore, ma l’auto non voleva saperne di muoversi. Era come incatenata al suolo. A furia di darci, si spense del tutto e i due raggiunsero Valenza a piedi. Piuttosto di corsa e senza mai voltarsi indietro. Alla luce del giorno dopo ci tornarono con un rimorchio. La macchina funzionava alla perfezione e lui dovette pagare la chiamata per intero.

Villa Pastore ha dei poteri, dicono. Per i poteri non so, ma che esistano dei padroni è quasi fuor di dubbio. Negli anni Ottanta, a ridarle un lustro mediatico affievolito da decenni, ci pensarono degli iniziali lavori di ristrutturazione che s’interruppero presto a causa di un funesto incidente in cui persero la vita due muratori. Bastassero solo gli “omicidi bianchi” a regalare un’aura “maledetta”, tutta l’Italia sarebbe infestata: il dato logico è che una disgrazia a villa Pastore altro non diventa che un anello a conferma di una catena di morte gestita da forze occulte, così almeno la pensano i sostenitori dell’autenticità dei poltergeist e delle haunted houses e di contro gli scettici scuotono la testa contro tanto ardimento irrazionalista. Un gruppo di ragazzi che l’ha visitata ancora di recente, girandoci persino un documentario, elargisce qualche saggio consiglio:
“La villa è visibile dalla strada dove troverete anche il cancello d’ingresso; non scendete con la macchina, la zona è molto fangosa e rimarreste bloccati. Scesi dalla strada troverete due caseggiati separati di cui uno adibito a stalla. La villa è ridotta in pessime condizioni dal tempo, dalla guerra e dagli ultimi terremoti. Il terreno circostante è letteralmente imbevuto d’acqua, addirittura impraticabile se ha piovuto di recente, e probabilmente sotto un primo strato di argilla c’è roccia dura che impedisce all’umidità di penetrare creando una specie di fango giallastro che vi concerà per bene scarpe e pantaloni. Le due torrette e i piani superiori sono inaccessibili a meno che non abbiate voglia di arrampicarvi per i resti delle scale, ma viste le condizioni della casa non lo consiglio a nessuno. All’interno dei due edifici si vedono ancora tracce di decori sui muri, ma soprattutto pavimenti in mosaico eccezionalmente conservati. Da svariate grate e fori sul pavimento si capisce che sotto il pianterreno c’è qualcosa. La porta della cantina è aperta, ma la parte sotterranea del primo edificio è inaccessibile a meno che non vi portiate un’attrezzatura da sub per nuotare in quei tre metri d’acqua che ricoprono la parte visibile delle cantine. Se lì, come recitano alcune voci, c’era il passaggio per Piazza Duomo a Valenza, ora non credo ci sia più la possibilità di scoprirlo. Fra i due edifici ci sono i resti di un vecchio aratro trainato da animali e alcuni pezzi arrugginiti delle balconate in ferro. A sinistra dei caseggiati, guardando Valenza, trovate un piccolo laghetto con ringhiera attorno e davanti la tomba di una bambina. La lapide era attaccata a un piccolo monumento in pietra poi deve essere caduta o è stata strappata e si è rotta in due parti.”
La storia che puntella il mito spettrale di villa Pastore ruota attorno a questa lapide e a vicende tragiche di bambini sfortunati. Sulla lapide si può leggere:

MELISSA PASTORE – FANCIULLETTA BIENNE VISPA E AMOROSA – MORTA PER FEBBRE MIGLIARE NEL 7 LUGLIO 1873 – I SUOI GENITORI

La “febbre migliare” è la tubercolosi. Si è quasi certi, da documentazioni d’archivio, che la famiglia ebbe un altro figlio maschio che morì pure lui nel 1883 per il crollo di una torretta mentre suonava il piano. Da qui tutta una serie di presunte testimonianze che si confondono con il folclore locale: una musica che si ode soltanto di notte, le ombre ostili, i lamenti della piccola, persino gli spettri dei due operai deceduti. Di certo vi è che molti medium che l’hanno visitata, sin dove hanno potuto spingersi, hanno avvertito una fortissima e ostile presenza. All’inizio degli anni Novanta apparvero alcuni articoli su una tal Nicoletta Menardi, ex modella, all’epoca monaca taoista ed esorcista, che intendeva “sfidare” lo “spirito della casa”. Non se ne sentì più nulla: chissà se vinse o perse.
Qualcosa d’inedito però è scaturito dalla testimonianza – quasi casuale date le circostanze in cui è stata rilasciata – di un anziano testimonial delle cronache piemontesi, Franco Marchelli, ex giornalista settantenne. La storia risale al Natale del 2004.
Marchelli, proprio il 25 dicembre, ha varcato la soglia di casa Gabrielli a Bassavilla. Se non vi ricorda niente, Loris e Susanna Gabrielli sono i genitori di Sara, una delle due ragazzine – l’altra si chiama Miriam- che chiamarono allo specchio “Melissa la Sanguinante”, ma Sara ancor prima sosteneva di avere spesso accanto a sé un’amichetta invisibile dallo stesso nome (per riconnettervi con la vicenda, servirebbe rileggersi le cronache n. 30: “Videodrome” e 34: “La faccia nello specchio”). Per risolvere i problemi di crescita di Sara, i Marchelli si sono rivolti a un noto psichiatra infantile che, con un leggero trattamento farmacologico, ha praticamente azzerato il problema: niente più brutti sogni, niente più specchi con facce diaboliche, né strane pozze d’acqua per la casa. Marchelli si presenta in quella casa perché è divenuto il nuovo compagno della nonna di Sara, una scoppiettante ed energica sessantacinquenne, rimasta precocemente vedova, che dimostra dentro e fuori quindici anni di meno. Faccia rubizza e i radi capelli impomatati lui, sguardo altero e ancora affascinante lei, la nonna, che a tutto fa pensare tranne che a una “nonna”. Il pranzo natalizio, come vuole la regola, consta di troppe portate e di altrettante pause così che alle cinque del pomeriggio la gente sosta ancora con i piedi sotto il tavolo e gli occhi appesantiti. Sara si alza spesso, gira per la casa, va nell’altra stanza a vedere un frammento di video, poi torna e mangia. Oppure va a giocare con l’ultimo modello di Nokia che qualcuno le ha appena regalato.
Al momento, sospirato in egual misura da ognuno, del caffè e dell’ammazzacaffé Sara si allontana per vedere un altro pezzo de Il signore degli anelli, versione cartoni animati. Su ordine della mamma, deve però tenere la porta aperta. E il volume basso.
La suocera di Susanna è un tipo diretto, poco discreto e per nulla diplomatico. Così, nel bel mezzo di un difficile processo digestivo e un confuso ribollire di chiacchiere inutili, le chiede senza fronzoli:
“E adesso la bambina riesce a dormire?”
Il silenzio cade sul tavolo festaiolo come un macigno. Il disagio, tanto in Susanna quanto in Loris, sembra ben più di un’evidenza, soprattutto per la presenza di un estraneo che, per colpa del suo mestiere e della sua antica fama in Bassavilla, è giudicato alquanto ingombrante. Ma Susanna recupera al volo e non si scompone, rispondendo sintetica:
“Sì, qualche giorno di leggera terapia e tutto si è già risolto.”
“Perfetto”, risponde la nonna con piglio manageriale. “E addio Melissa.”
Non è che qualcosa sia trapelato. E’ solo Loris, cuore di figlio, che ha accennato un po’ di giorni prima a sua nonna di qualche piccola turba del sonno in cui Sara è incappata per colpa di un’amichetta invisibile. Nome del bogus, Melissa, anche se dodici anni sono troppi per una faccenda del genere. Ma le antenne dell’anziano giornalista si sono di già rizzate. Lo chiamano mestiere.
“Melissa?”, fa lui. “Di chi state parlando?”
Susanna e Loris si guardano impacciati. La nonna in questi casi procede diritta per la sua strada, senza guardare in faccia nessuno.
“Giochi di bambine, Franco. Sara possiede una fervida immaginazione. Raccontava di un’amica invisibile, una compagna immaginaria di nome Melissa. Un’amica che le faceva un po’ troppa paura con i suoi scherzi dell’altro mondo a base d’acqua.”
“Strano, capitava già ai miei tempi”, mormora con fare distratto Franco Marchelli.
Il disagio nei due giovani padroni di casa aumenta. Dalla stanza accanto proviene un clangore di spade e urla da battaglia.
“Che significa? Quali suoi tempi?”, chiede Susanna con una compressa nota di allarme nella voce.
“I miei tempi di ragazzino. Poco dopo la fine della guerra. Abitavamo sulla colla di Valenza. Tutti i ragazzini della zona andavano a giocare vicino alla casa abbandonata della famiglia Pastore.”
Villa Pastore?”, fa Loris.
“Proprio lei”, risponde Marchelli. “Una bambina del mio gruppo, dell’età più o meno di Sara, dopo un pomeriggio passato tra le rovine e dopo avere scoperto la lapide della piccola Melissa, tornò a casa assieme ai genitori nella casa di Pecetto. Sin da quella notte, si raccontava che il fantasma della piccola Melissa la tormentasse tanto nel sonno che da sveglia. E in giro per la casa apparivano pozzanghere d’acqua. Ha una sua logica, già allora villa Pastore giaceva per metà immersa nell’acqua.”
E’ vero. Come già testimoniato, l’acqua imbeve il terreno circostante. E le cantine della villa sono inaccessibili per la presenza di almeno tre metri di acqua putrida e stagnante. In più ci sono diversi pozzi di cui uno profondo almeno dieci metri. E l’acqua, ancora e sempre, pare caratterizzare gli angoli più in ombra di questo bizzarro prisma al femminile che si chiama Melissa. Quell’acqua in cui annegò nel 1925 Melissa Pastore, quella che ruscellava dal cielo sui capelli di una ragazza bionda travolta in autostrada la mattina del 29 dicembre ’99, quella che si trasforma in nebbia e nasconde Bassavilla a chi la percorre, quella che a Phi Phi Island in Thailandia trasporta ancora oggi verso la riva centinaia di fantasmi di annegati alla ricerca del proprio corpo. Ancora dark waters… E la famiglia Gabrielli diventa suo malgrado un nuovo tassello nell’enigma secolare di villa Pastore.

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