REDRUM

di Danilo Arona

CronacheBassavilla.jpgGiusto, avete tutte le ragioni. Ci sono troppi punti in sospeso, domande senza risposta, spunti abbozzati e poi tralasciati in quelle “Cronache di Bassavilla” che si sono materializzate in libro. I “bassavilliani” (i bassavillani?) che coltivano poteri nascosti, le gallerie sotterranee dove si celerebbero altari più antichi della civiltà conosciuta, una città completamente infestata dai fantasmi del suo passato e, non dulcis in fundo, delle misteriose audiocassette dove – a detta di una bellissima sensitiva di nome Alessandra – si sentirebbe addirittura la voce di Melissa con un messaggio a me indirizzato.
“Ti sei predisposto un sequel, va da sé”, mi scrive Maurizio dalla provincia di Pavia (altra zona densamente fantasmatica come ci ha indottrinati il grande Mino Milani), “ma dovrebbero essere i tuoi concittadini a farti le pulci per come hai messo in scena Alessandria. A Pavia le polemiche ti avrebbero sotterrato.”


Pavia non è Bassavilla. Qui i miei concittadini – quelli “puri”, di discendenza alessandrina e non ibridati con altre genie, che arrivano a sfiorare un magro 12% della popolazione – sono venuti in soccorso proprio di quei punti in sospeso, non particolarmente approfonditi, quelli messi in cascina per così dire in previsione di periodi di magra creativa. Ad esempio la storia, che in tanti pensano essere frutto di un’invenzione letteraria, dei sotterranei sotto la città, patrimonio gotico purtroppo andato semidistrutto dall’alluvione del ’94.
Allora, in quel maledetto novembre, le acque alluvionali, in certe zone della città alte sino a tre metri, si “intubarono” sotto le fondamenta per effetto di gallerie vecchie di centinaia d’anni, provocando un allagamento totale delle cantine in ogni luogo e in ogni quartiere, financo quelli mai raggiunti dalla furia dei fiumi defluiti. Al seguito del libro, laddove si parla di quel “fitto reticolato di gallerie che conducono in strani posti con altari ancora più strani” e “quel qualcosa d’indefinibile che vive qua sotto“, mi sono giunte testimonianze di primissima mano da alessandrini che hanno percorso dette gallerie in tempi non sospetti: una di queste, addirittura dai margini del centro storico (da sotto l’istituto magistrale D.R. Saluzzo – citazione a uso esclusivo dei locali) condurrebbe al Borgo Cittadella (l’antica fortificazione militare) passando sotto il Tanaro e un’altra ancora collegherebbe due quartieri specularmente periferici (Orti e Pista) “sottolineando” ancora la zona centrale. Sono i “canali”, giova ricordarlo, attraverso i quali si nutrono gli strani poteri “presaghi” della gente di Bassavilla, gente che gioca d’anticipo, che vede le cose prima che accadano e che spesso ragiona come se fosse coordinata da un unico cervello. Loro, quel 12%.
Ne ho avuto una significativa riprova proprio nell’ultimo numero de “Il Piccolo” dove ho trovato un articolo che vale assolutamente la pena di riportare.

CASALE, 25 agosto 2006 – “Signor ministro, il 1° gennaio del 1993, Antonella Guarnero, mia nipote veniva trovata morta, a poca distanza da casa, in un prato di Castelletto Merli, un piccolo comune collinare della provincia di Alessandria, quasi al confine con quella di Asti. Antonella era una ragazza giovane e vivace che viveva nel modo tipico della sua età: le piaceva stare in compagnia degli amici e delle amiche, svolgere un’attività lavorativa che la soddisfaceva; sognava d’incontrare l’uomo della sua vita con cui sposarsi e condividere gli anni a venire. Invece tutti i suoi sogni, tutte le sue aspettative, le sue speranze, tutti i suoi affetti, sono stati stroncati da una mano assassina che dopo averla strangolata l’ha gettata come un rifiuto in un campo nella gelida mattina di quel Capodanno”. Così inizia la lunga lettera di Lidia Guarnero – zia paterna della giovane impiegata della Cold Car di Occimiano uccisa tredici anni orsono e il cui delitto è rimasto a oggi impunito – inviata al Ministro della Giustizia Clemente Mastella. Lidia Guarnero l’aveva già detto: “Non mi arrenderò mai”, e aveva annunciato che avrebbe scritto al Guardasigilli per sensibilizzarlo alla tragedia che ha colpito non solo la sua famiglia ma l’intera comunità monferrina. La zia della vittima in due fitte pagine ripercorre la vicenda giudiziaria riconoscendo il notevole impegno degli inquirenti e delle forze dell’ordine in un’indagine giudiziaria obiettivamente difficile. Poi, dopo essersi detta consapevole delle notevoli difficoltà per il lasso di tempo trascorso sottolinea come “il caso potrebbe essere riletto alla luce delle nuove tecniche investigative, dal momento che scienze criminologiche, metodi di indagine e strumenti utilizzati dagli inquirenti nel 2006 sono sicuramente diversi da quelli che erano a loro disposizione nel 1993. Di qui la richiesta a Mastella, affinché vengano esperiti tutti i tentativi possibile per dare giustizia a una giovane donna la cui vista è stata recisa nel fiore degli anni.”

Pensieri, aspettative, sete di giustizia, ovvero energie che circolano da tempo sopra e sotto il territorio. E, per confermarlo, mi cito inopportunamente con uno stralcio riportate dal libro “Cronache di Bassavilla” (20° capitolo, The Ring), scritto più o meno un anno fa:

Una ragazza poco più che ventenne e bella come certe giornate primaverili nell’alto Monferrato. Oggi non se ne parla e non se ne scrive più. La pratica forse è stata chiusa. Perciò l’assassino, se tuttora vive, è a piede libero. Nessun giornalista, a Bassavilla e dintorni, appare intenzionato a riprenderne le fila anche solo per riempire un buco estivo. Alla vigilia del giorno di San Silvestro, il 30 dicembre del 1992, Antonella Guarnero misurò per la prima volta il vestito rosso coi lustrini che aveva ordinato a una sarta. A tutti coloro che la incrociarono in quelle ore Antonella parve particolarmente eccitata. Il rosso è il colore dell’amore e, non a caso, anche del sangue. Eros, Thanatos e la magia di un Capodanno. Niente di così trasgressivo, al di là di un cenone fra amici in un locale nei dintorni, tra la Cerrina e Bassavilla. Ma in quel mucchio di gente si trovava qualcuno cui mettere in conto il rosso di quel vestito. Il primo dell’anno la trovarono morta su un prato, a poca distanza da casa sua. Uccisa, si lesse, da un occasionale accompagnatore con il quale si era imprudentemente appartata. Qualche traccia di alcol nel sangue, ma era Capodanno. Tutti brindano a Capodanno, persino le suore di clausura.

Quel frammento su Antonella Guarnero lo avevo inserito fra le “maledizioni” della zona, la Val Cerrina e dintorni, un argomento “vero” e rabbrividente su cui non ho neppure il coraggio d’indagare seriamente, tante sono le “disgrazie strane” che continuano a colpire i giovani del posto. Da “dove” mi era giunta quell’ispirazione? Dalla collettiva sete di giustizia – si potrebbe arguire – che anima una comunità quando i delitti, soprattutto quelli che spengono la giovinezza, rimangono impuniti?
Vorrei azzardare una risposta meno banale. Vorrei pensare che questa sincronicità inaspettata di interventi sull’omicidio di Capodanno del ’93 riesca a preludere alla soluzione del caso e alla punizione di chi ha spezzato quella vita. Mi piacerebbe credere che un esteso e motivato reticolato mentale visualizzato e reso operativo da un’agguerrita coalizione di cervelli imprigionasse la mente bacata di quell’assassino e lo conducesse allo scoperto.
Magari pensate che stia delirando. In piccola parte posso darvi ragione, ma il fatto è che ho appena scoperto – prove alla mano – che gli alessandrini nel secolo scorso praticavano la guerra psichica. Con tanto d’istruzioni per l’uso…
Ma ne riparliamo.

[Il volume di Danilo Arona Cronache di Bassavilla è pubblicato da Dario Flaccovio Editore.] (n.d.r.)

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