di Vittorio Catani

Ateo.jpgMarco Cagnotti, Umberto De Vanna, Cerco un ateo per parlare di Dio. Dialoghi online, ed. Ancora, Milano 2006, pp. 128, € 11,00.

Un libro nato quasi per caso, a posteriori, frutto di un intenso dialogo sviluppatosi in Internet – dapprima come semplice corrispondenza privata su tutt’altro argomento – fra due persone che si conoscono da tempo.
Due persone molto diverse fra loro. Marco Cagnotti, laureato in fisica, giornalista, responsabile delle pagine di scienza e tecnologia del “Corriere del Ticino”; Umberto De Vanna, salesiano e giornalista, si occupa di pastorale giovanile e catechesi e ha scritto numerosi libri, alcuni tradotti all’estero.

L’uno è ateo fin da giovane; l’altro credente. Che dialogo può svilupparsi fra i due, se affrontano temi religiosi? A giudicare da questo volumetto può nascerne una documentazione interessante a più livelli, sebbene il tema sia tra i più comuni. E non è certo la prima volta che in libreria appaiono testi nati da un fitto scambio di email; spesso materiale del genere rivela una sua pregnanza dovuta all’impeto che lo stesso medium intrinsecamente possiede, giacché consente una sorta di conversazione in tempo reale ma filtrata dalla scrittura, quindi più meditata. Qui siamo a un’opera divisa tra dialogo e saggio, diario a due voci e romanzo, romanzo epistolare e serie di telefonate. Del diario, la scrittura ha l’aspetto di confessione intima e quindi per definizione “sincera”; del saggio c’è la forma fondamentalmente non narrativa; del romanzo troviamo, a tratti, il richiamo a eventi drammatici capaci di creare un loro culmine emotivo.
In un libro del genere il lettore si attende che vengano illustrate le reciproche posizioni con riferimenti colti (troppo colti) alla teologia e annessi: non è così, sebbene approfondimenti storici, teologici, filosofici, etici, sociali, perfino letterari, siano ovviamente presenti, ma in forma soft (oltre, potrebbero Senza tit.jpg
risultare astratti al lettore), e comunque i temi fondamentali sono affrontati in modo realistico, dibattuti, dettagliati, mediati dai reciproci punti di vista. Argomenti “di sempre” quali l’esistenza di Dio, la funzione del Male, la presenza del dolore nel mondo; le contraddizioni insolubili che lo stesso concetto di Dio genera per il non credente (per cui, sembrerà un paradosso, l’Universo appare meno incomprensibile prescindendo dall’idea di Dio), il “peso” – o la “leggerezza” – di possedere una Fede o di non possederla, e così via.

I temi religiosi sono vissuti un po’ da tutti, inclusi coloro che non credono. Solitamente si pensa ancora all’ateo, o all’agnostico, come al mangiatore di bambini e non ci si rende conto che spesso l’ateismo è anch’esso esito d’un percorso, non importa che duri mesi o anni o nasca da un’illuminazione. Un percorso a sua volta coraggioso, spesso travagliato. Neanche è vero che l’ateismo sia una religione: esso nasce da dubbi, dal ragionamento, dalla constatazione dell’inesistenza di prove degne di chiamarsi tali. Infatti si “crede” soprattutto per Fede, nonostante il cattolicesimo sostenga d’essere una religione “rivelata”; a dispetto dei più nobili contorcimenti dialettici, asserire la razionalità della fede diventa sempre più difficile. Ci hanno provato, senza convincere, anche menti illustri (vedasi la “dimostrazione matematica” di Gödel). L’ateo non pretende di possedere la verità; è il motivo per cui il suo atteggiamento è propenso a una sana dose di tolleranza: il che appare invece sempre più assente in chi professi una fede che per sua natura si fa impositiva e totalizzante. Non va sottovalutato che in Occidente gli atei sono milioni; e tuttavia la loro presenza – in occasione dei dibattiti religiosi e anche politici – viene sistematicamete ignorata. Di fatto l’ateo è come se non esistesse, a sua volta oggetto di una (comoda) rimozione.

Su questi nodi cruciali il volume mostra la sua singolarità e il maggiore interesse: due voci di così opposte visioni riescono – raro e confortante esempio – a scambiarsi opinioni pacatamente, rispettosamente eppure con passione, ignorando guerre di religione, scontri di civiltà e anatemi oggi tanto di moda e pur consapevoli che – verosimilmente – si resterà ciascuno sulle proprie posizioni di partenza. Il lettore, a sua volta, potrà consolidare le proprie convinzioni o accrescere i suoi dubbi. In ogni caso l’esito del confronto sarà un ampliamento della propria visione: se non altro si comprenderanno meglio – se ci è difficile condividerle – le intime ragioni dell’“altro”.

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