di un delegato “senza delega”

image004.jpg [Abbiamo chiesto ad alcuni lavoratori in lotta delle librerie Feltrinelli di pubblicare sulla nostra rivista le testimoniane delle loro lotte. La loro pubblicazione vuole testimoniare la nosra solidarietà verso le loro rivendicazioni, e più in generale verso tutti i lavoratori precari e flessibilizzati. L’autore dei testi preferisce firmarsi come “delegato senza delega”, ma non è in alcun modo “anonimo” (g.d.m.)]

qui il blog dei lavoratori delle librerie Feltrinelli/Ricordi
qui il video dello sciopero del 15 aprile

Sabato 15 Aprile ’06, Milano:
Dalla Libreria Feltrinelli di Duomo e dal Ricordi Media Store di Galleria

L’11 Aprile, durante l’assemblea generale di tutti i lavoratori di Milano indetta per definire ed organizzare nel dettaglio lo stato di agitazione, avevamo programmato le prime due ore di sciopero a partire dalle 17 del sabato successivo: è la fascia oraria ed il giorno dove nei negozi c’è più gente e l’azienda è più vulnerabile. Ovviamente all’azienda è arrivata la soffiata e non sono stati con le mani in mano…e si sono organizzati per coprire i lavoratori in sciopero con alcuni dipendenti della sede, direttori di altri negozi e capi canale, area ecc… il morale nei giorni immediatamente precedenti ne ha risentito, già la tensione era alta, i dubbi rimbalzavano sui volti dei colleghi, le pressioni di responsabili e dirigenti minavano l’iniziale ottimismo… c’era bisogno di ribaltare la situazione. “Lo scontro lo dobbiamo condurre noi altrimenti abbiamo già perso in partenza!”.

Ed ecco la soluzione: in assoluta segretezza, tra gli scaffali di tutti i giorni ci siamo organizzati, solo con i lavoratori che sabato sarebbero stati in turno e dei quali ci si poteva fidare. Avremmo anticipato lo sciopero: nessuno doveva parlarne con nessuno. Una solo persona avrebbe avvertito individualmente i colleghi più fidati e questi non avrebbero dovuto farne parola con nessuno, neanche tra di loro. Gli altri colleghi del nostro negozio, i colleghi degli altri negozi, il direttore ed i responsabili, la dirigenza… insomma tutti gli altri l’avrebbero saputo direttamente sabato!

E poi il tanto atteso giorno è arrivato.
Sabato 15 Aprile, ore 12.00: alcuni colleghi, inaspettatamente si radunano intorno al punto informazione 1. Il direttore del negozio incrocia un delegato che sta raggiungendo i colleghi: “che ci fai qua?! Che succede?! Non era alle 17 lo sciopero?!”.
“SORPRESA!!” è la risposta ed inevitabile il sorriso beffardo.
I colleghi staccatisi dalle proprie postazioni si spostano verso gli altri punti informazione e si fermano di fronte alla prima barriera casse. Le cassiere nei giorni precedenti erano state le più dubbiose, le più intimorite: “vediamo sabato, se scioperano le altre forse sciopero anch’io, non ho mai fatto uno sciopero, la nostra responsabile poi ce la fa pagare…ecc” ma di fronte ad una decina di colleghi che stanno abbandonando il lavoro non se la sono sentite di sabotare lo sciopero. “Non ci lasciate soli. Se scioperiamo tutti compatti non ci può succedere niente!!è lo sciopero di tutti, per il contratto tutti!” La prima cassiera alza il telefono e chiama l’ufficio: “guarda che qua chiudo la cassa, aderisco allo sciopero!”. Avremmo voluto sentire la voce al di là del filo, che avrebbero scioperato anche le cassiere proprio non se lo aspettavano!… Sempre più numerosi ed entusiasti ci dirigiamo verso il negozio collegato della Ricordi…dopo una breve sosta alla seconda barriera casse. Ad ogni passo aumentiamo di numero, l’adesione sfiora il 90%. Ce l’abbiamo fatta. La paura, l’ansia ed i dubbi lasciano lentamente spazio ad ampi sorrisi e ad occhiate emozionate. I lavoratori della ricordi sono già li che ci aspettano, ironizzano sul nostro ritardo, convincono gli ultimi indecisi. Adesso siamo pronti, per uscire e per farci sentire. Oggi non ci si saluta come tutti i giorni, oggi ci si saluta come se fosse da tanto che non ci si vede, come se quest’incontro non fosse stato per nulla previsto. Ed infatti nulla di quello che è successo e succederà nelle prossime ore e giorni era prevedibile.

Davanti all’ingresso, ma ancora dentro al negozio, siamo in una quarantina, cominciamo a dividerci i volantini a spiegare lo striscione e a salire le scale che ci portano direttamente in galleria. Siamo fuori, quasi tutti, tutti soddisfatti. Nonostante il cielo grigio di Milano la sensazione è che il sole ci sorrida. Nessuno di noi si aspettava un adesione così alta, e nessuno di noi si aspettava che saremmo davvero riusciti a farlo…il nostro primo sciopero.
Siamo fuori, i primi slogan dal megafono, le rivendicazioni, l’appello alla clientela perché si astenga dagli acquisti… in galleria il megafono rimbomba, vinta la prima timidezza, sconfitta la compostezza che sul lavoro è d’obbligo ci scateniamo in un fitto volantinaggio alla gente che passa, in corteo con lo striscione passiamo da un ingresso all’altro paralizzando lo struscio del sabato pomeriggio in galleria. I turisti, seduti ai tavolini in galleria, consumano il loro pranzo, perplessi.
Molta solidarietà dalla gente che passa. I nostri appelli a non fare acquisti ed il caos che regna in negozio dissuadono la clientela dall’entrare… dopo un’oretta decidiamo di spostarci verso la libreria di via Manzoni; i colleghi avrebbero scioperato a fine turno, andiamo a consegnargli la staffetta… e a dimostrargli che noi ce l’abbiamo fatta, ora tocca a loro e agli altri negozi. Andiamo e torniamo da Manzoni lasciandoci alle spalle una scia di volantini ed una voce che rimbalza tra i palazzi antichi del centro storico. Casa di Inge Feltrinelli non è lontana e ci piace pensare che sia lì, alla finestra del suo palazzo a chiedersi cosa sia tutto questo fracasso. “Siamo noi, Inge, i tuoi dipendenti!”
Poi lo sciopero finisce e ci tocca tornare a lavorare. Ma qualcosa è cambiato. La vittoria più grande per noi è stata quella di aver scioperato compatti, di esserci riusciti. Abbiamo vinto. La paura non ci appartiene più. Torniamo alle nostre postazioni, col sorriso… abbiamo dimostrato che la lotta sprigiona l’umanità migliore, quella stessa umanità che sul lavoro ci costringono a spolverare dagli scaffali. Abbiamo fatto il nostro primo sciopero, ci abbiamo preso gusto. Due ore dopo continuiamo a sorridere, ma adesso è il sorriso di facciata, quello retribuito: “buongiorno, posso aiutarla…?” Il nostro vero sorriso, la nostra vera gioia, la solidarietà e l’intelligenza della lotta non mancheranno di ripresentarsi quando noi vorremo… ma soprattutto quando nessuno se lo aspetterà.

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