di Riccardo Valla

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Riassunto. Parigi, estate 2005. Il Conservatore del Louvre è stato ucciso. La nipote Sophie e lo studioso Londong si recano dall’esperto di religioni Teadrinker.

“Ti ho colto sul fatto, vecchio briccone!” esclamò giovialmente Londong, entrando nel piccolo soggiorno.
Moi?” fece il padrone di casa, inarcando un sopracciglio.
“Non facevamo nulla che non si potesse fare in pubblico” si affrettò a difendersi Sophie.
La ragazza era arrossita. Londong la ignorò. “Certo!” proseguì in tono d’accusa, rivolto allo studioso. “Quello non è un telefonino? Giuravi che non ne avresti mai comprato uno.”
Teadrinker sollevò l’apparecchio posato accanto al microonde e lo guardò incuriosito. “E infatti me l’hanno regalato i miei allievi. Ma in genere lo tengo spento.”
“Controlla” gli suggerì il collega. “Magari c’è qualche messaggino di Sommelier che ci aiuta a risolvere l’ultimo indovinello. Altrimenti non ci resta che andare a controllare tra le sue carte, al museo.”

Teadrinker annuì con aria seria. “Vediamo, ma temo che la batteria sia scarica. Lo porto in camera e lo ricarico mentre mi vesto. Con il vostro permesso. Mademoiselle.” Si allontanò in direzione della scala interna.
“A che serve un telefonino, se poi non lo si usa?” rifletté l’americano.
Invece di rispondere alla domanda, Sophie, quando l’inglese si fu allontanato, disse: “Teadrinker mi ha suggerito di chiedere a te”.
“Sì?” rispose l’uomo.
“Per la questione delle “nozze sacre” nei riti del Priorato di Sion. Perché forse mio zio… quel porco…”
“Signorina, un po’ più di distacco scientifico. Cerchi di andare al di là del caso personale. Cosa ha fatto suo zio, di tanto tragico!”
“Sai, qualche anno, fa, ero in Italia, e gli telefonavo tutte le settimane. Ero convinta di avere prenotato per il 24 dicembre, ma si erano sbagliati e mi avevano prenotato per il 24 undici… Fortuna che me ne sono accorta in tempo, sai, il biglietto aereo non era rimborsabile.”
“L’aveva prenotato con Internet, suppongo.”
“Certo. È così comodo… Deve essere solo scivolato il cursore… Comunque, io per curiosità guardo la prenotazione e vedo “novembre”… Ed era proprio il 24. Afferro le mie cose e corro a prendere l’aereo e arrivo in tempo. Tutto di corsa, senza avvertire mio zio. Prendo una delle ultime corse della notte, esco dal Metrò, faccio in fretta i due isolati, apro la porta, e…”
“E…?” fece Londong.
“La casa di mio zio era piena di gente con dei camicioni lunghi, una specie di toga party… Uomini e donne… discinti… cantavano…”
“Gli uomini o le donne?” volle sapere l’americano.
“Aspetta… gli uomini battevano le mani e ripetevano: “Pompa, pompa” e le donne cantavano: “Siamo vergini…”“
“Non era l’aria “Son vergin vezzosa” dei Puritani di Bellini, vero?” chiese Londong e nel vedere che Sophie scuoteva la testa, continuò: “Escluso questa possibilità, ne resta solo un’altra, che confermerebbe le parole di Fouché. Lo ha detto a Teadrinker?”
“No, non l’ho mai detto a nessuno! Parlavano di amanti…” sorrise e abbassò lo sguardo verso il cavallo dei calzoni di lui “…e di cazzi!”
“Come sospettavo” rispose l’uomo, con gravità professionale. “Questo conferma la spiegazione di Fouché, che il Priorato di Sion fosse un’organizzazione goliardica…”
“Ma non è una setta religiosa?” chiese Sophie, che non capiva.
“Certo. Entrambe le cose. Una setta religiosa mascherata da associazione goliardica. Lo testimoniano le modifiche del rito. E gli uomini cosa facevano?”
“Be’, ripetevano “pompa pompa” e c’era mio zio… e davanti a lui una donna… chinata… ma seminuda… non so chi fosse, la vedevo di schiena… e lui…”
“La penetrava, suppongo, more pecorarum.”
“Penso di sì… ma non so altro. A quel punto sono fuggita e non ho mai più parlato con lui… Solo una volta, l’indomani, quando gli ho telefonato perché inviasse la mia roba al pensionato vedove e nubili, ha tentato una spiegazione. “Be’,” mi ha detto “per metterla secondo santa madre Goliardia, chi si fa pecora, il lupo se la mangia, e chi si fa pecorina il lupo se la in…” Ehm, non oso neppur pensare alla parola pronunciata da quel maiale.”
“Be’, è una cosa naturale, in fondo…” commentò Londong, lanciando un’occhiata carica di nostalgia alla scala su cui era sparito Teadrinker.
*
“Magister! Da ore cerco di telefonare. Sempre spento!”
“Scusa, Valjean, ma ho avuto dei contrattempi. Ho riflettuto a lungo sull’ultimo indovinello, ma non ti conviene fare altre domande al bibliotecario, si insospettirebbe. Prima di correre quel rischio, conviene andare a frugare tra le carte di Sommelier, prima che venga in mente ad altri. Magari troverai un riferimento.”
“Va bene, Magister, ma lo studio è ancora piantonato. Mi fingerò un normale visitatore e vedrò di entrare senza farmi notare.”
“Giusto. Manda degli sms. Ho acceso il telefonino, ma ho tolto il sonoro.”
“Sì, come consigliava il vescovo.”
“Che c’entra il vescovo?” chiese il Magister.
“Una volta, a una conferenza, c’era un telefonino che continuava a squillare e lui ha detto: “Signorina, spenga la suoneria di quel cellulare, il suo fidanzato può aspettare mezz’ora, suppongo. Se ha bisogno, usi il vibratore”.”
“Umm” commentò il Magister. “Non mi fa affatto ridere.”

(11-CONTINUA)