di Riccardo Valla

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I romanzi pubblicati a puntate su Carmilla On Line ci stanno dando soddisfazioni inattese, tra cui un sensibile aumento dei nostri lettori. Per questo, sebbene il fortunato Guerra al sistema di Federica Vicino non sia ancora concluso, proponiamo già un secondo romanzo, completamente diverso dall’altro. Il suo autore, Riccardo Valla (nella foto mentre, da maoista qual è, mostra con orgoglio il Libretto Rosso), è molto noto nel campo dell’editoria: già insegnante, libraio, direttore di collane è oggi, oltre che saggista, un traduttore dall’inglese tra i più apprezzati. Tra le altre cose ha tradotto Il codice Da Vinci di Dan Brown, col quale il romanzo che presentiamo ha qualche attinenza… (V.E.)

Avvertenza dell’autore. Persone, luoghi, religioni, sette, documenti e libri citati in questa narrazione sono puramente immaginari. Anche il Codice Da Vinci. Ciascuno di loro è illusione, Maia. Come tutti noi.

Premessa

In una delle zone centrali di New York — città che è praticamente tutta centro — sorge l’Ostello dell’Ordine della Santa Pustola del Prepuzio del Bambino Gesù, noto anche come Pus Dei. Nell’Ostello i ruoli tra i due sessi sono rigorosamente divisi secondo il rito e in accordo a una tradizione che risale a quando, poco dopo la Circoncisione, su quel che rimaneva di pelle della parte interessata si sviluppò un’enorme pustola. Ispirate dallo Spirito Santo, le pie donne che lo incontrarono durante la fuga in Egitto umettarono la parte con gli anticorpi naturali contenuti nella loro saliva e tanto ebbe effetto la cura che presto la profana pustola sparì dal membro divino.
Il rito centrale dell’Ordine simboleggia perciò quelle cure e ciascuno dei due sessi ha un ruolo fisso nella commemorazione. Non essendo ancora nata all’epoca, Maria Maddalena non poté prendere parte alla guarigione; tra il Pus Dei e il Priorato c’è sempre stata parecchia ruggine.
L’Ordine non dipende direttamente dalla Santa Sede e si basa su fondi propri: i passati lasciti di donne devote — anche se non sempre pie — che dalla pratica cara all’Ordine trassero in vita beneficio economico.

Prologo

Museo del Louvre, ufficio del Conservatore, estate 2005
Il guerriero in armatura secentesca, costruito secondo le indicazioni del grande e profetico Da Vinci, tremò e minacciò di cadere, quando l’uomo nel saio di saia batté il pugno sul tavolo Luigi XX. La lunga antenna radio che usciva dallo zaino del guerriero sferzò l’aria.
«Per l’ultima volta, dov’è il segreto?» Nella mano del monaco era comparsa un’arma. Come per incanto.
L’uomo seduto alla scrivania fissò la pistola, ipnotizzato dalla sua bocca brunita, e mormorò: «Notre Dame… nel gargarozzo dell’ultimo gorgoglione… di destra…» Poi, nel vedere il cenno di conferma del suo gigantesco antagonista, comprese che tutto era perduto. Soprattutto il segreto.
Adesso il monaco nel saio del Pus Dei si girò e fece qualche passo verso l’uscita, mormorando: «Vede che con un po’ di buona volontà…».
Girarsi e sparare fu un tutt’uno, ma il Conservatore aveva già fatto in tempo a tirare la catena che pendeva dal soffitto. Con un gorgoglio di liquidi idraulici la pesante saracinesca stava già cadendo tra lui e l’avversario. Deviato dalla traiettoria, il proiettile non lo colpì al cuore bensì al polmone, una ferita mortale ma non grave, gli avrebbe concesso almeno mezz’ora di vita, o magari anche qualche annetto, se avesse fatto in tempo a raggiungere il vicino ospedale.
E mentre il monaco imprecava contro se stesso perché non s’era ricordato di quel particolare, il Conservatore già studiava il modo di trasmettere il segreto all’unica persona in grado di decifrarlo, sua nipote Sophie II, da lui cresciuta a dosi massicce di Settimana Enigmistica. Peccato che la ragazza non sapesse neppure di doverlo cercare, un segreto.
*
Nel buio corridoio del Louvre, il monaco sorrideva e premeva col pollice i tasti. 6-444-7777-7777-444… “Missione compiuta” comparve sul display illuminato. Tre altre pressioni inviarono l’sms al destinatario, il primo nome della lista.
Un attimo più tardi, il cell squillò e il monaco se lo accostò all’orecchio. «Magister?»
«Valjean, maledetto bestione, perché l’hai ammazzato?»
L’interpellato non ebbe neppure il tempo di chiedersi come lo sapesse. Ma il Magister sapeva sempre tutto. «Non facciamo prigionieri; me l’ha detto lei!»
«Sì» protestò l’uomo che si faceva chiamare Magister «ma intendevo dopo avere controllato. E se fosse una falsa pista?»
«Magister, ma non li legge mai i best-seller? Seguiremo la nipote!»
«Idiota! I best-seller li leggono anche i diabolisti. Ma adesso fila a Notre Dame e non perdere tempo coi candelieri!»
Senza rispondere, il gigantesco monaco staccò la comunicazione, accese la lampadina del cell e proseguì nei corridoi del Louvre, oscurati per la notte. Due piani più sotto, nel più stridente divieto di parcheggio di quell’ala del Museo, lo attendeva la sua 2 cavalli

(1-CONTINUA)