di Daniela Bandini

Andrea Novelli, Giampaolo Zarini, Soluzione finale, Marsilio Farfalle, 2005, pp. 379, € 16,50
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Entriamo ora nei panni di Sean McQuillan, newyorkese, professione pediatra al Downtown Hospital. Muore un bambino, Ralph Friedman, edema celebrale è la prognosi fatale. Ma qualcosa non quadra. Anzitutto la morte sopraggiunge immediata, compulsiva, eccessivamente frettolosa e spietata,: quasi troppo determinata a svolgere il suo compito senza lasciare traccia di sé oltre le deformità innaturali modellate sul cranio della vittima. Una morte del genere va indagata, è necessaria un’autopsia, l’ospedale e la famiglia negano, e ogni divieto è un incoraggiamento per proseguire laddove l’ostacolo comincia a definirsi. Le pagine dell’autopsia sono un autentico capolavoro: descrivono come questa prassi, divenuta usuale ai nostri orecchi grazie alla cronaca, sia in realtà una sconvolgente pratica che solo la ripetitività dell’operazione può rendere “di servizio”, allontanando il sospetto dell’atto morboso. .

L’atteggiamento dei personaggi, remissivo o di accanimento, è la dimostrazione che la colpevolezza è solo una questione di interpretazione: il padre del bambino è descritto come superficiale e trascurato nei rapporti genitoriali, la madre al contrario si incarica di riequilibrare l’assetto scomposto del rapporto con cariche ansiogene riequilibranti. Uno spietato crescendo di omicidi si sviluppa intanto attorno alla figura di Sean McQuillan, praticamente tutti coloro con cui viene a contatto, con cui si confida e confronta verranno brutalmente assassinati con un rigore e una spietatezza da autentici professionisti. Eliminate, queste persone si accumulano sulla coscienza del nostro dottore, incapace ancora di capire il nesso di tutte queste morti con quella che altro non è ancora che un’operazione di scrupolo professionale: indagare su una morte, o forse più di una, apparentemente inspiegabile. Personaggi che entrano in scena, sommessamente, per coprire ruoli determinanti e di copertura, colleghi, figure secondarie, poi ecco profilarsi, in un crescendo accuratissimo, un risvolto ideologico-affaristico dal nome preciso: Procter: e non si tratta del signor Procter…
“Il Procter … è (un farmaco) capace di bloccare la proliferazione delle cellule degenerate in combinazione con altri principi attivi. La molecola antitumorale del Procter è un composto già noto sul mercato, ma non è mai stato ottenuto con un grado di purezza pari al 90%…” Ty-Sacks: “I sintomi della malattia compaiono nei primi sei mesi di vita, sono cecità, demenza, sordità, convulsioni e paralisi. I sintomi si aggravano rapidamente e in genere il bambino muore prima dei tre anni… Il deficit proteico crea le condizioni per la proliferazione di sostanze che gradualmente distruggono le cellule neurali fino a che l’intero sistema nervoso cessa di funzionare…”
I bambini colpiti da questa malattia muoiono generalmente prima dei tre anni, come mai allora la morte Ralph Friedman è avvenuta a dodici anni? E poi la Ty-Sacks è di origine genetica, non può, insomma, manifestarsi all’improvviso. Forse esiste un virus sconosciuto che dà luogo a sintomi simili alla terribile sindrome? E poi perché colpisce solo bambini inermi, chi mai vorrebbe colpire solo dei bambini inermi?
Un memoriale, agghiacciante nella logica selettiva degli eventi, rivela la naturale costante vittima-carnefice del periodo bellico della Germania nazista: “ …Provengo da un paesino del salisburghese, Bad Gastein, posto rinomato per le acque termali…Rimarrà per sempre indelebile nella mia memoria il primo giorno di assistenza nel laboratorio al blocco numero 10… Scoprii in seguito che Clauberg praticava la sterilizzazione sistematica delle donne ebree e zingare deportate nel campo, soprattutto greche e di bell’aspetto…Iniettava nel collo dell’utero una soluzione a base di nitrato d’argento… Quasi tutte in seguito sanguinavano dai genitali e dalle lastre risultava chiaramente che il liquido iniettato da Clauberg era penetrato fino alle ovaia e perfino nel cavo peritoneale…” E più avanti: “ All’epoca venni a conoscenza che, per espresso volere di Himmler, era stato segretamente istituito il Genetishe Programm… per verificare la possibilità di utilizzare armi biologiche, durante il conflitto e non solo. ….Intervenire (oggi) sui geni difettosi …. attraverso il gene terapeutico, affinché sia possibile una sua penetrazione nella cellula “malata”… I vettori ideali sono i virus, questi hanno la funzione di introdursi all’interno delle cellule e cedere al nucleo il proprio materiale genetico “sano”.
E poi la scheda: “Luogo: T.Martison Institute — Giorno:24/09/02 — Nome soggetto:Ralph Friedman — Età: 12 — Razza: ebrea safardita — Contaminazione:Vectortau — Somministrazione:distributore acqua — Malattia indotta: Tay Sacks — Tempo di vita: 68 ore — Target: 48 ore — Sintomatologia: emorragia celebrale, rapida necrosi degli organi — Note: perfezionare i tempi di reazione al virus”.
Al lettore la scoperta degli intrecci, delle connessioni, e delle verifiche sul presente, che, come si vedrà, genera mostri molto più coinvolti nei nostri incubi quotidiani di quanto possa apparire.