orsonwelles.jpgdi Orson Welles

Vi era una volta un giovane e oscuro attore. Una notte, poche ore prima della rappresentazione del “Mercante di Venezia”, il protagonista a cui faceva da spalla si ammalò, e al giovane, oscuro attore, che conosceva le battute di Shylock, si offrì la grande occasione.
Sino ad allora Shylock, sul palco inglese, era stato rappresentato come un cattivo da melodramma, chiassoso, energico e furioso. Ma il giovane attore aveva un’idea nuova di Shylock.


Egli si era spinto oltre la lettura dei suoi versi. Aveva letto l’intero dramma. Dopo una o due ore di prove, agli altri attori della compagnia risultò chiaro che a Rialto vi erano delle novità: l’usuraio stava per essere interpretato come nessuno poteva ricordare d’aver visto prima.
Un uomo spietato con delle ragioni per essere spietato: un essere umano. Ciò, per il resto della compagnia, era completamente sbagliato. Non rispettava la tradizione… ma il giovane e oscuro attore, essendo l’unico a conoscere le battute, ebbe il permesso di andare in scena.
Nessuno che sia ancora vivo l’ha visto. Nessuno che sia ancora vivo l’ha sentito domandarsi: “Ma non hanno forse occhi gli ebrei…”. Nessuno che sia ancora vivo ricorda la notte in cui tentò qualcosa di nuovo, e soprattutto di corretto.
Ma chiunque si interessi di teatro conosce il nome di Edmund Kean.
Nel teatro, la sperimentazione è il nostro mestiere. E’ la valùta con cui commerciamo.
Ogni messa in scena è un esperimento … così come ogni prima, e via via ogni rappresentazione, ogni scena, ogni battuta, ogni lampada; lo spettacolo che vedrete questa sera, e quello che sto preparando per voi, se verrete.
Nonostante il teatro in qualche misura abbia sempre sperimentato, ora l’esigenza di sperimentazione è divenuta più forte che mai. Il cinema ha tratto a sé moltissimi significati del teatro e li svende continuamente.
Se il teatro sopravviverà dobbiamo impegnarci per fare in modo che sia alla portata dei mezzi del pubblico cinematografico, e che continui a valere il prezzo del biglietto. Dobbiamo trovare un nuovo approccio al teatro. Dobbiamo trovare testi nuovi.
Non intendo opere che siano fresche di stampa, ma opere innovative dal momento in cui sono state scritte. Il mio lavoro è quello di mettere in scena drammi scritti molti anni fa. Se queste opere fossero antiquate sin da quando vennero scritte, ora non potrebbero essere innovative. Nulla nasce vecchio per divenire giovane.
La scorsa stagione il Mercury Theatre presentò un “Giulio Cesare” privo di toghe, privo della tradizionale volontà di una ricostruzione archeologica del foro romano. Spogliato dal fardello di cui era stato caricato sin dai tempi della Regina Vittoria. “Giulio Cesare” fu un esperimento che divenne un classico … non un dramma scritto per essere un classico; e addirittura tre secoli dopo è in anticipo sulla sua epoca. Ho detto prima che dobbiamo accettare la sfida dei film.
I film possono fare tutto ciò che riusciamo a immaginare; quello che non riusciamo lo deve fare il teatro.
Il mio mondo è il teatro, ma ringrazio Dio per l’esistenza del cinema. Spero che continui a minacciare Broadway. Spero che il teatro sia in pericolo di morte. E’ la nostra unica speranza. E’ il nostro invito a sperimentare.

[da un discorso del 1938]

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