PAZUZU IS RELOADED!

di As Chianese

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Danilo Arona e Daniela Catelli nel libro: L’Esorcista – Il Cinema, Il Mito (Falsopiano) propongono nuove chiavi di lettura, interpretazioni e novità del capolavoro di Friedkin e Blatty.

Vorrei innanzitutto chiarire una cosa: esistono due categorie di persone che hanno parlato de L’Esorcista, quelli che al cinema l’hanno visto e quelli che invece lo hanno ascoltato. Appartengono a questa seconda categoria quelli che, volenti o nolenti, hanno serrato le palpebre per buoni venti minuti quando la tenera e paffuta Regan ha ruggito l’incubo della sua possessione dallo schermo illuminato al buio in sala, raggiungendo anche l’ultimo degli spettatori paganti. Ma questi sono spettatori/auditori in buona fede: su di loro indubbiamente il film ha fatto effetto e i loro giudizi, per quanto negativi possano essere, non potranno mai intaccare la vera funzionalità del film: fare paura.

Esiste, invece, una gran fetta di persone che de L’Esorcista hanno solo e semplicemente sentito parlare: sono questi, coloro che sono stati inebetiti da quella fetida categoria di intellettualoidi e story teller che oggi dominano i nostri canali mediatici, i teorizzatori della cultura del “condensato”, i divoratori di Selezione Readers Digest, i laureati grazie a San Ernesto Bignami protettore dei sottobanchi. Sono state queste persone a sminuire la grandezza del film di Willam Friedkin e William Peter Blatty, a rendere ridicola una pellicola che trasuda di spiritualismo, critica della società e pessimismo cosmico. Era inevitabile che per raccontare la trama si usasse dire: “la storia di una ragazzina che si masturba con un crocifisso”, focalizzando l’attenzione su quella parte visiva del film che tanto ha destato scandalo, ma che tanto serviva a sottolineare, in quella bomba a orologeria che è la sceneggiatura di Blatty, il senso più ambiguo e iconoclasta della possessione.
Danilo Arona e Daniela Catelli sicuramente L’Esorcista lo hanno visto. Lo hanno amato, studiato, sviscerato… e alla fine si sono incontrati, proprio quando nelle librerie erano già usciti i loro libri contigui ma diversi sull’argomento: L’Ombra del Dio Alato (Marco Tropea Editore) di Arona che si occupava dell’analisi di Pazuzu, il demone assiro che si impossessa della dolce Regan, e L’Esorcista — 25 anni dopo (PuntoZero) della Catelli, un interessantissimo saggio sul film e sulle ripercussioni che esso ebbe nella realtà degli anni ’70. Il libro è stato pubblicato poco prima della riedizione cinematografica della versione integrale della pellicola.
Potremmo arguire, quindi, che questo è l’incontro tra due facce della stessa medaglia, tra la connotazione strettamente antropologica e religiosa del film (Danilo Arona) e l’analisi dettagliata, critica, della pellicola e sull’evoluzione della cultura e di un certo tipo di cinema dopo la sua uscita nelle sale (Daniela Catelli). Perché, come gli autori giustamente ricordano nella loro premessa, Kafka diceva che le sue opere hanno rappresentato anche il negativo del suo tempo, e quindi anche L’Esorcista ha incarnato in sé tutte le paure e i dubbi di una generazioni, di alcuni anni.
Sconfiggere il male attraverso il sacrificio: è questo ciò che il film di Friedkin e Blatty vuole comunicare. I due autori de L’Esorcista – Il Cinema, Il Mito questo lo hanno capito e se ne sono fregati altamente del giudizio manicheo del critico Morando Morandini, che nel suo dizionario del cinema, riferendosi a L’Esorcista, parla di idiozie nella sceneggiatura e simpatie nei confronti della bambina posseduta.
E’ palpabile anche l’onestà dei due autori. Daniela Catelli avverte nell’ apertura del volume di aver riproposto praticamente tutti i passaggi essenziali del suo precedente libro sull’argomento, mentre Danilo Arona, per non smentirsi mai, acclude in appendice all’anamnesi di quella che col passare del tempo è diventata una saga, una incredibile testimonianza di vera possessione.

Dopo la lettura di questo libro mi è tornata la memoria di una delle tante chiacchierate fatte con Danilo Arona: ho rammentato quando, durante un intervista, io e questo autore avessimo formulato quasi una piccola trama che il mio cervello elaborò ancora meglio dopo la lettura de L’Ombra del Dio Alato…. Ipotizzammo che la maledetta guerra in Iraq che ancora oggi si sta combattendo, sia stata fatta non solo per il petrolio o per chissà quale interesse ma anche per Pazuzu, per avere una sua reliquia o per la sua statua, perché una certa intellighentzia americana potente e corrotta è strettamente legata al culto del Dio alato; ma uno di questi, magari un senatore, ha una figlia quattordicenne che….
Insomma: bagattelle per un massacro, in un periodo dei più difficili per la pace mondiale. In un passo di questo L’Esorcista – Il Cinema, Il Mito si ipotizza che la possessione di Regan sia stata una sorta di vendetta del Dio alato, Pazuzu, nei confronti di chi, nel prologo del film, era andato nella sua terra, l’Iraq, a dissotterrare alcuni reperti archeologici, a scoprire tombe e segreti che sarebbe stato meglio lasciare intatti. E se Pazuzu volesse oggi vendicarsi anche di chi sta sfruttando e bombardando e la sua patria?
Pazuzu is Reloaded!
Mai come in questo momento ne avevamo bisogno

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