di Systemcone

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Quella che nei fatti è una lotta di potere, ha un’improvvisa svolta giudiziaria il 2 luglio scorso con l’arresto di Platon Lebedev, amministratore del Gruppo Menatep, il maggiore azionista di Yukos (60%) e secondo azionista privato (7%). L’accusa è aver frodato $250 mln per l’acquisto dell’azienda di fertilizzanti Apatit, nel 1994 ed evasione fiscale. Le entrate erariali della Russia dipendono al 55% dalle imposte e dalle partecipazioni su attività petrolifere e gas naturale.
I commentatori politici percepiscono, prima dei colleghi finanziari, il rilievo della notizia e ipotizzano i futuri eventi negativi per Yukos, il mercato del petrolio, i rapporti USA – Russia.
Yukos è la maggiore compagnia petrolifera russa e ha guadagnato lo scettro di “prediletta del mercato”, l’azienda preferita dagli investitori stranieri, per la inclinazione verso uno stile molto “occidentale”. E’ quarta al mondo per capitalizzazione, nel 2003 salirà a $44 bln (preceduta da ExxonMobil $234,35bln, TotalfinaElf $91,90bln, Chevron Texaco $68,42bln), quarta per produzione giornaliera di petrolio, con 2,3 mln bpd (eguale alla produzione del Kuwait). Ma il dato davvero importante è un altro: Yukos è leader mondiale per le riserve di petrolio, secondo Western Standard Oil Reserve.


Perché la “prediletta del mercato” ha scatenato un conflitto ai vertici del Cremino? – Non c’è posto per due differenti visioni -, questa è la risposta semplice e sibillina. Nella politica russa non esiste un’ideologia anonima, ogni periodo temporale è legato al leader politico. Non si tratta tanto di uno scontro fra conservatori e riformisti, ma, osando una forte semplificazione, del primato dell’economia sulla politica e viceversa. Comunque, l’aspetto più rilevante, resta il valore dell’indipendenza della Russia e l’esercizio di un primario ruolo politico internazionale. Senza ignorare il fatto di essere leader nelle risorse energetiche e, non a caso, il controllo delle risorse energetiche guida la corsa al governo del pianeta.
Gli analisti concordano che lo scontro tra i gruppi d’élites sono un segno che il Cremlino sta smarrendo il suo status di “mani forti”. Nella politica russa, se solo un gruppo è interessato a una certa decisione, poi è difficile esercitare forti pressioni per questa decisione, perché c’è un complesso sistema di controreazioni.
L’ingarbugliata situazione giudiziaria causa nervosismo. Un punto chiave è capire se il Governo intende rivedere in maniera critica i risultati delle privatizzazioni. Questi fatti avranno un impatto sulle elezioni, particolarmente sulle elezioni presidenziali e non si escludono canditati a sorpresa. Inoltre si vocifera del possibile arresto del numero uno di Yukos, Mikhail Khodorkovsky, il maggior proprietario privato (9%) e uomo più ricco di Russia, molto vicino al partito di opposizione Union of rights forces. Khodorkovsky è membro della cosiddetta Famiglia, l’oligarchia di San Pietroburgo, che riunisce i più ricchi di Russia; non sono un segreto le sue ambizioni politiche e il desiderio di diventare presidente.
Ma l’evento finanziario è l’acquisizione di Sibneft il cui maggiore azionista è Roman Abramovich, salito di recente alle cronache per l’acquisto in cash della squadra di calcio del Chelsea e membro della “Famiglia” di San Pietroburgo. L’acquisizione è formalizzata tecnicamente attraverso un bayback (acquisto di azioni proprie), pari a $ 3 bln e coordinato dalla banca d’investimenti Trust, creata da Platon Lebedev. Il 92% degli azionisti di Sibneft è d’accordo a vendere le proprie azioni fino a superare il pacchetto del 25% della nuova azienda YukosSibneft. La partecipazione dei maggiori azionisti è il fattore importante per determinare il prezzo delle azioni buyback. La fluttuazione del prezzo è stimata fra $ 13,73 e $ 16,67 e il periodo sarà dal 6 agosto al 5 settembre dell’anno in corso.
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Da quest’acquisizione non discendono solo vantaggi industriali, quali sinergie sui bassi costi di produzione e un indebitamento relativamente basso se rapportato alle altre aziende petrolifere russe. Quale può essere l’obiettivo?
C’è un altro soggetto multinazionale in grado di entrare facilmente nel mercato russo del petrolio grazie ad aperture e liberalizzazioni? Se sì, questo potrebbe essere il momento migliore per farlo. Non è difficile intuire chi ha i mezzi e l’arroganza per provarci: gli Stati Uniti. E’ per questa ragione che YukosSibneft ha perso un’importante asta statale per lo sviluppo del settore petrolifero in Russia?
Anche durante la presidenza Elstin accadde un caso giudiziario simile e finirono in esilio Boris Berezovsky e Vladimir Gusinsky, ma da allora molte cose sono successe oltre i confini russi. Lo scoppio della bolla finanziaria sui titoli tecnologici e il passaggio delle risorse energetiche a settore strategico, l’11 settembre 2001 e il Patriot Act, la guerra in Afghanistan e soprattutto quella in Iraq.

Systemcone è un osservatorio finanziario che, oltre a fornire indicazioni pratiche agli operatori, non trascura il quadro complessivo e conflittuale in cui gli eventi economici sono inseriti.

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