di Giancarlo Marino

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Definirlo il romanzo della maturità di una ventunenne può sembrare un ossimoro, è vero. Ma con Ethlinn, la Dea nascosta, la sua opera prima, pubblicata dalla casa editrice Dario Flaccovio, Egle Rizzo, studentessa di Lettere palermitana, dimostra una consapevolezza già adulta della tecnica narrativa e dei canoni del fantasy. Canoni che applica e subito rovescia, a dispetto delle schematizzazioni facili e dei luoghi comuni. Niente tuniche bianche per i “buoni” e nere per i “cattivi”, quindi (anzi il contrario, semmai). Niente gnomi, elfi e folletti — «perché non erano funzionali alla storia,» spiega Egle — né un ricorso eccessivo alla magia, a parte la capacità telepatica. Pochi, nel romanzo, pure i personaggi positivi o negativi a tutto tondo. Dal punto di vista psicologico, Egle Rizzo mostra di preferire sfumature e contraddizioni. In sintesi, ha voglia di sperimentare, utilizzando ma anche violando certe convenzioni del fantasy.

In questo romanzo popolato di sacerdoti e guaritori, le cui vicende si svolgono fra i templi di un’isola, nel mezzo di una guerra fra Ordini che si contendono il dominio del Regno, l’autrice guarda ai miti nordici con gli occhi del sud. E lo dimostra il fatto che i temi classici del fantasy sono incorniciati da un ambiente che, con gli ulivi, le vigne — che hanno, peraltro, anche un peso economico — e la macchia mediterranea, si dichiara subito frutto di questo innesto.
Il protagonista delle 670 pagine del romanzo è Adhryss, un giovane guaritore dell’Ordine Nero senza troppi scrupoli che va incontro a una punizione singolare: finire recluso nel tempio di una Dea dimenticata, del cui potere nemmeno il suo aguzzino, Talaemon, l’uomo che ha deciso per lui quel castigo, conosce gli effetti.
Al di là del lago dell’isola sacra sulla quale si dipana la vicenda c’è l’Accademia di Adhryss, e ci sono i suoi amici. C’è Gweran, una studentessa impetuosa e idealista, le cui velleità di cambiamento si scontrano con la realtà in atto nel Regno. C’è Nyck, lo spadaccino. E c’è Shon, perennemente perso tra i fumi di un laboratorio. Nel Regno si confrontano e si scontrano il disprezzo e la superbia dei sacerdoti, l’orgoglio vacuo dei nobili, le istanze di cambiamento dei mercanti e le mire di un popolo che viene dal mare, dall’Occidente. I guaritori dell’Accademia di Adhryss si ritrovano quindi ad agire in una fase di transizione cruciale, un’epoca di passaggio che diventerà decisiva per le sorti del Regno.
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Egle Rizzo non sapeva ancora né leggere né scrivere quando si è resa conto che gli scenari fantastici facevano al caso suo. Prima i quadri della madre, con le loro atmosfere simboliche, surreali. Poi la passione del padre per la fantascienza. E, a undici anni, una lettura determinante — Fondazione di Asimov – che ha fatto il resto. Egle, a diciassette anni, ha cominciato a scrivere Ethlinn, la Dea nascosta. E ha già altri due romanzi nel cassetto.
Dovrà eliminare qualche ridondanza stilistica, sveltire i dialoghi, evitare certi eccessi retorici. Ma la stoffa c’è tutta.

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