di Vittorio Curtoni

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La guerra contro l’Iraq era stata un successone, con ascolti televisivi senza pari nel mondo intero, tanto che i dirigenti della CNN regalarono a George W. Bush un nuovo cagnolino (già castrato, per togliere almeno quell’impegno al presidente, che aveva tante cose da fare). Piacque molto il fatto che i bombardamenti intelligenti avessero raggiunto la bellezza dell’ottanta per cento degli obiettivi prefissi, superando di slancio il precedente record stabilito in Afghanistan, sempre dagli americani, del settantacinque. Alla prima Olimpiade disponibile si sarebbe aggiunto il bombardamento intelligente agli sport canonici. Le Borse si ripresero, l’economia americana ricominciò a correre, la disoccupazione diminuì, la benzina calò di prezzo grazie alla nuove strabilianti disponibilità di petrolio finalmente democratico: che vuoi di più dalla vita? E tutto in cambio di un solo misero paese ridotto in cenere! Un affarone. Del resto era stato detto da tempo che la guerra è l’anima del commercio, no?

L’amministrazione Bush sapeva bene che il ferro va battuto finché è caldo. Era urgente guadagnarsi nuove simpatie in vista delle elezioni presidenziali. E tutti ammisero che per il momento sarebbe stato opportuno lasciare in pace il Medio Oriente, un tantino irrequieto. La scelta del nuovo nemico da abbattere fu geniale: il Liechtenstein, uno staterello europeo tra Svizzera e Austria. L’obiettivo piacque perché il nome riempiva bene la bocca e moltissima gente non sapeva nemmeno che quel paese esistesse, sicché fu una golosa novità. C’era un solo, minimo problema: il Liechtenstein non aveva mai avuto e mai avrebbe avuto armi di distruzione di massa. Che fare?
La necessità aguzza l’ingegno. Un certo giorno, Colin Powell si presentò sugli schermi televisivi di tutto il pianeta sventolando una maschera di gomma di Carnevale, una grottesca faccia di rospo, e disse all’incirca: “Signori, questa maschera è stata ritrovata sul terreno del Liechtenstein. Dove ci sono maschere di Carnevale ci sono pericolosissimi petardi, botti, trictrac. Abbiamo le prove che il Liechtenstein possiede trictrac a sufficienza per la distruzione di massa della specie umana. Al più presto vi presenteremo queste prove, ma fateci riprendere un poco di fiato dopo l’Iraq. Per l’intanto, noi cominciamo a bombardare il Liechtenstein.”
Con l’ONU non ci furono problemi, specialmente perché l’ONU non esisteva più dopo il caos dell’Iraq. Al suo posto c’era adesso l’ANU (Assolutamente Noi Ubbidiamo), un ente senza fini di lucro e di pace che prendeva ordini solo da George W. Bush. Quando Bush era in ferie (doveva riposarsi anche lui, pover’uomo) li prendeva da Tony Blair, che essendo laburista dava il giusto tocco di progressismo sociale. L’ANU disse: “E che cavoli, cosa aspettiamo? I trictrac minacciano il pianeta. Bombardiamo!”
Il Liechtenstein fu un altro successo da hit parade e oltre tutto venne a costare pochissimo, perché il paese era talmente piccolo che lo si fece fuori in quattro e quattr’otto. Fu un bel risparmio. Ci si guadagnarono solo certe vacche pregiatissime allevate tra i pascoli del Liechtenstein, ma mica tutte le nazioni bombardate possono darti petrolio, giusto? Chi si contenta gode.
L’amministrazione americana fece i salti di gioia. La rielezione di George W. Bush era assicurata. E bastava prendere in mano un mappamondo per intuire quanto avesse da offrire il futuro: grazie a Dio, la Terra è grande, e qualcosa da bombardare si trova sempre. Quale immane saggezza nella creazione divina.

Questo pezzo è stato pubblicato giovedì 27 marzo ’03 sul quotidiano di Piacenza “Libertà”. L’autore ringrazia il direttore del giornale,Gaetano Rizzuto, per l’autorizzazione a ripresentarlo su Carmilla On Line. “Libertà” è consultabile gratuitamente al sito www.liberta.it

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