di Alessandra Daniele

Sembra ieri che cercavamo di vendere le arance ai cinesi.
Cosa abbiamo venduto stavolta?
Ci sono stati promessi 209 miliardi fra prestiti e sussidi condizionati.
Però sarà l’Unione Europea a decidere come dovremo spenderli.
Di fatto, sarà la Commissione UE a scrivere tutte le nostre prossime leggi di Bilancio, e tutte le nostre riforme strutturali.
Abbiamo venduto il paese.
Ma non piangiamoci sopra, è una patacca.
Cade a pezzi. Le strutture portanti sono marce.
Ogni volta che piove si allaga. Gli scarichi vomitano merda.
Gli impianti sono tutti fradici. È pieno di sorci.
Sì, la zona è centrale e il panorama è bello, ma l’immobile in sé è una sòla. Una fregatura. Da ristrutturare completamente, se ci si riesce.
In Europa s’accorgeranno che proprietà fatiscente si sono accollati.
A noi rimane l’usufrutto: possiamo continuare ad abitarci. Per adesso.
I politici nostrani già si scannano per la gestione e la distribuzione locale dei fondi europei. Il loro misero potere clientelare aumenterà per un po’, ma politicamente non conteranno più un cazzo. Già contavano pochissimo anche prima, adesso non saranno che passacarte, squallidi traffichini completamente intercambiabili.
Il vero potere decisionale sarà definitivamente altrove. In Europa.
I magistrati antimafia ci avevano avvertito: i cravattari approfitteranno della crisi economica causata dal Covid-19 per appropriarsi delle aziende in difficoltà. Ma l’Italia era già fallita comunque.
Diventerà un bed and breakfast gestito dall’Unione Europea, e noi un popolo di camerieri, cuochi, guide turistiche e posteggiatori che lavorano per vitto e alloggio.
Grazie presidente Conte.
Davvero non si poteva fare di meglio.

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