di Cassandra Velicogna 

ChiarelliNoTav

Uno dei libri che verranno presentati durante l’edizione bolognese di “Una montagna di libri contro il Tav”

Adriano Chiarelli, I ribelli della Montagna. Una storia del movimento No Tav, Odoya, 2015, pp 304, € 18, prefazione di Erri De Luca

Molti i volumi che negli anni si sono occupati di Tav, o meglio di movimento No Tav. Ricordiamo in particolare: No Tav la valle che resiste a cura del CSO Askatasuna e del Comitato lotta popolare No Tav (Velleità Alternative autoproduzioni, 2006), A sarà düra. Storie di vita e militanza No Tav sempre a cura del CSO Askatasuna (Derive Approdi, 2013) Nemico Pubblico, AAVV Edizione centro di documentazione sulle Resistenze, 2013 di cui Carmilla si è occupata qui. Per la prima volta è uno sguardo “esterno” benché simpatizzante ad occuparsi della valle resistente. Adriano Chiarelli è conosciuto per i suoi articoli sul sito di informazione militante Contropiano.org e per la sua prima inchiesta uscita per Newton Compton nel 2011, Malapolizia, in cui si parla di Aldrovandi, Uva, Cucchi e altri sfortunati che si sono trovati a loro spese nelle mani della polizia di Stato. Di professione autore e sceneggiatore per la Rai e per altre produzioni, in Val di Susa è un volto conosciuto. Insomma, non stiamo parlando del giornalista che dalla sua scrivania con documenti e ritagli di giornale compone una sensazionalistica, ma distaccata inchiesta sulla situazione valsusina.
La storia della Tav è ormai venticinquennale, pregio del volume andare a riscontrare gli assetti di potere che nei primi anni Novanta hanno creato il terreno fertile per la realizzazione del sogno dell’AD di Ferrovie dello Stato Lorenzo Necci. Chiarelli mette in evidenza come non sia un caso che si sia iniziato a parlare di Grandi Opere quando il sistema “ambientale” di scambi mazzette-appalti, collaudato nella Prima Repubblica è stato obbligato al trasformismo del serpente: Tangentopoli è una vera e propria muta della politica italiana. La tenacia inquisitoria del pool di Mani Pulite fa saltare i rapporti di forza fra ceto politico e classe imprenditoriale, perciò i finanziamenti alla politica devono trovare nuove strade: le Grandi Opere. 

Quindi nacque il progetto Tav, così accattivante nell’era della globalizzazione e della nascita dell’UE, prima che la crisi dei mutui subprime creasse i problemi di giustificazione della spesa pubblica che viviamo, questo treno del progresso in realtà è stato dall’inizio un’enorme scusa grazie alla quale alcuni lobbysti si sono spartiti appalti, lavoro e potere. Francesco Froio [patron SITAF ], Gioacchino Sada , Marcellino Gavio e sono nomi che ai più possono dire poco o nulla, eppure sono i protagonisti di un intreccio inestricabile tra capitalismo e politica, tra i veri pionieri di quel ceto capitalista oggi vistosamente sbilanciato a sinistra, ma che di sinistra aveva e ha ben poco e che tuttora imperversa negli appalti pubblici, piemontesi e non solo. 
Già perché la Tav è piaciuta sempre molto a sinistra, quasi più che a destra. Anzi, piace pure a quell’Antonio Di Pietro che dopo Tangentopoli ha preferito entrare nei governi.
Oltre ai giochi di prestigio in cui sparivano milioni di euro attuati da manager oggi in alcuni casi scoperti e inquisiti (fuori tempo massimo, come spesso succede) come Ercole Incalza (l’arieccolo dei lavori pubblici), l’inchiesta si sofferma sull’aria che si respirava in Val di Susa prima della nascita del movimento, del “non-cantiere” e della militarizzazione palese della valle.
Ricordare la montatura giudiziaria che portò al suicidio di Sole e Baleno oggi vuol dire raccontare di come il movimento No Tav si sia voluto prevenire, con condanne pesantissime, proprio per oliare i meccanismi di realizzazione di un’opera che non ha mai avuto una giustificazione pratica. Ma per fortuna in questo caso la cortina fumogena che la repressione ha sollevato non ha funzionato. Infatti la vera differenza con Tangentopoli, Ustica o altri momenti in cui le scelte di politici e affaristi sono calate sulle teste della popolazione italiana decidendone i destini è che a quelle latitudini, già dagli anni Novanta è nato un movimento forte e capace.
L’inutilità della Tav, dopo che da alta velocità per i passeggeri (mai aumentati tra il 1990 e il 2015) si è voluta spacciare per alta capacità di merci è lampante nel momento in cui l’esportazione è drasticamente diminuita in periodo di crisi economica. Questo assunto e cioè che l’Opera sia infinitamente più dannosa che utile è uno dei capisaldi del movimento di protesta, vero protagonista de I ribelli della montagna, primo libro dato alle stampe dopo le condanne del maxiprocesso che si è concluso il 27 gennaio 2015 con pesantissime condanne.
Per essere aggiornati sulle prospettive della lotta del movimento No Tav, questo è un libro fondamentale per tre ragioni. Uno: si riporta integralmente il testo di un documento congiunto, sottoscritto da ventiquattro comuni della Val di Susa e intitolato Salviamo il territorio in cui si guarda al futuro della salvaguardia della valle.
Seconda ragione per la quale il testo di Chiarelli è un documento fondamentale per capire la vera forza dialettica del Movimento No Tav: si riporta anche il testo del ricorso al Tribunale permanente dei popoli (un meccanismo sovranazionale con funzione di monitoraggio giuridico), un tentativo di far giudicare lesive dei diritti umani di un’intera popolazione le scelte del governo. Il tribunale ha solo una funzione di moral suasion, ma una condanna non sarebbe vista di buon occhio da parte delle istituzioni europee. Ultimo ma non meno importante: questa controstoria del movimento No Tav riporta la minuziosa opera di controinchiesta che i valligiani e i legali degli attivisti italiani stanno facendo. Esempio principe ne è l’Operazione Hunter, qui illustrata con potentissime immagini, in cui si cerca di ribaltare soggetto e oggetto delle inchieste poliziesche: chi sono gli agenti che si sono resi responsabili del pestaggio vicino al museo archeologico della Maddalena il 3 luglio 2013? I militanti sopperiscono alle scuse come “insufficienza di prove” con dovizia di particolari, creando un vero e proprio dossier.
Insomma le armi di difesa del movimento e le sue risorse sono tante, prime tra tutte la capacità dialettico/politica e la compattezza di fronte a qualsiasi tipo di attacco esterno. Un libro completo, da leggere e consigliare, che verrà presentato il 16 Maggio dall’autore alla tre giorni Una montagna di libri contro il Tav a Bologna, dove, come redazione di Carmilla, vi aspettiamo numerosi.

 

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