Schermata 2014-05-06 a 22.13.44di Nico Macce

Berlino, 10 novembre 1938. Scontri tra sostenitori del Partito Nazionalsocialista e oppositori ebrei la scorsa notte. Nel corso degli incidenti hanno preso fuoco numerosi negozi e abitazioni. L’origine degli scontri è stata l’azione terroristica dell’ebreo Herschel Grünspan, che ha sparato al diplomatico tedesco Vom Rath a Parigi, ferendolo gravemente.
Il governo tedesco deplora i fatti che hanno provocato in molte città tedesche vittime da ambo le parti e sostiene che proseguirà la sua azione contro il terrorismo ebraico.

Ecco come i giornali nostrani e le tv, il Corriere, la Repubblica, l’Unità e le reti RAI, Mediaset, avrebbero affrontato i fatti della notte dei cristalli, da bravi media di regime.
 Nei giorni scorsi lo hanno fatto sull’attacco stragista dei neonazisti ucraini alla camera del lavoro di Odessa, nella quale sono morte oltre 40 persone.
I metodi sono quelli della propaganda nazista. So che potrà suonare forte questa frase, ma dobbiamo persuaderci del fatto che nel nostro paese, in Europa e nell’intero mondo occidentale, siamo in presenza da decenni di un regime mediatico che utilizza in modo scientifico sistemi e metodologie di manipolazione dell’opinione pubblica.
Queste metodiche, sempre in opera su temi specifici, si intensificano nei momenti politici cruciali, quando le scelte delle superpotenze, dei governi centrali e nazionali devono comunque passare senza elementi di criticità. E si creano vere e proprie campagne mediatiche. Prendo la vicenda ucraina dell’attacco incendiario dei nazi a Odessa, per vivisezionare in concreto una piccola parte di queste dinamiche, che non sono mai il prodotto libero e autonomo del giornalista, ma rispondono a criteri ben definiti.

Scenario. I tecnocrati della UE e degli USA decidono di agire sull’Ucraina: preparano il colpo di mano, si servono di manovalanza neonazista, instaurano un regime fantoccio. E quindi mettono all’opera le loro truppe mediatiche per gestire l’opinione pubblica.
Campagna mediatica. Si crea un nemico: Putin e i separatisti russofoni; una linea di demarcazione: di qua la democrazia, di là un regime tiranno e i suoi accoliti, dediti alla corruzione e al militarismo. In realtà di militarista c’è solo il golpismo e l’espansionismo bellico degli USA e della UE e del loro dispositivo militare che abbiamo già visto all’opera in numerosi teatri di guerra: la NATO. Tutta questa filiera politico-bellico-mediatica, che rappresenta gli interessi economici e strategici delle oligarchie dominanti, è un meccanismo ben oliato, che sulle strategie politiche condivise, sulla governance, agisce secondo i principi di propaganda goebbelsiani. Sì, proprio quelli del signor Joseph Paul Goebbels. Automatismi informativi della comunicazione di massa totalitaria, o meglio: disinformativi, fatti di occultamento e censura, falsificazione, concentrazione dell’azione informativa sull’obiettivo, ossia il nemico. Vediamo un esempio.

Gramsci non me ne vorrà, visto che l’oggetto dell’esempio che sto per prendere è il giornale da lui fondato. Ma oggi si può tranquillamente dire che l’Unità, come tutti giornali dei grandi gruppi editoriali, non sappia neppure dove stia di casa un’informazione corretta. E segue le linee essenziali  decise dai poteri forti in materia di politica interna, economica, estera. Addirittura, nell’informare sui tragici fatti di Odessa, l’Unità online ha fatto peggio di tutti: il bugiardone del gnocco fritto, nella prima versione sui fatti di Odessa, aveva sostenuto la tesi che ad appiccare il fuoco fossero stati i separatisti russofoni (sic!).

In questa seconda versione che vado a citare ( l’articolo lo trovate qui), l’Unità online “si corregge” e ripiega anche lei sulla versione mainstream degli altri media, ossia quella di un generico incendio, appiccato non si sa da chi:
A Odessa, città portuale sul Mar Nero, separatisti e fedeli al governo di Kiev si sono scontrati armati di bastoni e sassi, ma sono stati sparati anche proiettili. I morti nelle violenze a Odessa sono almeno 38. Lo ha riferito il ministero dell’Interno ucraino. Un numero consistente di persone ha perso la vita nell’incendio della sede dei sindacati. «Si è trattato di un gesto criminale», ha affermato il governo, indicando che una trentina di persone è morta per l’intossicazione da fumo e altre 8 si sono schiantate al suolo dopo che si erano gettate dalle finestre dell’edificio per sfuggire alle fiamme.
Secondo i desiderata delle forze dominanti che si sono messe in moto con l’affare Ucraina, l’Unità in questo caso adotta tre principi goebbelsiani della comunicazione di massa. Innanzi tutto il principio n. 1, quello  della semplificazione e del nemico unico: “E’ necessario adottare una sola idea, un unico simbolo. E, soprattutto, identificare l’avversario in un nemico, nell’unico responsabile di tutti i mali“. Ecco perché l’Unità gioca la carta della confusione, dell’enunciato generico, riprendendo una presunta dichiarazione del Ministro dell’Interno ucraino per parlare di “gesto criminale“. Fatto da chi? Una domanda che mette in moto neilettori degli automatismi, che sono il prodotto di un accumulo di notizie precedenti, tutte gestite nella stessa maniera: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”. E perché la cosa funzioni deve esistere un’omogeneità delle versioni in tutti i media “ufficiali”.
Come si vede, individuare la procedura dei principi di Goebbels è molto semplice. Andiamo avanti con gli altri due principi adottati dal fogliaccio di Claudio Sardo, a supporto del n. 1, principio guida, sono: il n. 6, di orchestrazione: “la propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto. Senza dubbi o incertezze.”  … e il principio n. 8, di verosimiglianza: “Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie“… et voilà non v’è dubbio: i cattivi sono i russofoni. Così, dopo settimane di bombardamento mediatico da parte di tutti i media, che ha criminalizzato Putin e i russofoni, un lettore che non incrocia le fonti, che non ha la rete, i blogger, ecc. (e sono tanti), è portato a pensare che gli autori del gesto criminale incendiario siano i russofoni. Le vittime diventano i carnefici! Senza dichiararlo esplicitamente.

Ma il modo di falsificare questa notizia risponde anche alla necessità di occultare quello che la stampa occidentale sta occultando sin dall’inizio dell’aggressione golpista all’Ucraina: che i protagonisti della “rivolta”, i “sostenitori dell’unità del paese”, non sono altro che neonazisti e mercenari criminali di gruppi paramilitari come Pravy Sektor. Se ci pensate, è allucinante: l’Unità e i media di regime coprono i neonazisti, coprono di conseguenza le loro azioni criminali e stragiste. Di conseguenza sono complici organici a questa politica criminale, fatta di roghi, eccidi e pogrom, perché sostenuta in modo altrettanto criminale dalle superpotenze, dalle tecnocrazie USA e UE, dalla NATO.

Non estendo il discorso. Ma la creazione del nemico nell’opinione pubblica e l’opera di falsificazione e di costruzione di una finzione sono sempre gestiti secondo precise linee guida informative. Procedure che vanno a costituire il mainstream, che conduce il flusso di notizie, modificando le versioni dei fatti a seconda della convenienza: una grande narrazione dove il bene: l’Occidente e il male: gli stati e i gruppi “canaglia” sono intangibili, qualsiasi siano gli attori. Un dogma. La menzogna è portata a verità, una menzogna che è costruzione pura e che può coincidere con sprazzi di verità solo se serve.

Credevamo ancora che ci fosse una libera stampa nel nostro paese e negli altri dell’Occidente? Non è così.
 Le notizie prodotte con questa “scienza” non sono episodiche e limitate, ma costituiscono la modalità della produzione informativa della quasi totalità dei mezzi di comunicazione contemporanei, a partire dai grandi gruppi editoriali e dai network. Questo dato di fatto, detto per inciso, va a confutare decenni di antiberlusconismo fuorviante: il monopolio mediatico va ben oltre il cavaliere, che ne è solo un attore e neppure il principale.

I media sono la cartina di tornasole di ogni sistema a democrazia parlamentare rappresentativa. Per questo, sostenere che la democrazia sia in pericolo nel nostro paese è del tutto inadeguato. La democrazia non esiste più da un pezzo, DOBBIAMO COMPRENDERLO BENE.
Siamo di fronte a sofisticate dinamiche di manipolazione dell’opinione pubblica, che ormai hanno assuefatto anche le coscienze critiche che, quasi sempre, restano critiche senza avere alcuna attività controinformativa, senza interferire nelle liturgie di regime, le sacre icone del lavoro nella disoccupazione di massa, le riforme nella fascistizzazione delle istituzioni, la pace nella guerra. Se ci pensiamo bene, la massa di notizie che ci propinano ogni giorno, e con queste modalità è qualcosa di aberrante.

Così come è aberrante diventare nemici se questa coscienza critica si attiva in azione politica. Basta vedere come agiscono in sintonia apparati mediatici e inquirenti repressivi, politici e culturali sui movimenti antagonisti come il NoTav, il NoMuos e via dicendo.
Abbiamo davanti forze politiche, mediatiche e di mestiere che marciano divise nelle varie beghe di palazzo, nelle contraddizioni interborghesi, ma che colpiscono unite quando si tratta di affermare gli interessi comuni e di attaccare i nemici comuni. Bene attenti a che la critica non diventi criticità per la governance delle relazioni sociali e massa critica ingovernabile.

Ci vogliono passivi. Per questo è tempo di rispondere a questi veri nazisti occulti, ai loro falò della ragione, ai roghi della solidarietà, agli incendi liberticidi della partecipazione. È tempo di contrapporre una resistenza attiva a ogni loro menzogna che diviene verità e legge. Altrimenti, quello che abbiamo perso, e che sarà già difficilissimo da riconquistare, potrà diventare impossibile per decenni e decenni.
Eppure le contraddizioni sociali e strutturali sono tante e crescono sempre più. E una rivoluzione sociale non solo è necessaria di fronte a tanta barbarie, è anche possibile. Solo che questa, al contrario, per il mainstream è una verità che è diventata menzogna.P1010037

 

P.S.: ieri sera, a Bologna, forze e soggetti dell’antagonismo di classe, in un’iniziativa politica proposta da ROSS@ Movimento Anticapitalista e Libertario (qui il sito di ROSS@ e qui la cronaca), sono andati a contestare il governo Renzi e il suo job act, spacciato per “riforma del lavoro”, in realtà misura che afferma la schiavitù precaria permanente per milioni di lavoratrici e lavoratori, di precarie e precari. Hanno fatto irruzione all’incontro di presentazione della lista del PD alle europee mandandolo in vacca.

Quando la coscienza critica si trasforma in azione di resistenza attiva.

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