di Paola Papetti

ComeLOro.jpgGiacomo Carretto, Luigi De Pascalis, Come l’oro di Rimbaud. Un romanzo mediterraneo di Bedrì Bekir, ed. Irradiazioni, 2005, pp. 336, € 16,00.

Un antico baule sputa una storia interessante e la casa editrice Irradiazioni decide di editare il lavoro che i curatori Giacomo E. Carretto e Luigi De Pascalis fanno su questi foglietti, organizzando un volume di ben quattrocento pagine davvero avvincenti.
Siamo a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, il colonialismo sfaccetta i profili delle nazioni, l’Oriente della Sublime Porta e l’occidente europeo che fa mattanze nell’Africa, una tavolozza di etnie e di esigenze. Tante vittime nere.
Umar, il protagonista, non è una vittima. Umar è un guerriero nato al Cairo. Suo padre sparisce spesso da casa, viaggia molto e non dice dove va.

Crescendo, Umar diviene partecipe di questi viaggi decisi dalla misteriosa Gente del Toro, Mahmut Pascià, esponente di questa misteriosa associazione richiede la sua istruzione. E così Umar diviene un guerriero, si inoltra nelle terre africane assorbendo le tecniche di lotta dei guerrieri nuba, si ritrova in battaglie sanguinose (come ad Adua) seguendo solo in parte le indicazioni dei suoi protettori.
Nel suo viaggio Umar ritrova le orme di un europeo particolare, un poeta di cui conosce i versi che in Africa si fa chiamare Abù Rimbo. E da qui sorge una sorta di poetico parallelismo tra le sorti del guerriero e le sorti del poeta dalle suole di vento, una sorta di fuga e rincorsa, un gemellaggio tacito che riguarda più l’esistenza dei due uomini che i loro scopi.
Le orme di Umar si muovono a ritroso sul cammino di Rimbaud: dall’Etiopia a Parigi; quindi Costantinopoli e quindi Istanbul…
Vicende di mondi femminili si intersecano al cammino del guerriero, Umar fugge, le amate restano, creano reti commerciali e di solidarietà, crescono i figli e le figlie del guerriero.
Le mete si sparpagliano doppiando le finalità di raggiungerle, la motivazione del cammino è sempre, in fondo qualcosa d’altro: un amore, una promessa, un verso, un ideale…
Eppure c’è spazio per la politica nell’errante personalità. In Europa grande e meravigliosa cultura, ma mentalità colonialista e dominatrice. L’impero Ottomano è certo vicino alle genti del Mare Bianco (il Mediterraneo in turco), ma non ha influenza ancora per molto. Che fare?
Quello che entusiasma di Come l’oro di Rimbaud è trovarci sempre quello che non ci si aspetta. Una scelta fatta per amore e non per convenienza, un poeta che individualmente o socialmente cambia le sorti della vicenda, un avvenimento storico che si palesa da un punto di vista inedito, un amore omosessuale ritenuto normalissimo nel Cairo dell’Ottocento.
La cosa più interessante è il punto di vista di questo grosso nero che soffre per il suo popolo ma va al di là del vittimismo: comprende, accosta, fa proporzioni e considera le certezze come un pesante fardello.
Ottimo il lavoro dei curatori nello spiegare cosa ci possa essere di attendibile e cosa meno, l’etimo delle mille espressioni ricostruendo il mosaico di tessere di questo bellissimo romanzo.
Peccato davvero che sia difficile da trovare.

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