di Letizia Mirabile

Palermo.jpgPoniamo il caso di tornare nella propria città natale. Poniamo il caso che, nella fattispecie, questa città sia Palermo. Poniamo il caso che la si sia lasciata l’estate prima. Poniamo anche il caso che la si trovi peggiorata da ogni punto di vista: culturale, ambientale, sociale, come servizi, infrastrutture, uffici. Poniamo il caso che in giro non si sentano altro che lamentele e poniamo il caso che il bilancio del Comune non si possa dire perché è un numero negativo talmente grande che è diventato illeggibile. Poniamo anche il caso che la Regione attraversi un periodo di sommovimenti, che lo spostamento delle zolle tettoniche africane e asiatiche sembri il movimento di una piuma. Poniamo anche il caso che numerosi negozi chiudano e che in città l’evento dell’anno, quello che desta maggior richiamo non sia l’arrivo di uno spettacolo russo, di una grande mostra, di una produzione cinematografica, che vedrebbe coinvolta la più importante agenzia di casting siciliana: quella “dell’imprenditore” Enzo Castagna (1), bensì sia l’apertura di un grosso centro commerciale in uno dei quartieri caldi del capoluogo.

Poniamo il caso che un procuratore illuminato, ma privato della luce, gridi un invito all’attenzione, perché i grandi centri commerciali spesso sono frutto di riciclaggio di denaro illecito. Poniamo il caso che se ne parli, come discorso da caffè, in una parruccheria frequentata da una clientela distinta. Poniamo il caso che una giovane signora, con figlia piccola al seguito, osanni le offerte trovate e che un’altra giovane signora faccia presente che, forse, sarebbe opportuno informarsi sulla natura di tale centro, prima di frequentarlo. Avete idea della risposta? Eccola riportata testualmente: “Ma se tutta l’economia siciliana è basata sulla mafia, noi che ci possiamo fare? Intanto noi ne usufruiamo!”
Poniamo il caso che uno si ribelli al pagamento del pizzo (non mi riferisco certo all’imprenditore – ormai richiestissimo nelle trasmissioni televisive come angelo della lotta alla mafia – su cui molti nutrono serissimi dubbi, ma questo non si deve dire, soprattutto ora che ha aperto un locale a Brera, meta di tutta la crème della società cittadina, che deve sentirsi partecipe della cultura della legalità, dando le noccioline alle scimmie dello zoo) e che l’indomani mattina trovi la porta del suo ufficio divelta. Poniamo anche il caso che un giovane artista veda la sua opera commissionata da una persona insospettata, cioè che il suo referente sia l’usciere del palazzo, il quale prenderà una tangente sulla pubblicazione della stessa e un’altra sulla vendita sempre della medesima opera, con il risultato che il prodotto costerà talmente tanto da bloccare un’altra iniziativa culturale.
Poniamo il caso che un pentito accusi personalità politiche di altissimo livello e che queste ricevano immediatamente dopo delle minacce. Poniamo che si tenti di screditare le parole del pentito per non procedere con le indagini e per insabbiare il processo, che metterebbe a dura prova l’assetto instabile dell’establishment politico.
Poniamo il caso che tutto questo avvenga in un paese ridicolizzato in tutto il mondo, cosa è lecito ancora sperare? Cosa converrebbe fare? Basterebbe solo espatriare per dimenticare tutto il male subito e le opportunità tolte? O è meglio pregare affinché quei famosi alieni invasori non scelgano proprio noi come cavie dei loro esperimenti?

NOTE

(1) Titolare dell’omonima agenzia di pompe funebri. Grazie a questo valentissimo collaboratore, Peppuccio Tornatore ha vinto il Premio Oscar con Nuovo Cinema Paradiso. Senza l’avallo di questo professionista nessun film può essere girato nel capoluogo siciliano e nelle zone limitrofe.

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