almanaccoguanda.jpgdi Giuseppe Genna

[E’ in tutte le librerie l’annuale Almanacco Guanda, curato da Ranieri Polese. A partire dal caso Gomorra, convocando critici e scrittori, che intervengono teoricamente o attraverso racconti, si discute di rapporti tra politica e narrazione, dagli scrittori «noir» (Lucarelli, De Cataldo, Fois ecc.) all’opera di romanzieri come Cordelli (Il duca di Mantova) e Siti (Troppi paradisi, Il contagio). Intervengono Arpaia, Biondillo, Breda, Caprara, Casadei, Casalini, Cordelli, Cortellessa, De Cataldo, Desiati, Franchi, Genna, Polese, Rebori, Savatteri, Stajano. Pubblico qui, ringraziando l’editore per il permesso, il mio racconto, in perfetta continuità con Italia De Profundis, l’ultimo romanzo, appena uscito per minimum fax. gg]

IL CORPO DEL CARDINALE
di Giuseppe Genna

Sia osservato.
E’ nudo. E’ anziano, ma ha il volto di un bambino gonfiato dal cortisone dopo una purpurea. L’incarnato è pallido, è della tonalità di certe fotografie ovoidali in ceramica sulle lapidi. I capelli radi, senza la zucchetta rosso porpora, erano insospettabili capelli di quella foggia chemioterapica. E’ nudo. Le braccia parallele al costato e alle anche e ridotte a una circonferenza minima, i bicipiti assenti, il ventre che sporge come una protesi e invece è gonfio per il rilascio addominale.

cardinale.jpgHa posato gli occhiali lievi. Ha sistemato sul piano in fòrmica nel minimo spogliatoio il crocifisso in lega leggera.
Gli occhi acquosi e presenti a sé, attenti, le sue strategie sono accese.
Osserva il luogo. Questo luogo indesiderato, amiotrofico. La stanza sterilizzata, i macchinari per l’ispezione medica, il verde nosocomiale alle pareti.
Lui è un uomo sterile?
Si è pensionato ma conta sul fatto che continua a contare.
E’ sempre il Cardinale di riferimento. Guardano a lui. Ha evitato il Soglio. Non gli si confanno i misticismi. Anzi: li detesta. La metafisica è una tela spesso slabbrata di relazioni esterne da bilanciare con l’intrico interno. Lui sa. Sa di sapere. Prevede. Non è la caricatura di Bellarmino o Richelieu — non gli si confà il fallimento di un’emulazione.
Le guance gonfie cadenti, le labbra che cedono abbassandosi al dominio della forza di gravità e dell’anagrafe.
Il tempo è un denaro da spendere oculatamente. La sua logica è pari all’attesa millenaria che la struttura chiesastica ha appreso essere vantaggiosa. Sul lungo periodo saremo tutti morti, ma è appunto questo il centro del problema: la Chiesa va oltre la morte. Il Cristo è dimenticabile, la sua Sposa ne ha ereditato i beni. I cieli sono purpurei in questo tempo.
Perché dovrebbe dare ai morti il suo Tesoro? Che valore ha una Divinità, se viene soltanto in sogni e in ombre silenziose?
Il corpo muore, la bellezza non dura. Resistiamo alla morte. Resistiamo agli organi che giungono allo sfacelo. Tutto muore e noi continuiamo a vivere. La vita è alibi: continuiamo. Muoiano pure le sere nelle loro vie, in flutti verdi di scie infinite.
La morte non ride, perché non c’è niente: non è che non ci sia niente da ridere — è che proprio non c’è niente. Qui conta. Ora conta.
Lui è qui e ora e insieme a lui è il Paese.
Questo uomo incaricato dei misteri, dei binari, dei trenta denari: il monomandatario della vita che abbraccia tutti qui e ora.
La guida della gente gioiosa, del gregge che senza di lui affronterebbe inconsapevole il burrone.
Quest’uomo è corrotto: non nell’anima, che è una promessa, bensì nel corpo, che è una promessa mai fatta ma che è stata mantenuta comunque.

E’ stato operato di un tumore alla prostata.
Nerve spinning: una tecnica innovativa che doveva garantirgli l’erezione e il trattenimento delle urine. E’ fallita.
Deve sottoporsi ai controlli ciclici.
Ha sopportato cicli radioterapici.
Ha vomitato soltanto in occasione della prima esposizione: un filamento giallo e verdognolo di bile.
Sta bevendo il liquido di contrasto. Un litro. Una bevanda viscosa, che puzza di pesce da mercato rionale, frizzante. Il disgusto si frena concentrandosi.
Pensa al bipolarismo italiano.
Si rifiuta di fare il bilancio.
Lui è al servizio della Sposa di Dio. Cade nell’errore chi crede che lui tragga vantaggi personali dalle sue mosse scacchistiche, che determinano rovesciamenti politici e sociali nella nazione. Il bilancio è sempre positivo, perché i mistici, che lui detesta, garantiscono che esiste soltanto il bene.
Non c’è male.
Il liquido non è male. Trangugia e attende che frizzi nelle arterie. Le pareti delle arterie sono linde da colesterolo, ma si vanno disfacendo. E’ la natura umana, questa inermità letale, questa ferina spinta a divorare che viene trattenuta dalla ragione.
La ragione di Stato ha ragione.
L’amore è distante come il profumo di lavanda effuso dalle cartine antitarme nei suoi armadi.
E’ necessario agire in vista di un bene superiore. Sa che non si sa più niente di Dio. Dio non è più divino. Il mito lo inquieta. Ciò che non è controllabile lo scatena. Scatenare il Cardinale significa mettere in moto un apparato complesso, sillogismi, entimemi, mosse oblique, telefonate mai rischiose eppure infide, contatti diplomatici. Oculatezza, soprattutto: oculatezza.
Soltanto la Cina dispone di una simile percezione del tempo. A lungo termine saremo tutti morti, ma i cinesi ci saranno ancora.
Questo Paese italiano sotto assedio inglese. Questo Paese che tentano di decattolicizzare. Questo Paese che tentano di depaesizzare.
Il contenitore opalescente di plastica sporca è vuoto. Il liquido di contrasto è assorbito. Il contrasto è in lui: nel Cardinale.
Si accende la luce. Dal microfono, la voce è sintetica: “Si può stendere sul lettino, Eminenza”.

La macchina fa il suo lavoro, lui fa il suo lavoro.
La PET è un periodo di lunga esposizione a raggi indagatori, che scrutano laddove l’occhio umano non potrebbe. Lui agisce come una PET. Non utilizza liquidi di contrasto. Blandisce, emette il tono vocale emiliano, lievemente biascicato.
Il lettino si sposta pneumatico, millimetro per millimetro. La scienza imita la Chiesa, ma non ha il tempo dalla sua.
Ha tempo per pensare.
L’ultimo successo pubblico, il Giorno della Famiglia, lo ha rinfrancato. I suoi collaboratori erano entusiasti. Lui si era irrigidito nel contegno. Non mostrare il volto delle passioni è il mandato che viene segretamente conferito all’uomo da Dio. I mistici, che lui detesta, la pensano così?
Più di un milione in piazza a difendere l’idea che una famiglia normale è la cellula fondamentale di uno Stato normale. Il Cardinale ricorda la sua famiglia. La terra grassa emiliana. La puzza di letame del maiale.
I comunisti, a piazza Navona, avevano raccolto un pugno di militanti.
Roma era stata invasa da un milione di nuovi fedeli. Il gigantismo paga. Il gigantismo la fa pagare?
Nessuno se l’era sentita di mancare. Gli baciano il culo, sfacciatamente, come i Templari che adoravano Bafometto. L’Avversario è la scimmia di Dio. Glielo leccano, con lingue ricoperte di palta e desiderio, gli frugano l’ano, a lingua larga, per ottenere il favore leccano e succhiano la saliva che le loro ghiandole dispensano con generosità per ottenere in cambio generosità. Benedictus Anilictus.
La generosità è ternaria: 3%. Il Cardinale, a tre giorni dalla data della manifestazione, consultava nel suo studio i dati della ricerca di mercato commissionata segretamente dal Vaticano. Il Cardinale sposta il 3% dell’elettorato. E’ uno e trino: decisivo, quando il bipolarismo dà i risultati che ha dato finora.
Sono venuti in massa, sorridenti. Gli hanno leccato il culo per intascare il 3%. A difesa della famiglia sono i perdonabili paladini. Li ha perdonati, non c’è nemmeno da leccare, non c’è nulla da perdonare. Segretari di partito divorziati, uno che si sposerà in seconde nozze in Comune con la figlia del banchiere costruttore edile, l’altro che ha l’amante incinta ed è pronto a separarsi, il deputato che il mese successivo sarà incastrato da due puttane e da pizzichi di cocaina. Sono paladini perdonabili. Il vassallaggio è più importante del perdono, sul lungo periodo.
E la meravigliosa gente. Questo Paese ridotto alla gente. Tutta quella gente felice di giocare con gli enormi mattoncini Lego sul palco. Il gioco è estremamente serio. Tutto è gioco, ma il gioco è l’apice della serietà. E la gente sventolava bandiere tessute alla bisogna, istoriate con simboli moderni. La Croce è stata. E’ memoria, è un ricordo. Viene l’Alzeimher sul lungo periodo, e ci si scorda di quello che è stato, Croce compresa. Bisogna innovare sapientemente. Fare l’antico coi mezzi nuovi. I mezzi giustificano il fine. Il potere non logora nessuno. Ciò che logora è non avere in assoluto. Non avere cosa? Mysterium iniquitatis.
Vorrebbero una famiglia in cui domina l’anilictus.
L’Islam preme con una virulenza a cui la gente non è capace di resistere. Il Cardinale emette gelida virulenza. La macchina che lo scansiona emette gelida rifrazione. Procede in direzione della prostata, controlla se sono insorti secondarismi tumorali.
Una famiglia non adatta al gregge: ecco il modo in cui premono sul Paese della gente, per disgregare. La gente è il gregge. Ecco come si realizzano le profezie. Le profezie non esistono: sono calcoli. Basta sapere calcolare sul lungo periodo. Il mondo è un lungo sillogismo, migliaia di premesse per giungere a una conclusione che spiriti oculati ravvedono. Quella conclusione è un’ulteriore premessa.
La stanchezza, per esempio, questa parentesi inutile nella sopravvivenza spirituale e morale del fragilissimo stampo umano…
Tutto in vista di un dopo. Tutto in vista di non arrivare mai al dopo. Perché oggettivamente non sappiamo cosa c’è dopo. Ha uno spirito emiliano, quindi concreto: non si fida delle promesse, non si figura il dopo. Stiamo a quanto è e continua a essere. La vita. La vita che deve continuare a essere. A essere così. Corretta, irregimentata. Altrimenti rischia di autofagocitarsi. La gente tende all’autofagocitamento. Il gregge necessita di un pastore, perché si tratta di pecore pronte a scannarsi come felini, reciprocamente. Pecore cieche, incapaci di giocare a scacchi, incapaci di formulare sillogismi a breve termine. Il pastore è eretto, vede l’orizzonte, sa dove il crepaccio si allarga e si dispone a inghiottire il gregge. Lo guida, lo sposta, la gente è felice, annuisce, è convinta. Perdoniamo. Siamo paladini.
La Sacra Rota non è ipocrisia: è un calcolo. Sarebbe ipocrita sostenere che è ipocrisia. Le élite non sono sgradite. Sarebbe ipocrita sostenerlo. La differenza tra il gregge e le élite è che le élite non sopportano la loro natura ovina. Vanno guidate con mano più morbida e carezzevole.
Le mani del Cardinale, parallele alle anche, stanno per essere inghiottite dal tubo che scansiona. Mani femminee, dita lunghe e affusolate, una mappa di piccole rughe che incrinano appena la pelle infantile, pallida, le unghie calcificate alla perfezione, lucide, la lunetta bianca regolare, i polpastrelli hanno goduto per anni della protezione dei guanti setosi.
Vogliono distruggerla, la vita.
Gli hanno imputato come un peccato in vita il rifiuto dei funerali cattolici a quel poveraccio paralizzato, intubato, puzzolente per l’immobilità e le pomate asperse sulle piaghe da decubito. La sua voce computerizzata faceva rabbrividire. comunicava con un computer azionato col movimento oculare. Il volto congestionato da anni di sclerosi laterale. Cattolicissimo, si dichiarava. Servizi e servizi telegiornalistici che inquadravano il crocifisso. Foto di lui da giovane, abbigliamento da vaccaro country. Cattolicissimo che chiede l’eutanasia. Tu non hai potere sulla vita. Tu sopporta in forza non della promessa del dopo, ma della certezza che stai vivendo. Non può importare come. Si possono soffrire pene altissime, ma almeno si è vivi. Hanno paura del dolore e preferiscono l’inesistente promessa.
Vogliono l’eutanasia come norma universale. Sono certe élite anglosassoni. Vogliono ridurre la vita. La vita è espansione gioiosa e divina, così dicono i mistici. Il sacrificio richiesto al Cardinale è congelare l’entusiasmo, annichilire in se stesso la gioia. Operare nella vigna del Signore comporta un duro contadinato. Come vino è colorato il copricapo concistoriale. Nel vino nuovo svanisce Dioniso, il dio dello strepito, che smembrava i corpi, nato dalla madre che lo partorì incenerita da un fulmine, e venne cresciuto nell’utero virile della coscia di Zeus, il dio delle genti arcaiche, imbecilli. Prima che arrivasse il Salvatore a redimere questa vita.
Mani femminee artigliano la vita, voce stridula emiliana nitrisce che non se ne vada.
Le luci intermittenti del nuovo macchinario per la PET segnalano la santa indifferenza. Un’atarassia invidiabile.
Il fragilissimo stampo umano lievemente disgusta. Minimo conato: per un momento il Cardinale pensa: la prostata. Pensa: i monti calvi del fegato, le bianche forre dei cibi, le selve fruscianti dei polmoni, le aspre alture dei muscoli, le giunture la bile il sangue e i fremiti, il vento invernale delle ossa, il sale della memoria sulla terra grassa della vita… Scosso da un fremito di disgusto, Dio pulisce il suo strumento? No.

Le élite anglosassoni hanno devastato ed eliminato la Democrazia Cristiana. E’ stato un attacco in piena regola, una guerra in piena regola condotta contro il Vaticano. Le alleanze sfumano, è una dinamica. Volevano addirittura tentare il colpo di Stato, avevano paura dei post-comunisti. il codice era risibile: “Soldati croati a Saxa Rubra”. Il Cardinale era intervenuto tranquillizzando. La Chiesa avrebbe appoggiato la conservazione. Il candidato premier della Destra andava risarcito per la donazione di terreni fuori Milano, la donazione costantiniana al prete che aveva costruito l’ospedale di eccellenza, quello in cui il Cardinale sta per essere inghiottito da un tubo di scansione PET.
L’incontro con l’uomo di fiducia del candidato premier era stato urbano. La Sicilia, come la Cina e la Sposa di Dio, eietta dal suo ventre uomini rotti al tempo. Sanno aspettare, costoro. Non sono escatologici, ma conoscono l’occasione, è in loro iscritta geneticamente una pazienza che sa sfruttare la crepa, sanno infilarsi. Avevano mangiato fegato, bevuto limonata. L’uomo di fiducia del premier annuiva strizzando gli occhi, simili a due fessure cinesi. Avevano addirittura progettato un’impresa editoriale, che il Cardinale avrebbe cofinanziato. Un magazine popolare, dalla tiratura e dalla vendita altissime. Era stato convocato per la direzione un assai noto giornalista anticomunista. Un’iniziativa che mirava ad appropriarsi della cultura, di questo gas atmosferico progressista, odioso come tutti i gas, mistico perfino. I comunisti insegnavano — Gramsci insegnava — quanto fosse fondamentale appropriarsi di ciò che precede la politica. I comunisti sono dei mistici, in fondo. La destra italiana viveva di ignoranza, che andava una volta per tutte eletta a cultura. Mancava soltanto la legittimazione.
Poi era intervenuta la prostata, con il suo allarme citoplasmatico… Il progetto era saltato, il magazine si era ridotto a un foglio di scarsa incisività.
Dalla sala operatoria, prima della resezione, il Cardinale non aveva fatto mancare, lui pronto a essere reciso nella virilità inutile, la solidarietà e l’appoggio decisivo.
La gente aveva risposto, entusiasta.
Nerve spinning sulla gente italiana, costantemente sotto attacco senza che se ne renda conto. Vogliono trasformare la culla di Pietro in un laboratorio eugenetico.
Bisogna intervenire come chirurghi. Bisogna emettere radioterapia sulla gente.
Bisogna dare quanto di inutile viene chiesto: concedere la superstizione. Volevano Padre Pio santo: è stato fatto santo. Il medesimo giorno è stato santificato il fondatore dell’Opera, a tempo record. Paladini perdonabili. Il Cardinale ha ribbrezzo del cilicio, ma non disdegna ciò che serve. Il fine e i mezzi sono della medesima natura.
Disinteressatamente il denaro, purché smettano di minacciare la vita.

Le donne sono palesemente inferiori. Le Scritture lo testimoniano, questa PET confermerebbe la diagnosi: rivelerebbe un etto di sostanza cerebrale in meno rispetto al maschio. La gente è donna, per questo va educata. Queste donne, appena si autopretendono indipendenti, non comprendendo la natura sofisticata ed efficace del sillogismo a lungo termine, ritengono che la libera scelta sia un vantaggio vitale. Questo è misticismo della lega più grossolana.
Ecco come si uccide un feto.
Attualmente, nei Paesi in cui non è perseguibile penalmente, l’aborto procurato viene eseguito attraverso le tecniche dell’isterosuzione — frammentazione e aspirazione del prodotto del concepimento attraverso il canale cervicale della madre mediante cannule aspiranti — e del raschiamento — svuotamento della cavità uterina con pinza ad anelli — in un intervento medico ambulatoriale. L’aborto può anche essere indotto da farmaci contragestativi in grado di provocare il distacco, la morte e l’eliminazione dell’embrione già annidatosi. L’aborto viene eseguito da personale medico su richiesta della donna incinta nei tempi e nei modi previsti dalle leggi vigenti in ogni Stato. L’aborto chimico o farmacologico può, in determinate situazioni, non prevedere un intervento medico: è il caso di contragestativi quali l’RU486 (o mifepristone), detta anche “pillola del mese dopo”, che, assunta in caso di ritardo mestruale, si lega ai recettori del progesterone, ormone essenziale per la gravidanza, interrompendone l’azione e provocando lo sfaldamento dell’endometrio uterino e il distacco e la morte dell’embrione.
In alcuni Stati c’è la possibilità di praticare tali aborti fino al nono mese di gravidanza realizzando così l’uccisione di neonati che potrebbero già vivere autonomamente. È nota la pratica del Partial-Birth Abortion: il forcipe entra in utero, afferra la gamba del bambino e ne trascina fuori attraverso il canale cervicale tutto il corpo, eccetto la testa che viene deliberatamente lasciata all’interno del corpo della madre. Il medico quindi conficca un paio di forbici nella nuca del bambino e poi le apre per allargare la ferita. Dopo aver tolto le forbici viene inserito un catetere nella nuca e il cervello viene aspirato. Anche la testa che è così collassata viene quindi estratta dal corpo della madre. Questi aborti vengono generalmente effettuati senza analgesia anche se fin dalla metà degli anni Ottanta è noto che il feto è in grado di provare dolore già dopo i quattro mesi di gestazione.
Vogliono questo. Libere di scegliere questo.
La Democrazia Cristiana è stata eliminata perché il gregge umano venga guidato da pastori anglosassoni, che non desiderano che il gregge aumenti di capi: ne andrebbe dell’erba da pascolare.
Non abbandonare i tuoi doni, non trascurare la tua erba assetata.
Uccidere è peccato, lo dicono le Scritture.
I mistici, che il Cardinale detesta, dicono che non esiste chi uccide e non esiste chi è ucciso. Fumus vocis. Detriti di tradizioni ancestrali, roba da yogin denudati nelle grotte himalayane. Gli incivili che suppongono che dopo questa vita ci sia più vita.
Donne menadizzate. Sclerotici paralizzati. Omosessuali bercianti. Pazienti psichiatrici in libertà.
San Paolo l’aveva previsto: previsto, non profetizzato. Aveva decretato: quando accadrà, frenate il tempo, frenate queste crepe che annullano la vita. La vita è certa, oltre la vita c’è la vanità: la vanità di esistere ancora. La promessa che i buoni verranno assunti. E’ talmente assurdo che bisogna credere, aveva decretato Sant’Agostino. Il Cardinale odiava questo santo dello strepito, africano per di più, lui e la sua eterna mamma a fianco, convertito a Milano, effusivo e umidiccio nel pensare che le emozioni e l’interiorità risolvono tutto, stabilendo il discrimine tra bene e male. L’interiorità è emotiva?
In Curia stanno cercando di eliminarlo, ma il nuovo Segretario di Stato sillogizza come un calciatore. Il suo sorriso mascellare è un indice fisiognomico certo e illuminante. I suoi occhiali fumé, quel volto privo di sfumature, quelle mani grezze, il disegno delle spalle massicce — è una congiura contro la continuità. E’ un nemico di poco conto: pensa a breve termine.
Non bisogna ricreare la Democrazia Cristiana. Bisogna opporsi a questo disegno, nebulizzando la Chiesa come i comunisti si nebulizzarono nell’atmosfera azzurrina della cultura.
Quando aveva ereditato il disastro dello IOR e gli imbarazzi procurati alla Sposa di Dio da Marcinkus, la P2 era stata un comodo appoggio. Ogni macchia sul vestito della sposa, a distanza di anni, è nettato, e il vestito della sposa stupisce, è sempre un indice di eccezionalità: la Sposa di Dio, sul lungo periodo, è nettata e crea stupore, è sempre indice di eccezionalità.
Oggi la sponda della P3 è meno disponibile e chi tentasse di appoggiarsi a essa avvertirebbe nel palmo femmineo l’incertezza e il rischio di perdere il baricentro.
Ricorda, il Cardinale, mentre inizia ad avvertire il fruscìo finale della scansione, i fogli sulla scrivania il giorno della rivelazione: dal nulla al manifesto, opera che apparirebbe divina ed è semplicemente sublime. Quei fogli definivano il panorama rinnovato. Chi aveva occhi per intendere, avrebbe inteso; chi aveva orecchie per ascoltare, avrebbe ascoltato. Le Scritture definivano il metodo scacchistico. L’intelligenza è intelligence.
A memoria.
I fogli fondamentali.

«Ansa – 16/7/2002 – Il Presidente della Repubblica Italiana, Carlo Azeglio Ciampi, ha conferito il titolo di “Grande Ufficiale dell’Ordine della Stella della Solidarietà” a Bruno Zoratto, giornalista italiano che risiede a Stoccarda dal 1964 e che si è particolarmente e assiduamente distinto nel campo sociale, nei rapporti di amicizia e cooperazione fra Italia e Germania e nel giornalismo. Bruno Zoratto, friulano nativo di Sedegliano, stretto collaboratore del nuovo Ministro per gli Italiani nel Mondo e componente dello staff del Ministero, è editore del giornale in lingua italiana “Oltreconfine”, che dal 1968 esce a Stoccarda, contribuendo ad informare ed integrare, talvolta anche con critica costruttiva, la numerosa comunità nel contesto locale. L’ultimo numero di “Oltreconfine” viene infatti dedicato al 50.mo anniversario della nascita del Baden-Württemberg, del contributo che gli italiani hanno dato allo sviluppo di questo Land, sottolineato anche con una intervista esclusiva di Erwin Teufel, Ministro-Presidente del Baden-Württemberg».

Il 9 aprile 2001 Gianfranco Fini aveva rilasciato la seguente dichiarazione: “Raccogliendo l’invito dell’On. Tremaglia, Segretario Generale del Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo, circa la presenza tra i candidati al Parlamento di rappresentanti degli italiani residenti all’estero, ho proposto a Bruno Zoratto direttore di “Oltreconfine” di Stoccarda ed espressione la più qualificata del C.T.I.M., una candidatura per divenire deputato alle prossime elezioni politiche”. Zoratto ha declinato l’offerta, “precisando che egli potrà essere candidato solo quando sarà attuata la Legge per l’esercizio del voto all’estero ed egli sarà così proposto e votato dai nostri connazionali residenti oltre confine, quando la Legge sarà approvata”.

Un altro foglio. Il 5 luglio 2001, a pagina 18 del Corriere della Sera, di Bruno Zoratto si era occupato il giornalista Maurizio Chierici, costretto a rispondere dalle sollecitazioni di un individuo finito in autentiche liste di proscrizione stese da Zoratto medesimo.

«Altrettanto polemica la segnalazione di un socialdemocratico, Psdi saragattiano. Il cavalier Carmelo Sciacca, Hann, Monaco, Germania, se la prende con Bruno Zoratto, direttore di “Oltreconfine”. Il giornale si stampa a Stoccarda. “Anche lui bergamasco come Tremaglia, e oltretutto dipendente del partito” di Almirante, Rauti, Fini. Nel 1976 ha fatto stampare a spese del MSI-Fiamma Tricolore, presso la Collana Europa Sociale, nomi, cognomi, indirizzi dei comunisti e socialisti italiani che lavoravano in Germania. Partiti, patronati, sindacati, associazioni. Il volumetto, intitolato Kommunist Subversion bei den Italienischen Gastarbeitern in Deutschland (Sovversione comunista fra gli emigranti italiani in Germania), è stato spedito ad ambasciate e consolati di Svizzera, Germania, Benelux. Ad autorità di polizia e prefetti. Può immaginare l’effetto in una Germania tagliata in due dal muro, Vopos che sparavano ogni notte a chi cercava di scappare dal ‘paradiso’. Noi, denunciati come ‘traditori’, accoglievamo Zoratto a tutte le riunioni. Lo coinvolgevamo nei nostri organismi e nei comitati ristretti. E siamo finiti, nell’elenco dei sovversivi”. Fa capire: in quell’Europa da guerra fredda, con la fragilità di chi ha preso il treno per guadagnare il pane, si sono sentiti ospiti pericolosi. Indesiderati da tener d’occhio, come gli albanesi dei nostri giorni. “Non e’ stato facile”. Non so cosa rispondere. Se non avessi ricevuto copia del libro, la lettera sarebbe finita nel dossier dei malcontenti per vocazione: mai pubblicata. Il documento sollecita un chiarimento. Conosco Zoratto. Giornalista di parte, ma serio. Lo invito a spiegare. Perché?»

Quarto foglio: un articolo di Mino Pecorelli su “Oltreconfine”, pubblicazione di Bruno Zoratto. Titolo del pezzo di Pecorelli: “Fasci italiani all’estero”. Mino Pecorelli, vivente, aveva previsto lo sviluppo. Un uomo che sillogizzava sul lungo periodo. Perciò, pericoloso. Per se stesso, per i destini altrui.

Il destino non esiste.
Esistevano quei fogli. Il loro discorso nascosto in evidenza. Perfettamente preciso. Perfettamente confuso: ad arte. C’era tutto quanto era necessario comprendere. Da un nome vengono partoriti fiumi di nomi. All’inizio era il Nome.
Il Cardinale aveva compreso: aveva occhi per vedere e orecchi per intendere. Aveva annuito. Conosceva la mappa. La Democrazia Cristiana non era da rifare.
P2 dominauit. P3 dominetur.
Il Cardinale aveva sorriso. Poteva dare inizio all’opera di intervento diretto sui gangli infetti del corpo nazionale. La nazione voleva abortire: avrebbe abortito l’aborto. Non si sarebbe abbandonato il feto all’interno dell’utero della nazione.

La luce si spegne. La luce interna.
E’ nel tubo. All’interno, buio.
L’uomo è un tubo e all’interno la luce può spegnersi.

Quindi si riaccende. Il lettino automatico lo fa fuoriuscire con un movimento dolce.
Con un movimento dolce, l’uomo interiore fuoriesce dal tubo, lo abbandona, il tubo rimane inerte. Sarà dimenticato.

Non andare fuori. Rientra dentro. Nell’uomo interiore abita la verità.

La verità è un abito.
Il Cardinale si riveste. Meticoloso. Le spalle tornano curve, è questa la postura che tutti conoscono, la cultura che abbraccia tutti. Il crocifisso è in lega lieve e non pesa sullo sterno lievemente carenato.
Inforca gli occhiali dalla montatura leggera in titanio, le mani si giungono, affusolate le dita pallide. E’ la postura che tutti conoscono. E’ la postura dello stampo italiano.

Piergiorgio Welby scontava una postura ridicola. Ciò che è ridicolo, per esserlo, deve essere manifesto nella vita del Vivente. Sia negata la morte e accettato il dolore. Sia sfregiato chi non comprende che il dolore è la vita. Sia sfregiato il volto rubizzo e ultimativo di Piergiorgio Welby. E voleva anche i funerali cattolici! Il Cardinale scuote la testa. Granulo di senso di colpa, provochi la slavina estrema interna all’Eminenza? No. Scuote la testa. Welby. Well be.

Il Cardinale, le mani conserte, annuisce al verdetto della macchina. Il tubo che illumina all’interno l’involucro umano sentenzia: nessun secondarismo.

Sorride. Una battuta in inflessione emiliana.
Il titanismo è altro. E’ sempre al di là da dove si pensa sia. Welby non era titanico. Adesso non è più niente, né titanico né fragile. Come può un uomo desiderare la sospensione, desiderare il nulla? Come può fidarsi della promessa?
Il Cardinale esce nella bruma.
La berlina lo attende.
Gli uomini dell’intelligence lo scortano dall’uscita posteriore.
Nessuno lo vede.
Sa tutto. Non sa niente.
E’ solo per la vita.
E’ un alibi che cammina.
L’uomo che commina delitti in nome dell’alibi.
L’uomo esteriore che si veste di verità.
Nella sua fronte bombata, dietro l’osso occipitale, fili nervosi si elettrificano, e il Paese è mosso nel suo futuro.
La gente, abbracciata, non sa niente e gioisce.

Due milioni di occhi osservarono un punto unico: era il sarcofago di Giovanni Paolo II, la salma deposta da poco, il coperchio richiuso sull’ammasso informe di carne morta.
Una ventata sferzò i viventi.
Il Libro fu preda del vento, le pagine rivoltose furono piagate dal vento.
Il Cardinale, a pochi metri dal frassino che lo separava dal cadavere del santo parkinsoniano, non colse l’immagine. Stava riflettendo sui due ictus dell’altro Cardinale, che avrebbero eletto pontefice pochi giorni dopo. Era la conclusione di un sillogismo, quel Cardinale tra poco Papa.

Disse Welby: “A mio turno sono oggi oggetto di offese e insulti, di pensieri, parole, aggressioni alla mia identità ed alla mia immagine, quasi non bastassero quelle perpetrate al corpo che fu mio e che, invece, vorrei, per un attimo almeno, mi fosse reso come forma necessaria del mio spirito, del mio pensiero, della mia vita, della mia morte; in una parola del mio essere”.
Disse il Santo Giovanni: “Conosco le tue opere. Ho aperto davanti a te una porta che nessuno può chiudere. Per quanto tu abbia poca forza, pure hai osservato la mia parola e non hai rinnegato il mio nome”.
Disse il Maestro Eckhardt: “L’occhio con cui vedo che Dio è, è lo stesso occhio con cui Dio vede me”.

Il Cardinale esce. Piccoli passi felpati, misurati. L’oculatezza è tutto. Il calcolo salverà: manterrà in vita la vita.
Disse Sant’Agostino: “Talvolta chi è troppo perverso d’animo teme di capire, per non essere costretto a mettere in pratica ciò che può avere capito”.

Il Cardinale esce. Esce. Esce.
Non uscire fuori, rientra in te stesso: nell’uomo interiore abita la verità. E se scoprirai mutevole la tua natura, trascendi anche te stesso. Tendi là dove si accende la stessa luce della ragione.
Il Paese esce fuori. Esce. E’ stampato all’interno della fronte bombata del Cardinale, dietro il frassino dell’occipite che non teme di capire. Il suo futuro votato alla vita, al dolore. Il Paese in tracheotomia.
Attende indefinitamente di morire incapace.
Paese che viene, Paese che va. Venne nel mondo e il mondo lo riconosce.

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