lword_jenniferbeals.jpgThe L Word [in onda la terza stagione su La7, ndr] è uno show che suscita scalpore: tutti ne parlano, anche chi non l’ha mai visto realmente. Alcuni critici l’hanno definito come una versione lesbo di Sex and the City. Cosa rende questo telefilm così speciale?

Il pubblico si appassiona a The L Word per diversi motivi… Per le donne, lesbiche e etero, è decisamente interessante vedere un gruppo di ragazze così belle, disinibite ed emancipate come quelle rappresentate nella serie. Ed è altrettanto stimolante per quanto riguarda la vita sentimentale e i rapporti di amicizia tra le protagoniste dello show. Poi per i gay è importante essere rappresentati all’interno della cultura pop, attraverso uno show televisivo e ottenere l’attenzione della cultura mainstream. Gli uomini etero, invece, sono inizialmente attirati dal sesso, per curiosità o voyerismo e, perché no, per imparare qualcosa sulle donne e finiscono per appassionarsi alle vicende.

Cosa ti ha fatto decidere di intraprendere questo ruolo,una donna lesbica, forte e determinata come Bette, uno dei personaggi più carismatici di tutta la serie?

E’ un personaggio complesso. Bette è forte, diffidente, sofisticata e molto ambiziosa. Mi ha immediatamente affascinato la tensione tra i diversi aspetti della sua personalità.

Quale impatto ha avuto The L Word sulla tua vita, personale e lavorativa?

lword.jpgPrima di The L Word non ero molto sensibile alle tematiche omosessuali, ai problemi di vita quotidiana e anche politici della comunità gay. Da quando faccio parte dello show, vedo le cose da un diverso punto di vista. Ho imparato tanto: per esempio che le nostre istituzioni non riconoscono alle unioni omosessuali gli stessi diritti e privilegi delle coppie etero. Questa cosa mi ha scioccato: non è per niente giusto, credo sia anticostituzionale. Così ho preso molto a cuore questa causa, sono più consapevole e faccio molta attenzione a quel che dice la gente: mi capita di ascoltare conversazioni tra le persone e cogliere molti riferimenti e commenti spiacevoli, c’è molta discriminazione in giro… A Los Angeles non è così complicato perché la comunità LGBT è molto ampia, ma deve essere molto difficile per chi vive in un paese piccolo, magari in campagna…

Pensi che questo show possa contribuire a cambiare la mentalità delle persone? Aiutarle a capire meglio i problemi e la vita delle coppie omosessuali?

Assolutamente sì e sono felice che lo show abbia un impatto del genere sulla nostra cultura. Chi segue la serie impara a conoscere i personaggi e si identifica con loro: si possono quindi apprendere molte cose utili ed eliminare i pregiudizi. Le protagoniste rappresentano persone e coppie omosessuali in un modo diverso dagli standard televisivi, seguendo le loro vicende sullo schermo si capisce che ci sono molte più similitudini che differenze. Anche un piccolo contributo, come quello di The L Word, aiuta ad abbattere le barriere e gli stereotipi. La comunità gay non è così “diversa” come molti possono pensare: siamo tutti esseri umani,con i nostri problemi nei rapporti di coppia, in famiglia, al lavoro… è questo che conta. The L Word può aiutare a normalizzare, agli occhi del pubblico, questo tipo di rapporti.

Parliamo del tuo personaggio, Bette Porter. Qual è la cosa che ti intriga di più del suo carattere? E’ stato difficile, all’inizio, entrare nel ruolo?

Fa parte del mio lavoro entrare nelle parti, anche quelle complicate come nel caso di Bette. Certo, è stato molto stimolante. In questo caso mi intrigava la tensione tra i diversi aspetti del suo carattere, così passionale e concentrata su se stessa, così sicura di sè e allo stesso tempo così diffidente.

Il carattere di Bette ha subito un’evoluzione nel corso della serie. E’ una donna benestante e in carriera intenzionata a metter su famiglia insieme alla compagna Tina (con cui ha una solida e fedele relazione da sette anni) nella prima stagione, e man mano che la serie prosegue finisce per fare cose pazzesche: tradisce la fidanzata, rapisce la loro figlia Angelica, viene addirittura messa in prigione. Quali sono i motivi di questo cambiamento?

Tutti cambiamo, fa parte della vita. Bette deve affrontare questo percorso per trovare pace ed equilibrio interiore: non è certo perfetta, ma sta cerando di diventare una persona migliore. E poi si tratta di uno show televisivo… Senza i cambiamenti le serie non sarebbero interessanti.

Quale è la tua scena preferita? E la più odiata, o quella che ti è piaciuta di meno?

Ci sono tante scene diverse che amo. Per esempio, la lite tra Bette e Tina nell’episodio finale della prima stagione. Ma è difficile dire quale sia la mia preferita in assoluto, ce ne sono troppe per poterle elencare. La più odiata… oddio, non saprei, non me ne vengono in mente, ma probabilmente non ce ne sono.

The L Word con i suoi argomenti spinosi e piccanti, il suo linguaggio esplicito e le numerose scene di sesso, è una serie unica e senza precedenti, che forse ha aperto la strada ad altri show che intrecciano le storie proprio sul sesso. Siamo sempre più affamati di sesso o c’è altro?

Forse potrebbero rispondere meglio i produttori e i creatori di queste serie. Secondo me le persone sono da sempre intrigate dal sesso, è una parte fondamentale della nostra vita ed è sempre interessante vederlo rappresentato. Ma in The L Word c’è di più: il sesso è solo un veicolo per rappresentare le vicende sentimentali, e non, delle protagoniste.

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Official site
LWord.it – Fansite italiano
TLW Land – Fansite italiano
Sito di The L Word su LA7

[fonte: SERIES, versione cartacea, giugno 2008]

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