Ufo 78 – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Tue, 15 Sep 2026 22:32:50 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 Gli uomini pesce, la resistenza quotidiana e una speranza che non finisce https://www.carmillaonline.com/2024/11/28/gli-uomini-pesce-la-resistenza-quotidiana-e-una-speranza-che-non-finisce/ Thu, 28 Nov 2024 21:00:28 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=85623 di Paolo Lago

Wu Ming 1, Gli uomini pesce, Einaudi, Torino, 2024, pp. 620, euro 21,00.

In Ufo 78 (2022) di Wu Ming avevamo incontrato l’“Autopesce”, la macchina di Guido e Adele, amici dell’ufofilo Jimmy, una Citroën DS (chiamata all’epoca anche “squalo” o “squalone”) “dipinta a squame gialle, rosse e blu”. Adesso, nel recente romanzo solista di Wu Ming 1, ci sono gli “uomini pesce” (che danno anche il titolo al romanzo), ricoperti di squame dorate non troppo dissimili, forse, da quelle dello “squalone”. Come quella Citroën DS pesce che, nel 1978, letteralmente appariva di fronte al negozio di dischi di Jimmy, [...]]]> di Paolo Lago

Wu Ming 1, Gli uomini pesce, Einaudi, Torino, 2024, pp. 620, euro 21,00.

In Ufo 78 (2022) di Wu Ming avevamo incontrato l’“Autopesce”, la macchina di Guido e Adele, amici dell’ufofilo Jimmy, una Citroën DS (chiamata all’epoca anche “squalo” o “squalone”) “dipinta a squame gialle, rosse e blu”. Adesso, nel recente romanzo solista di Wu Ming 1, ci sono gli “uomini pesce” (che danno anche il titolo al romanzo), ricoperti di squame dorate non troppo dissimili, forse, da quelle dello “squalone”. Come quella Citroën DS pesce che, nel 1978, letteralmente appariva di fronte al negozio di dischi di Jimmy, ad Aulla, così gli “uomini pesce” sono delle apparizioni, sorte da leggende e dicerie del Polesine, che accompagnano l’intera narrazione e l’intera vicenda di Gli uomini pesce, un romanzo davvero avvincente e ben congegnato, intriso di una narratività ipertrofica che non ti lascia scampo. Così è descritto l’uomo pesce, chiamato anche Homo Bracteatus, come compare in alcuni disegni e ritratti di Ilario Nevi, partigiano, artista, regista e intellettuale ferrarese dalla cui morte, nell’estate 2022, prende avvio la narrazione: “L’essere era vagamente antropomorfo, le sue posizioni erano più o meno quelle dell’uomo vitruviano, ma la testa, bianca e priva di collo, era quella di un pesce. Uno squalo. No. Un pesce inclassificabile, indescrivibile, che dava l’idea di uno squalo ma era altro. Gli occhi erano neri. Neri. Di un nero abissale. Pozzi profondi milioni di anni, profondi quanto il tempo, e nel lontanissimo fondo di quei pozzi dovevano ruotare gorghi che trascinavano ancora più in basso, ancora più indietro, più indietro del tempo stesso.”

Si tratta di un essere che appare nella notte (e, durante la lotta di liberazione, sembra schierarsi dalla parte dei partigiani attaccando i tedeschi), che appartiene a storie e leggende del territorio e che pare uscito da una “guida ai draghi e mostri in Italia” anni Ottanta della SugarCo. Ilario li aveva visti in notti terribili di agguati dei fascisti e di appostamenti, di fughe e di nascondigli; essi, infatti, appartengono profondamente al Delta del Po e fanno parte della sua arcana ed arcaica storia. Ne sono l’essenza, gli spiriti guida, i misteriosi e demonici custodi. Sembra che abbiano quasi la stessa funzione delle apparizioni degli Ufo nel già citato Ufo 78, di cui Wu Ming 1 è coautore: come qui afferma il personaggio dell’antropologa Milena Cravero, vedere gli oggetti volanti non identificati equivale a un desiderio di utopia, di “altrove”, “un altrove assoluto, un luogo che non c’è”, e ciò “significa non accontentarsi dell’esistente”. Probabilmente anche le apparizioni degli uomini pesce rappresentano un desiderio di utopia, di altrove, di un luogo che non c’è: forse un Delta del Po finalmente liberato dall’oppressione fascista e nazista.

Uno dei temi portanti del romanzo di Wu Ming 1 è infatti la continuità dell’oppressione da cui non ci si può liberare; allora, di fronte a questa continuità non si può fare altro che opporre l’immaginazione e l’immaginario che prendono le forme di una strenua resistenza da portare avanti giorno per giorno. Personaggi resistenti, in questo senso, sono Ilario, sua nipote Antonia Nevi, geografa dell’università di Padova e il marito di lei, Arne detto Sonic, un musicista statunitense di origine svedese. L’azione narrativa principale si ambienta, come già affermato, nel 2022, precisamente tra la fine di luglio e quella di agosto, mentre ulteriori finestre narrative si aprono sul 1969, sul 1973, sul 1943-45 e sul 1981. Antonia e Sonic, dopo la scomparsa del grande partigiano e intellettuale, si muovono tra Ferrara e il territorio del Delta quasi ridisegnandone la geografia e la cartografia, offrendo una inedita mappatura del territorio in funzione di Ilario, della sua lotta e della sua resistenza eletta a ragione di vita. In virtù di questo movimento dei personaggi che diviene incessante detection, lo scrittore riesce a “cantare la mappa”, come egli stesso scrive nella sua introduzione alla raccolta di racconti del collettivo Moira Dal Sito, Quando qui sarà tornato il mare, tutti ambientati nel basso ferrarese, cioè a raccontare un territorio “com’è, com’era e come sta per diventare”.

E così, il personaggio di Ilario Nevi, morto a novantanove anni, ha dovuto lottare e combattere contro l’oppressione nazifascista e la sua continuità: in primis con la continuità strisciante del fascismo nelle istituzioni repubblicane e poi con un cambiamento di faccia di quella stessa oppressione che non si cura di niente e nessuno, cioè il sistema capitalistico generatore di amministratori del territorio senza scrupoli che non fanno altro che cementificare e distruggere gli spazi naturali devastando la costa emiliano-romagnola, erigendo resort e alberghi a uso e consumo – sembra – degli oppressori di un tempo, i ricchi tedeschi che a partire dagli anni Sessanta scendevano a frotte in vacanza sul mare Adriatico. La persistenza del fascismo nella storia repubblicana appare d’altronde come un vero e proprio Leitmotiv del libro: ad esempio, in uno scorcio narrativo ambientato nel 1969, si pone l’accento su come Marcello Guida, già sotto il fascismo vicedirettore della colonia di confino politico di Ventotene, nel 1969 sia questore di Milano, nel momento in cui Giuseppe Pinelli ‘precipita’ da una finestra della questura pochi giorni dopo la strage di Piazza Fontana. Mentre, in un altro punto del libro – siamo adesso nel 1973 – Ilario e il suo amico Erminio, anch’egli partigiano, discutono proprio di questa continuità e, a proposito del tentato colpo di stato di Junio Valerio Borghese del 1970, così si esprimono: “- Se a fuss stà par nuàltar, uno come Borghese non era ancora in giro nel ’70. – Neanche nel ’50. – Lo avremmo fatto secco nel ’45, a dirla tutta”.

I personaggi, quindi, avvolti da una speranza che sembra non finire mai (e che Antonia riceve come un’eredità da suo zio Ilario), si battono incessantemente contro un’oppressione a sua volta infinita: prima il nazifascismo, poi la sua demoniaca continuità nelle istituzioni repubblicane, fra bombe e stragi, poi le devastazioni naturali, le cementificazioni che durano fino a oggi e preparano il terreno alle inondazioni e ai disastri del nostro tempo, fino alla malagestione dell’emergenza Covid, che ha provocato infiniti strascichi, incomprensioni e inimicizie. Per raccontarci questa resistenza continua Gli uomini pesce utilizza un modo narrativo dal carattere enciclopedico e si realizza in una tensione totalizzante che abbraccia diversi aspetti della società, della cultura e della politica. La narrazione assume un aspetto polifonico e si apre a una pluralità di voci nel testo e di stili e registri diversi (uno più narrativo, uno più poetico e uno più saggistico) che corrispondono alle voci dei diversi personaggi come, ad esempio, quando a parlare in prima persona è Antonia, quando è Ilario, quando invece è il mefistofelico dottor Stegagno, nel suo lungo racconto. D’altra parte, il romanzo possiede anche una inesausta intertestualità verso altre opere degli stessi Wu Ming e di altri autori: vi sono riferimenti, nella trama, al già citato Ufo 78, a un altro romanzo solista di Wu Ming 1, La macchina del vento e al suo più recente “oggetto narrativo non identificato”, La Q di Qomplotto nonché al Pendolo di Foucault di Umberto Eco, a L’Agnese va a morire di Renata Viganò e all’opera di Giorgio Bassani (che compare anche come personaggio). Dal momento che Ilario è stato un noto regista e documentarista, incontriamo numerosi riferimenti anche al cinema, non solo italiano e non solo coevo alla produzione di Ilario; protagonista, fra le citazioni cinefile del libro, è Sylvia Scarlett (1935) di George Cukor, distribuito in Italia col titolo Il diavolo è femmina, perché Antonia assomiglia molto a Katherine Hepburn interprete del film (così sappiamo più o meno come immaginarcela). Un lungo inserto narrativo è poi costituito dal memoriale di Ilario, presentato come un dattiloscritto ritrovato, pieno di parole cancellate e illeggibili, costituito da appunti numerati in cifre romane che lo fanno curiosamente assomigliare a Petrolio, il romanzo inedito e incompiuto di Pier Paolo Pasolini, composto da una congerie di “appunti” e edito dai filologi soltanto nel 1992, a diciassette anni dalla morte dell’autore.

La natura enciclopedica del libro abbraccia, come già accennato, anche temi di stringente attualità, come il cambiamento climatico e l’incapacità di saperlo affrontare (incapacità da cui nascono i disastri e le alluvioni che sono sotto gli occhi di tutti), o gli strascichi dell’emergenza Covid. Allora, sembra quasi che vengano mescidati sub specie narrationis diversi argomenti già trattati in forma saggistica negli articoli apparsi su “Giap”, il blog di Wu Ming, a firma dell’intero collettivo o dello stesso Wu Ming 1. L’emergenza climatica, ‘normalizzata’ dai media e resa inoffensiva e quasi ‘abituale’, si trasforma in apocalisse incombente nei pensieri di Antonia, nel momento in cui, in un ristorante, sta leggendo un giornale in cui si parla del caldo record di quell’estate. Allora – osserva il personaggio (e, con lei, l’“autore nascosto” Wu Ming 1) – “verità parziali come quelle dei meteorologi, una volta immesse nei media, diventavano fattoidi, riempitivi semiotici, infine spazzatura verbale: l’anticiclone delle Azzorre, l’anticiclone africano, El Niño, La Niña… Tutto era addomesticato, legato a contingenze, spiegato solo con fenomeni magari prolungati ma passeggeri”. Come Antonia, anche la narratrice-autrice Helen Macdonald, in Io e Mabel (H is for Hawk, 2014), trovandosi a sfogliare un giornale in un bar, si imbatte in notizie terribili sui cambiamenti climatici riferite come se niente fosse (i ghiacci artici che si stanno rapidamente sciogliendo, gli ecosistemi sull’orlo del tracollo) e la situazione quotidiana viene subito proiettata in una dimensione apocalittica ed ecodistopica.

Un pregio di Gli uomini pesce (d’altra parte già riscontrabile nell’opera collettiva Ufo 78) è senz’altro poi quello di riuscire a creare cortocircuiti fra realtà e fantasia: Ilario, Antonia e Sonic sono presentati alla stregua di personaggi reali tanto che viene la tentazione di andarli a cercare in rete. Anche i titoli dei film realizzati da Ilario sono talmente verisimili da far sorgere il dubbio se esistano veramente; lo stesso si può dire dei libri di Antonia o dei dischi di Sonic, corredati di un’accuratissima bibliografia fantastica. E vorrei chiudere proprio con questo magmatico cortocircuito fra realtà e fantasia, che Wu Ming 1 dispensa con maestria quasi ad ogni pagina e che, per poco, non mi coinvolge personalmente. Antonia Nevi – si dice nel romanzo – aveva presentato il 21 novembre 2019 alla Biblioteca Ariostea di Ferrara (Ilario era tra il pubblico) il suo saggio, in cui analizza la caccia al famigerato killer e bandito “Igor il russo” che nella primavera del 2017 si nascondeva nel Delta del Po (fatto reale), dal titolo geniale di Igor mortis. Ebbene, esattamente una settimana prima, il 14 novembre 2019, alla Biblioteca Ariostea, avevo presentato la bella traduzione delle Metamorfosi di Apuleio realizzata dall’amica Monica Longobardi, docente di Filologia romanza a Ferrara, e avevamo avviato una discussione sulle riletture contemporanee di Petronio e Apuleio. Peccato, davvero. Soltanto per una settimana non ci siamo incontrati con Antonia e Ilario e per un soffio i nostri destini non si sono incrociati.

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Gli Ufo sono qui https://www.carmillaonline.com/2022/10/17/gli-ufo-sono-qui/ Sun, 16 Oct 2022 22:01:11 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=74445 di Luca Cangianti

Wu Ming, Ufo 78, Einaudi, 2022, pp. 520, € 21,00.

Una lettura antropologica degli Ufo potrebbe essere la seguente: gli avvistamenti rappresentano il desiderio di evasione da una realtà oppressiva. Un’ondata di questi fenomeni, in effetti, si verificò nel 1978 e fu interpretata come una reazione sognante allo scontro politico del decennio precedente, alla militanza totalizzante, al conflitto tra lo stato e le formazioni armate che culminò nel rapimento e nell’uccisione di Aldo Moro. Martin Zanka si convince della necessità di capovolgere questo ragionamento. Assomiglia a [...]]]> di Luca Cangianti

Wu Ming, Ufo 78, Einaudi, 2022, pp. 520, € 21,00.

Una lettura antropologica degli Ufo potrebbe essere la seguente: gli avvistamenti rappresentano il desiderio di evasione da una realtà oppressiva. Un’ondata di questi fenomeni, in effetti, si verificò nel 1978 e fu interpretata come una reazione sognante allo scontro politico del decennio precedente, alla militanza totalizzante, al conflitto tra lo stato e le formazioni armate che culminò nel rapimento e nell’uccisione di Aldo Moro.
Martin Zanka si convince della necessità di capovolgere questo ragionamento. Assomiglia a François Truffaut ed è uno dei personaggi principali di Ufo 78, il nuovo romanzo dei Wu Ming. Ex partigiano, ex giornalista dell’Unità, elettore deluso del Pci, ha raggiunto il successo con opere di paleoufologia. Il suo editore non ha dubbi circa la ricetta dei suoi best seller: «La gente da te vuole i cosmonauti preistorici, le venusiane che trombano coi faraoni, i marziani che fanno piovere la manna.» Lo scrittore però giunge alla conclusione che bisogna partire dagli alieni per analizzare ciò che accade sulla Terra.

Non a caso si tratta di un’operazione simile a quella messa in campo dal gruppo di scrittura bolognese già con il precedente romanzo collettivo Proletkult e con quello “solista” La macchina del vento, firmato da Wu Ming 1. Ufo 78 è una sperimentazione straniante e riuscita dove si mescolano gli stilemi della scrittura cinematografica, del romanzo a enigma e dell’inchiesta ex post: «Ancora ai romanzi stai?» afferma un personaggio, dando ironicamente voce alle convinzioni metaletterarie degli autori. «Non lo sai che il romanzo è morto? Perché qualcuno li legga, bisogna travestire i romanzi da saggi».
La trama ruota intorno alla scomparsa in Lunigiana di una coppia di giovani fidanzati durante una simulazione di un’invasione aliena in un campo di boy-scout. Il gioco s’ispirava alla credenza che il monte Quarzerone fosse una zona di atterraggio degli Ufo.
Il mondo narrativo è evocato con grande attenzione alla vita quotidiana (stivaletti col tacco, maglioncini a rombi, giacche beige o a quadretti, borselli), alla terminologia (rotocalco, réclame, “stangona”), alla merceologia (le sigarette Muratti, la Citroën DS chiamata “Squalone”), alla musica (da non perdere la playlist che raccoglie i brani citati nell’opera), alla politica (il compromesso storico tra Dc e Pci e la sua crisi) e agli aspetti sociologici (il dilagare dell’eroina, il riflusso nel privato, le comuni, la ricerca di una nuova spiritualità). Tra quest’ultimi spicca il femminismo, impersonato dallo sguardo critico di Milena Cravero, assistente della cattedra di
Antropologia culturale a Torino, impegnata in uno studio di osservazione partecipante negli ambienti ufologici. Attraverso i suoi occhi facciamo conoscenza di individui dai tratti bizzarri e spesso comici: gli ufologi razionalisti e quantificanti del Grucat; gli “ufofili”, più fricchettoni ed empatici, gli incredibili sostenitori dell’“interplanetarismo rivoluzionario” che auspicano l’invasione aliena. In quest’ultimo caso possiamo affermare con il collettivo bolognese che «gli Ufo più inquietanti si muovono sulla Terra». E già, perché si tratta di teorie alle quali i Wu Ming non hanno potuto aggiungere molto di letterario. Nella realtà storica è esistito infatti un dirigente trotskista, J. Posadas, secondo il quale creature così evolute da compiere viaggi spaziali non potevano che appartenere a una civiltà comunista.1

Tra tutti i misteri che aleggiano nel romanzo, pagina dopo pagina, emerge che il vero Ufo è proprio quello ritratto nella copertina del libro. Il simbolo di un anno spartiacque tra l’Italia che fu e quella che è: «una Renault 4 – che i telespettatori videro grigia, sul momento fu detta rossa, e in realtà era amaranto – parcheggiata in via Caetani, a metà strada tra la sede nazionale del Pci e quella della Dc.»


  1. Cfr. David Broder, “J. Posadas, the Trotskyist Who Believed in Intergalactic Communism. An Interview with A.M. Gittlitz”, Jacobin, 4.5.2020. 

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