il sole dell’avvenire – Carmilla on line https://www.carmillaonline.com letteratura, immaginario e cultura di opposizione Tue, 15 Sep 2026 22:32:50 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.26 Ora e sempre Valerio Evangelisti. Tre giorni per parlare del Magister e proseguire le sue lotte https://www.carmillaonline.com/2023/04/09/ora-e-sempre-valerio-evangelisti-tre-giorni-per-parlare-del-magister-e-proseguire-le-sue-lotte/ Sun, 09 Apr 2023 20:00:10 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=76623 È passato oramai un anno dalla morte di Valerio Evangelisti, ma in quest’anno i suoi scritti sono circolati forse più di prima, prova del fatto che delle sue parole c’è molto bisogno. La neonata Associazione Valerio EvangelistiIl sole dell’avvenire si propone di portare avanti il suo pensiero e le sue lotte. Siamo quindi felici di invitarvi a una tre giorni “diffusa” di eventi: proiezioni, presentazioni, musica, convivialità, dibattiti, azioni e rilancio nel segno del Magister. Per conoscere noi e i nostri contenuti vi invitiamo a partecipare a questo piccolo festival, tutto a ingresso gratuito. Attenzione: non sono ammessi [...]]]> È passato oramai un anno dalla morte di Valerio Evangelisti, ma in quest’anno i suoi scritti sono circolati forse più di prima, prova del fatto che delle sue parole c’è molto bisogno. La neonata Associazione Valerio EvangelistiIl sole dell’avvenire si propone di portare avanti il suo pensiero e le sue lotte. Siamo quindi felici di invitarvi a una tre giorni “diffusa” di eventi: proiezioni, presentazioni, musica, convivialità, dibattiti, azioni e rilancio nel segno del Magister.
Per conoscere noi e i nostri contenuti vi invitiamo a partecipare a questo piccolo festival, tutto a ingresso gratuito. Attenzione: non sono ammessi fascisti, sessisti, abilisti, razzisti e classisti. Animali portatene quanti ne volete.

Venerdì 14 Aprile – Archivio Storico dei Movimenti di via Avesella 5/a

Dalle 19 aperitivo di benvenuto con presentazione della tre giorni, del progetto dell’Archivio Storico dei Movimenti e di una mostra su Valerio Evangelisti e le situazioni politiche che ha attraversato.

A seguire: presentazione del libro contro Sergio Cofferati Scorrete lacrime disse lo sceriffo di AA.VV. voluto da Valerio stesso e contenente un suo racconto (Il Buddhista). A cura di Paola Papetti.
Proiezioni di foto inedite e ricordi personali del nostro.

Sabato 15 Aprile – Vag 61 Via Paolo Fabbri 110 Bologna

Ore 14.30 Progetto memoria e Archivio Marco Pezzi una breve introduzione a queste due esperienze. A cura di Fabrizio Billi.

A seguire:

Presentazione de L’insurrezione immaginaria. Valerio Evangelisti autore, militante e teorico della paraletteratura curato da Sandro Moiso e Alberto Sebastiani (Mimesis, 2023).

Un libro che esce a un anno dalla scomparsa di Valerio e a vent’anni dalla nascita della sua webzine, Carmillaonline, alla cui redazione appartengono gli autori del volume, molti dei quali parteciperanno al dibattito. Il libro, denso di spunti, interpretazioni e approfondimenti tematici, tratta le diverse dimensioni che hanno accompagnato gli scritti letterari e saggistici di Valerio, da quelle relative alla letteratura di genere a quelle più politiche, evidenziando l’importanza dell’interazione tra queste. Centrale la “missione” di decolonizzazione dell’immaginario che per Valerio ha sempre rappresentato un fine prioritario.
Interverranno Sandro Moiso e Alberto Sebastiani.

Ore 17 Un breve ricordo dei compagni di Vag 61 di Valerio Evangelisti. E delle sue lotte.
A seguire

La Lista Eymerich: l’armata dei lettori racconta Valerio.
Alla fine degli anni ’90, in un’epoca in cui la rete era un fenomeno per pochi matti guardato con un misto di sospetto e sufficienza, Valerio Evangelisti dava vita a un esperimento straordinario di comunità social con i suoi lettori che in venticinque anni non ha mai smesso di esistere e di crescere.
Lettore appassionato egli stesso, apparentemente schivo ma in realtà profondamente amante della convivialità e della condivisione, per tutta la sua carriera di scrittore ha sempre coltivato con orgoglio un rapporto unico con i lettori. Questa comunità gli rende oggi omaggio, raccontando lo scrittore e l’amico attraverso ricordi e parole custoditi nel tempo.

Cena della rinomata Brigata Cuciniera di Vag 61

Ore 21 e 30
Concertino dei Mars on Pluto
David Sarnelli e Margherita Valtorta si incontrano il 28 febbraio 2016 per accompagnare la presentazione del libro Il sol dell’avvenire. Nella notte ci guidano le stelle di Valerio Evangelisti presso VAG 61. A 7 anni di distanza ripropongono la performance, in onore di Valerio, che ha ispirato generazioni di artisti attraverso la scrittura e la musica.

A seguire:

Proiezione di The Wobblies di Stewart Bird e Deborah Shaffer

Nel 2011 Valerio Evangelisti pubblica One Big Union, dedicato al sindacalismo americano, il cui titolo è un omaggio agli Wobblies, sindacato rivoluzionario e militante. Nel 2012 è stata fatta su suggerimento di Valerio stesso la prima presentazione pubblica dei sottotitoli italiani al documentario The Wobblies di Stewart Bird e Deborah Shaffer. A 11 anni di distanza renderemo disponibili on line i sottotitoli durante una proiezione speciale.
In un periodo in cui le forze reazionarie della discriminazione e dell’odio spingono il mondo verso il baratro, la visione di The Wobblies è una ventata d’aria fresca, dimostrandoci che “there’s a power in a union” è una realtà storica innegabile. A cura di Luca Delponte.

Domenica 16 Aprile – Nuova Casa del popolo di Ponticelli di Malalbergo

Ore 12 un saluto di benvenuto

Ore 12 e 30 Pranzo a cura della mitica Cucina della Casona [su prenotazione: scrivere a Donatella 3398894062]

Ore 14 e 30 Reading dell’attrice Alessia Passarelli tratto da Il sole dell’avvenire – Chi ha del ferro ha del pane di Valerio Evangelisti

Il libro che racconta la strenua lotta dei braccianti nelle campagne emiliano-romagnole per una vita più dignitosa e salari decenti. Questo secondo volume de Il sole dell’Avvenire, uno dei capolavori di Valerio mette l’accento su una serie di tematiche attualissime a partire dalla dignità delle lavoratrici e dei lavoratori.

Ore 16 e 30
Rivoluzionare la letteratura

Ci sono autori che scrivono per vincere il premio Strega, per le comparsate in TV, per il plauso del pubblico borghese e poi ci sono quelli come Valerio Evangelisti che utilizzava per ben altri scopi la propria penna.
La scrittura di Valerio, che ricordiamo oggi a un anno dalla sua morte, era un costante pretesto per mettere il romanzo di genere al servizio del contropotere: agente provocatore nei domini della cultura mainstream, soldato della guerrilla delle lettere, inquisitore di tutti i personaggi piatti e consolatori della narrativa contemporanea. Di Valerio rimane l’opera, da leggere e prendere come spunto, ma anche il ricordo e la voglia di rilancio nei suoi compagni e sodali. Parliamo della responsabilità non solo poetica, ma anche politica degli scrittori di oggi a partire dagli insegnamenti del nostro Magister con
Giuseppe Genna, Serge Quadruppani, Wu Ming 1, Nicoletta Vallorani, Carlo Lucarelli, Franco Ricciardiello, Loriano Macchiavelli, Emanuele Manco, Nico Gallo, Luca Masali e Roberto Sturm.

Ore 18 e 30 L’avvocata Marina Prosperi racconterà un ricordo di Valerio di Cesare Battisti

A seguire CONCERTO dei Nabat in versione semi-acustica.

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È stato tutto inutile? Il valore delle battaglie perse in Valerio Evangelisti https://www.carmillaonline.com/2022/06/15/e-stato-tutto-inutile-il-valore-delle-battaglie-perse-in-valerio-evangelisti/ Tue, 14 Jun 2022 22:01:24 +0000 https://www.carmillaonline.com/?p=72509 di Luca Cangianti

Nella poetica di Valerio Evangelisti i finali hanno un impatto estetico folgorante, ma anche un profondo significato politico: «Molti miei romanzi – dice in un’intervista – finiscono con una battaglia perduta che però vale pena di essere combattuta, perché già la battaglia è liberazione». Non si tratta di retorica del bel gesto che salva l’onore dei giusti dal fango della sconfitta, perché la narrazione delle avventure intraprese è capace di costituire una mitologia e un immaginario che possono risorgere nelle lotte future.

In “Sepultura”, uno dei quattro [...]]]> di Luca Cangianti

Nella poetica di Valerio Evangelisti i finali hanno un impatto estetico folgorante, ma anche un profondo significato politico: «Molti miei romanzi – dice in un’intervista – finiscono con una battaglia perduta che però vale pena di essere combattuta, perché già la battaglia è liberazione». Non si tratta di retorica del bel gesto che salva l’onore dei giusti dal fango della sconfitta, perché la narrazione delle avventure intraprese è capace di costituire una mitologia e un immaginario che possono risorgere nelle lotte future.

In “Sepultura”, uno dei quattro racconti della raccolta Metallo urlante (Einaudi, 1998), gli ultimi rappresentanti di una popolazione originaria brasiliana sono immersi fino alle ginocchia nell’ectoplasma, una sostanza organica che si fonde con le loro gambe impedendone il movimento. Questi prigionieri, tuttavia, utilizzano creativamente un altro composto chiamato squaglio, normalmente impiegato per le torture. Grazie a questo stratagemma entrano in simbiosi con l’ectoplasma ed evocano uno spirito appartenuto alla loro tribù morta suicida per protestare contro la distruzione della foresta amazzonica.

Olavo vide il getto di colla erompere da Sepultura, come un pitone affamato e gigantesco avido di preda. Sotto l’urto, le pareti del carcere si sgretolarono, incise in tutta la loro ampiezza da fessure profonde.

Le suggestioni sono molte. Lo squaglio, nella sua logica bifronte, può esser paragonato all’immaginario che in mani diverse è arma di dominio oppure di liberazione. L’ectoplasma, a sua volta, è la composizione di classe che può essere, in situazioni diverse, immobilizzante, oppure mobilitante. Infine lo spirito ancestrale simbolizza la memoria mitologica dei passati cicli di lotta.

Il Babalaò si versò in gola un nuovo sorso di pemba. – Oshumare stanotte è scatenato, – mormorò con voce arrochita dall’alcol. – Nessuno lo potrà fermare.
Olavo alzò le spalle. – Sciocchezze. All’aria aperta la colla tornerà a solidificarsi. Vedi? Ha già smesso di fluire.
Il vecchio scrutò il buio rimpicciolendo gli occhi. – Vuoi dire che è stato tutto inutile? – chiese dopo un poco, tossicchiando piano.
– Inutile? No. Almeno abbiamo un carcere in meno -. Olavo si avviò alla porta. Mentre spalancava il battente tornò a girarsi verso il Babalaò. – Ti sembra poco?

Una struttura analoga è presente in Black flag (Einaudi, 2002). A tal proposito Fabio Ciabatti rileva che «l’arma utilizzata da Sheryl per sparare contro le mostruose forze dell’esercito statunitense è una vecchissima colt a tamburo dalla canna brunita molto lunga, curiosamente caricata a palle argentate, raccolta un attimo prima dalle mani di un giovane panamense ferito a morte che indossava una maglietta insanguinata con la scritta Battallon de la dignidad. Evangelisti non ce lo dice esplicitamente ma è chiaro che è la pistola di Pantera, passata di mano in mano per generazioni di resistenti! C’è dunque un filo rosso che unisce le lotte degli oppressi del passato e del presente. Un futuro possibile che è stato sconfitto nel passato può risorgere trasfigurato nel presente.»1
Se questo avviene è grazie all’immaginario e alla narrazione che lo tramanda di generazione in generazione in un gioco di conservazione e trasformazione. Ecco perché la resistenza di fronte al mostro più orrendo non è mai inutile: «Se la causa è giusta, le battaglie perdute sono le più belle» dice un’adolescente irlandese a Pantera prima che entrambi si lancino contro le fila nemiche per ritardarne l’attacco e permettere ai rivoltosi di mettersi in salvo. È il finale del fantawestern Antracite (Mondadori, 2003) e siamo ai tempi della Comune di Saint Louis del 1877.

Il cavallo accelerò l’andatura, tutto piegato in avanti. I soldati guardarono attoniti i folli che si gettavano contro di loro. Parevano non sapere che fare.
In quel momento Kate gridò, con la sua voce limpida: «Viva i Mollies! Viva l’Irlanda!»
Il sorriso di Pantera si allargò. Sollevò la pistola e sparò un colpo verso le mitragliatrici. Poi un altro. Poi vuotò l’intero caricatore.

1849. I guerrieri della libertà (Mondadori, 2019) si chiude in maniera meno drammatica, ma il senso è lo stesso. La Repubblica Romana è stata sopraffatta dall’esercito francese; Folco, il protagonista, dopo aver acquisito coscienza e partecipato alla rivoluzione, sopravvive, ma non segue Garibaldi. Torna più umilmente a Ravenna con la rivoluzionaria Adele. Insieme saranno i capostipiti della famiglia Verardi intorno alla quale si articolerà la trilogia del Sole dell’Avvenire (Mondadori, 2013, 2014 e 2016), cioè la storia di un secolo di ribellioni che non potranno esser domate né dai massacri bellici né dal fascismo.

Non è affatto casuale che nella prima parte della sua vita, quando Evangelisti era ancora un ricercatore sociale, il suo interesse si concentrasse sulle “sinistre eretiche” (il Partito socialista rivoluzionario di Romagna, gli anarchici, il Black Panther Party, il sandinismo delle origini), cioè quelle esperienze ad alta conflittualità nate per contrastare l’ossificazione statuale e burocratica dei processi rivoluzionari.2 La ricorrenza dei finali esaminati, infatti, altro non è che la trasposizione in chiave narrativa di tale predisposizione politica: la rivoluzione non è un singolo evento insurrezionale in cui le forze della reazione sono sconfitte da quelle della ribellione generando una mera sostituzione di un assetto statuale con un altro. La reazione e la ribellione sono destinate a fronteggiarsi indefinitamente. Come in Tolkien, l’eternità del Male deve esser contrastata con la continuazione del viaggio dell’eroe: «Possibile che le avventure non abbiano una fine? – riflette Bilbo a Gran Burrone – Ma forse no. C’è sempre qualcun altro che prosegue la storia».
In verità non è esattamente così. Alcune avventure sembrano continuare indefinitamente, mentre di altre si fatica a intravedere una rinascita.
Gli eventi russi del 1917 sono un esempio di rivoluzione vittoriosa. Tuttavia i bolscevichi, nei tempestosi anni che seguirono, ritennero le richieste di autogoverno dei marinai di Kronštadt troppo avanzate, temettero che potessero compromettere irrimediabilmente le sorti nel nuovo stato, optarono per la Realpolitik e la repressione. La formazione economico-sociale sovietica, svuotata della propria natura consiliare, sopravvisse per oltre settant’anni, creò la sua casta dirigente, le sue carceri, i suoi gulag e poi crollò miseramente, portando nel fango tutti i suoi simboli. In futuro, quale nuovo potente movimento di liberazione potrà mai ispirarsi a quella storia, a quell’immaginario? Nessuno, credo. Se ve ne sarà una resurrezione è più probabile che avvenga sul versante nemico, quello autoritario, nazionalista e patriarcale.
La Comune di Parigi invece fu sconfitta. Gli ultimi comunardi si comportarono nelle barricate di Belleville e Montmartre come Sheryl, Pantera e Kate. L’indomabile rivoluzionaria Louise Michel combatté fino alla fine, fu processata e, come molti altri, deportata. Quando dopo nove anni tornò in Francia, alla Gare Saint-Lazare c’erano diecimila persone che l’acclamavano gridando: «Viva la Comune! Abbasso gli assassini!»

[Dalle 18.00 alle 20.00 di oggi presso Scup (via della Stazione Tuscolana 82-84b, Roma), il Gruppo di Studio Antongiulio Penequo organizza “Nella notte ci guidano le stelle. Tributo a Valerio Evangelisti” con Loredana Lipperini (scrittrice e conduttrice radiofonica) e Alberto Sebastiani (ricercatore e pubblicista). Vedi qui la locandina dell’evento]


  1. Cfr. anche Alberto Sebastiani, Nicolas Eymerich. Il lettore e l’immaginario in Valerio Evangelisti, Odoya, 2018, p. 20. 

  2. Cfr. Valerio Evangelisti, Sinistre eretiche. Dalla banda Bonnot al Sandinismo, SugarCO, 1985; Storia del partito socialista rivoluzionario 1881-1893 (con Emanuela Zucchini), Odoya, 2013; Il gallo rosso. Precariato e conflitto di classe in Emilia-Romagna, 1880-1890 (con Salvatore Sechi), Odoya, 2015. 

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La fine del futuro https://www.carmillaonline.com/2014/09/07/futuro/ Sun, 07 Sep 2014 20:11:16 +0000 http://www.carmillaonline.com/?p=17161 di Alessandra Daniele

A seguire i media mainstream sembra d’essere tornati indietro di oltre un decennio: la stessa martellante propaganda adoperata ai tempi dell’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq replicata identica, come se non fosse già stata sputtanata come una tragica truffa da anni. Stessi slogan, stessi cliché, stessa retorica, stesse menzogne. In tempi di crisi si ricicla tutto. L’unica differenza sostanziale è la reazione della maggioranza dell’opinione pubblica che stavolta sembra accettare l’idea della guerra con una rassegnazione quasi apatica, come qualcosa di assolutamente inevitabile. Come se fosse già successo. Sembra essere morta non solo la speranza d’un futuro diverso, ma proprio l’idea stessa di [...]]]> di Alessandra Daniele

A seguire i media mainstream sembra d’essere tornati indietro di oltre un decennio: la stessa martellante propaganda adoperata ai tempi dell’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq replicata identica, come se non fosse già stata sputtanata come una tragica truffa da anni.
Stessi slogan, stessi cliché, stessa retorica, stesse menzogne. In tempi di crisi si ricicla tutto.
L’unica differenza sostanziale è la reazione della maggioranza dell’opinione pubblica che stavolta sembra accettare l’idea della guerra con una rassegnazione quasi apatica, come qualcosa di assolutamente inevitabile.
Come se fosse già successo.
Sembra essere morta non solo la speranza d’un futuro diverso, ma proprio l’idea stessa di futuro.
Assassinata dal cosiddetto “pragmatismo post ideologico”, cioè dal pensiero unico che nega la possibilità di qualsiasi alternativa allo statu quo, sfruttamento, precarizzazione, disgregazione sociale, e guerre coloniali comprese.
La maggioranza s’è rassegnata alla continua ripetizione d’un presente sempre più grigio e logoro come un vecchio nastro smagnetizzato, seguita soltanto dal collasso definitivo della civiltà, magari schiantata da un’infezione come un moribondo già gravemente immunodepresso.
Come sempre succede, la fantascienza rispecchia fedelmente questa condizione dell’immaginario collettivo, il 99% delle serie sf/horror in circolazione in questi anni prevedono un futuro post apocalittico: The Walking Dead, Falling Skies, The Last Ship, Z Nation, Revolution, Defiance.
Anche Doctor Who ormai, quando non si rifugia in un passato posticcio di stereotipi retrò (la Londra vittoriana, la foresta di Sherwood, l’Orient Express) ritrae cupi scenari futuri di guerra globale.
È lo stesso anche per quasi tutti i film sf. Persino il franchise di Star Trek – nato come fantascienza utopica per antonomasia – è diventato sempre più distopico, fino a descrivere una federazione iper militarizzata e continuamente assediata da minacce terroristiche interne ed esterne.
La maggior parte di queste distopie apocalittiche però non è concepita per denunciare la deriva millenarista, ma per assecondarla, spesso con toni molto reazionari. Seguire il trend per motivi commerciali.
Un trend che è stato creato per motivi commerciali.
L’idea di futuro è stata assassinata da chi ha bisogno di far credere che l’unica alternativa allo statu quo sia l’apocalisse.
Per cancellare il “sole dell’avvenire” s’è cancellato l’avvenire.

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